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Il ’68 tra sport e politica Gesti ed emozioni di un’epoca che cambia

Il volume scritto da Alberto Molinari e Gioacchino Toni rilegge il periodo fino al 1978 con una ricerca minuziosa 

Lo sport come mezzo. Mezzo per educare, mezzo per accogliere, mezzo per integrare. Oggi anche chi non aveva mai creduto nella potenza emozionale che lo sport riesce a sprigionare - e di conseguenza ad unire chi ne è travolto - si è dovuto arrendere. Con fatica lo sta intuendo anche la politica, che negli ultimi tempi comincia ad inserire la parola sport con più frequenza nelle proprie leggi. Ma ancora non basta, come non basta alla scuola, dove lo sport è spesso visto come una perdita di tem ...

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Lo sport come mezzo. Mezzo per educare, mezzo per accogliere, mezzo per integrare. Oggi anche chi non aveva mai creduto nella potenza emozionale che lo sport riesce a sprigionare - e di conseguenza ad unire chi ne è travolto - si è dovuto arrendere. Con fatica lo sta intuendo anche la politica, che negli ultimi tempi comincia ad inserire la parola sport con più frequenza nelle proprie leggi. Ma ancora non basta, come non basta alla scuola, dove lo sport è spesso visto come una perdita di tempo.

Sport, politica, scuola. Sono tre parole che risuonano positivamente messe insieme nel volume “Storie di sport e politica - Una stagione di conflitti 1968 - 1978”, edito da Mimesis e scritto a quattro mani da Alberto Molinari e Gioacchino Toni. Se sport e politica sono nitidamente comprensibili da un titolo che non lascia nulla o quasi all’immaginazione - ed in questi casi è proprio la forza della realtà dei fatti a parlare, senza fantasia ed equivoci - la terza parola che abbiamo scelto, “scuola” appunto, è soprattutto un augurio. Un augurio perchè libri come questo, minuziosi nei particolari e maniacali nella ricerca e nella verifica delle fonti, diventino uno spunto interessante per parlare di storia in modo nuovo e coinvolgente nelle classi. Siamo ottimisti, e non è un caso, se a scriverlo sono stati proprio due professori, colleghi al Liceo Muratori San Carlo di Modena, con in comune la passione per lo sport, il calcio in particolare, e per la storia contemporanea. Convinti che lo sport sia un fenomeno sociale che agisce profondamente sulla mentalità e sull’immaginario collettivo e che attraverso esso sia possibile leggere, pur da un angolatura particolare, i fatti sociali, economici e politici del periodo, hanno deciso di realizzare questo libro che li ha impegnati in una lunga e non facile attività di ricerca del materiale d’epoca. Sono passati un paio di anni tra l’ideazione, il reperimento del materiale, la stesura ragionata e la stampa finale di questo libro che, attraverso un percorso antologico ricostruisce il conflitto nello spazio dello sport nel decennio inaugurato attorno al ’68: passando da Cassius Clay ai “pugni chiusi” delle Olimpiadi di Messico ’68, dalle campagne antirazziste alle contestazioni della Coppa Davis in Cile nel 1976 e dei Mondiali di calcio argentini del 1978, dalle occupazioni di luoghi-simbolo dello sport alle trasformazioni dell’associazionismo sportivo.

Il rapporto politica-sport è affrontato dagli autori ricostruendo e riportando le rappresentazioni e i commenti della stampa italiana che spaziano dal sostegno alle contestazioni a posizioni di netto rifiuto di questa contaminazioni tra sport e politica, da un’inedita attenzione per i risvolti sociali dello sport alla strenua difesa della separatezza dello spazio sportivo. La ricca parte antologica permette di vedere come è cambiato il modo con cui la stampa ha affrontato l'intreccio sport-politica: «Il 1968 inaugura una stagione di conflitti - spiega uno degli autori, Gioacchino Toni - animata da una molteplicità di attori che esprimono una richiesta di partecipazione e di allargamento degli spazi di democrazia, rivendicano diritti, rifiutano i sistemi autoritari, criticano le strutture politiche e sociali, si ispirano a ideali di emancipazione e di liberazione umana». Il “lungo Sessantotto” dello sport si conclude con il Mondiale di calcio giocato nell’Argentina della dittatura militare nel 1978. Successivamente il contesto politico e le spinte sociali che avevano caratterizzato il decennio mutano radicalmente e si apre davvero una nuova stagione. Per capirla, serve avere ben chiaro ciò che è successo prima. Ecco perchè il racconto vale, partendo dai fatti e dai gesti, emozioni che lo sport spiega meglio di tanti politici.