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Vanna Panciroli: Ecco Il mio bensone con la “n” si mangia col lambrusco

L’attrice che interpreta la Pulonia ci presenta una ricetta tradizionale

In cucina con... Vanna Panciroli: "Icome si fa il bensone"



Quando ci si trova di fronte a ricette tradizionali, la scelta fondamentale, ancora prima del piatto che si andrà a cucinare, è soltanto una: a quale persona decido di rivolgermi?

Noi, presentatasi l’occasione, non ci abbiamo pensato due volte e abbiamo chiesto alla regina della tradizione modenese di cucinare per noi un piatto a lei congeniale ma ...

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In cucina con... Vanna Panciroli: "Icome si fa il bensone"



Quando ci si trova di fronte a ricette tradizionali, la scelta fondamentale, ancora prima del piatto che si andrà a cucinare, è soltanto una: a quale persona decido di rivolgermi?

Noi, presentatasi l’occasione, non ci abbiamo pensato due volte e abbiamo chiesto alla regina della tradizione modenese di cucinare per noi un piatto a lei congeniale ma squisitamente modenese. È così che Vanna Panciroli, che tanti conoscono per le sue doti di attrice nei panni della Pulonia, ha scelto il bensone.

E subito, a proposito di tradizione e di ricette che si tramandano anche oralmente, abbiamo sfatato il primo mito rispondendo alla domanda: si dice bensone o belsone?

Per Vanna non ci sono dubbi: «A Modena città è indiscutibilmente il bensone, con la “n”. Se qualcuno dice “belsone” è perchè risente di influenze dialettali che arrivano da altri paesi, anche della provincia di Modena certo, ma il nostro è quello con “n”. Anche in dialetto ha la “n”».

Il dialetto, appunto, una seconda vita per Vanna Panciroli, che in cucina si dedica soprattutto ai nipoti: «Soprattutto uno di loro è goloso di bensone e tortelli, che io faccio con questo stesso impasto, così ormai mi viene quasi spontaneo, ci vuole poco ed è un dolce semplice ma fortemente rappresentativo della nostra tradizione».

E Vanna si fa pochi problemi, come quando “tira le orecchie” a Sandrone: «Non bisogna esagerare con le dimensioni, tanto che con un chilo di farina io faccio quattro bensoni: cuociono meglio e sono più gustosi».

La ricetta in sè non contiene passaggi complicati, non prevede la marmellata, ma serve comunque una mano esperta per arrivare alla giusta compattezza dell’impasto, che non può essere casuale: «La partenza è classica: montagna di farina, al centro le uova, poi disponiamo bene lo zucchero su tutta la farina, mettiamo il burro che avevamo precedentemente portato a temperatura ambiente per renderlo più lavorabile e il lievito per dolci. Così anche un pizzico di sale, per dare modo all’impasto di reagire come deve e trovare la giusta consistenza».

E qui entra in gioco l’arte di chi sa lavorare al tagliere la sfoglia: «Faccio anche quella certo», spiega Vanna, la manualità non tradisce.

In pochi minuti la pasta che poi darà vita al nostro bensone ha raggiunto una consistenza perfetta. E durante quei tre minuti Vanna passa un po’ in rassegna la sua vita, sempre con gli occhi sull’impasto, che non deve mai essere abbandonato: «La cucina ha sempre fatto parte della mia vita, fin da quando avevo 9 anni: mi mettevano uno sgabello in cucina e con mamma e nonna si stava tutti insieme a preparare. Poi col passare degli anni il tempo della cucina si è ridotto perchè ho sempre portato avanti il mio lavoro: avevo un negozio in via Carteria dove lavoravo la pelle e facevo capi su misura. Mi piaceva, come oggi mi piace sedermi a tavola con i miei cari. Ma non fatemi parlare troppo, perchè la pasta non va lavorata molto, quel che serve per poterle dare la giusta forma». E così sia.

La leccarda con la carta forno, l’impasto a forma di bensone si sistema direttamente lì sopra: «Due cose fondamentali prima di cuocerlo. Prima lo spennelliamo con il tuorlo, allungato con qualche goccia d’acqua: così sarà più liquido e riusciremo meglio a dare quel tocco di colore che solo il rosso d’uovo riesce a dare. Poi i taglietti sulla superficie: ne bastano cinque o sei, in diagonale, sulla superficie: così esce l’umidità e in forno il bensone crescerà meglio».

Non prima, però, di avere cosparso tutto con la granella: «C’è chi mette lo zucchero semolato, ma a me piace di più la granella. Così ricorda davvero quello che si faceva una volta». Quaranta minuti in forno a 170 gradi, poi si può gustare: a colazione «ma soprattutto col lambrusco, a fine pasto, come ci insegnavano i nostri genitori e i nostri nonni».

INGREDIENTI E PROCEDURA

Gli ingredienti di questa ricetta sono tutti parametrati per un chilo di farina con il quale si possono fare quattro bensoni di medie dimensioni. Per un chilo di farina di tipo 00 servono quattro uova intere e un albume, tre etti di burro, 400 grammi di zucchero semolato, una dose di lievito per dolci, un pizzico di sale e la granella di zucchero a seconda dei vostri gusti per adornare il bensone sulla sua superficie. Impastare tutti gli ingredienti, dare la forma al bensone classica e allungata, fare qualche taglietto sulla superficie prima di infornarlo per permettere di far fuoriuscire l’umidità e facilitare la cottura. Sempre prima di inserirlo in forno, spennellarlo con il tuorlo allungato con qualche goccia d’acqua per renderlo più fluido. Cospargere la granella di zucchero sulla superficie e cuocere per 35-40 minuti a 170 gradi.