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Io, una burattinaia che realizza magie con la fotografia

Beatrice Pucci, 39 anni, scultrice e disegnatrice è autrice di film d’animazione in stop motion

MODENA. Non c’è un solo linguaggio da esplorare nella vita di un artista ma una pluralità di linguaggi che si uniscono nella stessa poetica. Nel decalogo del regista e sceneggiatore Jan Švankmajer, alla voce numero uno troviamo questa descrizione che ben esprime questo concetto: “Tieni ben presente che la poesia è una sola. L’antitesi della poesia è la specializzazione professionale. Prima di cominciare a girare un film, mettiti a scrivere dei versi, dipingi un quadro, fa un collage, scrivi ...

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MODENA. Non c’è un solo linguaggio da esplorare nella vita di un artista ma una pluralità di linguaggi che si uniscono nella stessa poetica. Nel decalogo del regista e sceneggiatore Jan Švankmajer, alla voce numero uno troviamo questa descrizione che ben esprime questo concetto: “Tieni ben presente che la poesia è una sola. L’antitesi della poesia è la specializzazione professionale. Prima di cominciare a girare un film, mettiti a scrivere dei versi, dipingi un quadro, fa un collage, scrivi un romanzo, un saggio ecc… Perché solo coltivando l’universalità dell’espressione potrai essere sicuro di girare un buon film”.

Ne abbiamo parlato con l’artista Beatrice Pucci, classe 1979, autrice di film d’animazione in stop motion, scultrice e disegnatrice che vive e lavora tra l'Appennino Marchigiano e l’Emilia.



«Credo che l’arte sia un mezzo per comunicare l’invisibile - afferma Beatrice, la cui poetica approfondisce temi spesso legati all’universo fiabesco e naturale - Non ho mai capito di voler fare l’artista, ho solo, sempre, avuto un grande desiderio fin da piccola di fare quello che sto facendo - sorride Beatrice - A nove anni, un’amica di mia sorella mi fece vedere un disegno per una sequenza di cinema di animazione, mi è sembrata una magia e lo credo tuttora. L’animatore è un burattinaio che si nasconde fra uno scatto fotografico e l’altro. Il rapporto intimo che si crea fra burattino e animatore, ritmato da un’alterazione che mette il tempo dentro al tempo (per realizzare un solo secondo di animazione occorrono 24 fotogrammi) fa sì che le caratteristiche dell’uno vengano proiettate nell’altro in un rapporto fisico e concreto. In questo momento, sto lavorando contemporaneamente a due progetti di cortometraggi in stop motion - spiega Beatrice - Il lavoro di un animatore è generalmente solitario, e per me l’idea di questa solitudine è insopportabile, cerco sempre di fare entrare nei miei progetti d’autrice contaminazioni esterne».

Tra le collaborazioni, c’è quella con l’artista Marino Neri, definita da Beatrice come una contaminazione costante e continua.

«Ho poi diverse collaborazioni che fanno parte di un altro aspetto della mia vita professionale che è quello di insegnare il linguaggio della stop motion in ambiti molto differenti».

A questo proposito, Beatrice ha recentemente condotto un workshop di costruzione e di movimento a Casa Corsini a Spezzano; Pucci è inoltre docente di Tecniche del Cinema di Animazione presso l’Accademia di Belle Arti di Urbino.

«Nel 2017 ho avuto la fortuna, grazie alla Regione Marche che ha finanziato il progetto, di poter fare una sperimentazione di stop motion nelle sei carceri delle Marche. L’insegnamento è un lavoro che mette in circolo diverse energie; paradossalmente, a insegnare si apprende tantissimo. Se osservo da lontano la differenza che c’è fra il luogo in cui sono nata, le campagne vicino a Urbino, e quello in cui ho deciso di vivere, Modena, noto in entrambi una certa fertilità artistica, espressa però in maniere differenti - conclude Beatrice - Le campagne marchigiane sono molto poetiche, sono luoghi di grande riflessione, dove solitamente riesco a mettere in fila tutti i pensieri. Modena, sempre dal mio punto di vista, è molto feconda o meglio i modenesi hanno un’idea di società e di condivisione che genera sempre delle belle energie e contaminazioni. In più Modena ha un’importante tradizione di animazione, per altro un po’ dimenticata, che sarebbe davvero bello poter risvegliare».