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Cottarelli a Modena: «Ecco i 7 peccati capitali dell’economia italiana»

«Evasione, corruzione, burocrazia, giustizia, natalità, divario nord-sud, euro» «Premier? Più facile io vada all’Inter, per fare più deficit c’è chi è meglio di me»

MODENA. In teoria potevano anche essere 11 o di più, ma l’impatto del numero sarebbe stato diverso. E allora l’autore ha tagliato il lungo elenco, fermandosi a quel 7 che, quando si parla di peccati capitali, è sempre la cifra più evocativa.

I sette peccati capitali di Carlo Cottarelli - o meglio, i peccatori siamo tutti noi, mentre l’autore non ha fatto altro che fotografare la situazione in un libro - hanno entusiasmato i modenesi, che ieri sera alle 19 hanno risposto in maniera molto importante: Forum Monzani strapieno e gente ammassata anche al piano di sopra, con le mille presenze abbondantemente superate e il traffico del Villaggio Giardino in tilt. L’ex commissario alla spending review è stato introdotto dal vicedirettore generale di Bper Pierpio Cerfogli.

Nei giorni scorsi Cottarelli era stato indicato come possibile presidente del Consiglio e a questo proposito ieri sera ha detto che «è più facile che mi prenda l’Inter come centravanti, anche perché se l’idea è quella di fare più deficit, allora c’è chi può farlo meglio di me», bocciando anche il reddito di cittadinanza, «insostenibile con il deficit a questi livelli». Cottarelli ha così illustrato i sette peccati capitali che da almeno vent’anni tengono ancorato il nostro Paese, con un reddito pro capite rimasto fermo alla fine degli anni ’90.

«Il primo peccato - ha spiegato Cottarelli - è l’evasione fiscale: In Italia, l’evasione dell’Iva è intorno al 26-27%, e se è vero che c’è chi fa peggio, come Slovacchia e Romania, la media europea è dell’11%, mentre in Svizzera si arriva all’1%. Questi numeri fanno sì che il luogo comune “ma anche gli altri evadono” non valga, perché tra noi e il resto del continente c’è una sproporzione esagerata, con la conseguenza che abbiamo uno dei debiti pubblici più alti al mondo». Il secondo peccato è la corruzione: «Gli ultimi dati sono un po’ migliori - ha spiegato l’autore del libro “I sette peccati dell’economia italiana” - e ci mettono al 50esimo posto, ma questo vuol dire che ne abbiamo 49 davanti, e si tratta di tutti i Paesi più avanzati. È un problema morale, ma anche un problema per i conti pubblici e un problema per la concorrenza, perché non vincono le imprese migliori, ma quelle che corrompono di più». Al terzo posto c’è la burocrazia: «Anche qui cinquantesimo posto, con gravi costi per le imprese - ha spiegato ancora Cottarelli - tanto per fare un esempio, nel caso delle gelaterie a marchio Grom, per aprire a Tokyo è servito un anno, mentre per Roma ne sono serviti sette, ed è chiaro che non è possibile aspettare tempi così lunghi». Se il quarto peccato è la lentezza della giustizia, al quinto posto c’è il crollo demografico: «Il tasso di fertilità italiano negli anni ’60 era di 2,5 figli a donna, ma poi è sceso a 1,4 e ancora a 1,2, risalendo grazie agli immigrati, e poi calando ancora fino a raggiungere 1,35. Negli anni ’80 in Svezia una forte politica sociale ha portato il tasso a crescere - ha spiegato Cottarelli - ma il nostro debito pubblico è talmente alto che non si riescono a mettere risorse».

Quindi, a penalizzare il nostro Paese c’è un divario tra nord e sud che ha portato addirittura il tasso di fertilità del Mezzogiorno ad essere più basso di quello del nord. Infine, il peccato che ha origini più recenti: «L’Italia ha una grande difficoltà a convivere

con l’Euro, tanto che il divario tra noi e gli altri Paesi dell’area si è aperto proprio alla fine degli anni ‘90. C’è chi dice che bisogna uscire dalla moneta unica - ha concluso - ma sarebbe un’uscita molto traumatica».

Luca Gardinale
 

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