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Scuola: I sogni e le ali della fantasia che le prove Invalsi ignorano

Il vivace dibattito su una domanda, rivolta ai ragazzi, che enfatizza il denaro chiedendo di pensare il proprio futuro. Senza dare spazio all’immaginazione

Giornate di “prove Invalsi”: ha colpito (e ha scatenato qualche polemica) in particolare una domanda, la decima, con risposte multiple, del questionario proposto agli studenti delle classi quinte della scuola primaria. “Pensando al tuo futuro, quanto pensi che siano vere queste frasi?”. Questa la domanda del questionario.

Provate a chiedere a un bambino di raccontarvi il futuro, come se lo immagina. Cosa ci vede. Che colori ha, che sapori, che sorprese ci ha costruito, un bambino di quinta e ...

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Giornate di “prove Invalsi”: ha colpito (e ha scatenato qualche polemica) in particolare una domanda, la decima, con risposte multiple, del questionario proposto agli studenti delle classi quinte della scuola primaria. “Pensando al tuo futuro, quanto pensi che siano vere queste frasi?”. Questa la domanda del questionario.

Provate a chiedere a un bambino di raccontarvi il futuro, come se lo immagina. Cosa ci vede. Che colori ha, che sapori, che sorprese ci ha costruito, un bambino di quinta elementare in quel “futuro”. Ascoltatelo, seguite i confini del suo pensiero, osservate che forma prende il mondo, quel mondo.

Poi leggete le risposte Invalsi.

A. Raggiungerò il titolo di studio che voglio

B. Avrò sempre abbastanza soldi per vivere

C. Nella vita riuscirò a fare ciò che desidero

D. Riuscirò a comprare le cose che voglio

E. Troverò un buon lavoro. Queste le risposte da valutare da 1 a 10.

Non si tratta di una fake news, ovvero di una notizia falsa, fatta girare solo per creare scompiglio. Proprio questa domanda, anzi, è apparsa un paio di mesi fa, il 13 marzo, durante un seminario tematico in una delle slide dove si spiegavano le novità del questionario studenti del 2017/2018.

Parlando con qualche insegnante e sfogliando le pagine sui social, dove alcuni scatti di questa domanda sono subito rimbalzati e sono stati condivisi, dai commenti emerge quanto anche i bambini (molti bambini) siano rimasti colpiti da questa domanda. “C'erano delle domande che non ci sono piaciute. Ci hanno chiesto se pensiamo di diventare ricchi. Ci hanno chiesto se pensiamo che compreremo tutto quello che vorremo” riporta fedelmente il dialogo coi suoi studenti una insegnante modenese, Eva Pigliapoco, nel suo profilo Fb.

Il fatto triste, la riflessione più ampia, nasce soprattutto perché sembra dare per scontato, seppur tra le righe, che il fiore della felicità possa fiorire solo con il gambo e le radici ben radicate nel denaro. È davvero così?

Daniela Lucangeli, docente di psicologia dello sviluppo all’università di Padova, usa youtube per pubblicare brevi video nei quali si interroga, spiega, si confronta, sui bisogni dei bambini (li trovate anche nella sua pagina Facebook). In uno di questi video, parlando di apprendimento, a un certo punto legge una poesia di un bambino: “Imparare mi fa bene perché ritrovo in me quello che prima non c'era”. Ecco, i bambini sono questo. Magari non sono tutti come Teo, che, parlando con suo papà, dice che “io sono un sentionario, non un visionario, perché sento le voci che mi dicono le cose” e dopo una gara se ne esce con uno straordinario “io ho vinto per ultimo”. Oppure sì?

Quello che colpisce di più, non solo nel questionario Invalsi, è la facilità con cui l’adulto riesce a mettere le briglie alla fantasia, cercando di calarla in una realtà adulta, povera d’immaginazione. Eppure, come diceva Gianni Rodari, “Il mondo si può guardare ad altezza d'uomo, ma anche dall'alto di una nuvola (con gli aeroplani è più facile). Nella realtà si può entrare dalla porta principale o infilarvisi – è più divertente – da un finestrino”. E anche “L'immaginazione del bambino, stimolata a inventare parole, applicherà ai suoi strumenti su tutti i tratti dell'esperienza che sfideranno il suo intervento creativo. Le fiabe servono alla matematica come la matematica serve alle fiabe. Servono alla poesia, alla musica, all'utopia, all'impegno politico: insomma, all'uomo intero, e non solo al fantasticatore”.

E allora, perché tarpare così le ali al mondo grande dei bambini inserendo una domanda così? Per fortuna in fondo loro, i bambini, lo sanno bene che “come il sale serve a dare sapore ai cibi così le emozioni servono a dare umorismo al nostro corpo”. L’umorismo delle emozioni, ecco, forse è questo che abbiamo perduto?

©Illustrazione LIN Lian.