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Intrecci e vite che cambiano nel romanzo di Gabriele Bartoli

«Ho sempre creduto che i cambiamenti siano fondamentali nella vita di una persona, per questo ho voluto che in tutti i personaggi del mio romanzo ci fosse un cambiamento, una evoluzione, che li...

«Ho sempre creduto che i cambiamenti siano fondamentali nella vita di una persona, per questo ho voluto che in tutti i personaggi del mio romanzo ci fosse un cambiamento, una evoluzione, che li portasse ad essere diversi da come il lettore li aveva trovati nelle prime pagine».

Questo dice lo scrittore modenese Gabriele Bartoli dei protagonisti del suo romanzo “La prima luce della sera” (L’Erudita, 228 pagine, 22 euro), un libro che parla di amore, amicizia, crescita e, appunto, di cambiament ...

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«Ho sempre creduto che i cambiamenti siano fondamentali nella vita di una persona, per questo ho voluto che in tutti i personaggi del mio romanzo ci fosse un cambiamento, una evoluzione, che li portasse ad essere diversi da come il lettore li aveva trovati nelle prime pagine».

Questo dice lo scrittore modenese Gabriele Bartoli dei protagonisti del suo romanzo “La prima luce della sera” (L’Erudita, 228 pagine, 22 euro), un libro che parla di amore, amicizia, crescita e, appunto, di cambiamento. “I luoghi che ho scelto per la vicenda - spiega l’autore - li conosco tutti molto bene e li amo per ragioni diverse: la Normandia è il luogo da cui viene la mia compagna, è quindi un luogo del cuore; la Versilia in cui ho passato tante estati della mia infanzia; Roma e Firenze che sono due città che mi piacciono molto e in cui torno appena possibile». Al centro del romanzo il rapporto tra Viola, Giulio e Francesca, ma anche il passato di Viola, il suo ex marito e Giulio che scopre di avere un fratello che non conosceva.

«La cosa che mi è piaciuta di più è stato riuscire a mettere qualcosa di me in tutti i personaggi - dice Bartoli - Viola è senz’altro la mia preferita, è molto complessa senza dubbio; ha una storia difficile alle spalle, un matrimonio fallito e un rapporto inesistente con le figlie. Un giorno proprio per dare una svolta alla propria esistenza decide di cambiare vita e lì succede tutto».

«Il personaggio invece che amo meno - prosegue lo scrittore - è l’ex marito di Viola, un uomo all’inizio anche piuttosto spiacevole e violento. Ma anche lui, come gli altri, cambierà e capirà tanti dei suoi errori».

«La storia l’ho sviluppata a mano a mano che scrivevo. Non ho fatto nessuno schema iniziale. Ho seguito l’ispirazione e le idee che mi venivano. Da questo punto di vista sono stato fortunato; ogni volta che ero ad un punto di svolta, le idee arrivavano. Anche se ovviamente il momento più difficile era sempre l’inizio di un capitolo: avere il foglio bianco davanti mette un po’, inevitabilmente, in difficoltà. Mi sono però fatto aiutare dalla musica. La ascolto sempre mentre scrivo, mi ispira».

Quando è nata la tua idea di scrivere un libro?

«In realtà scrivo da quando avevo 16 anni, ho sempre annotato pensieri legati alla mia vita; per questo ero convinto che se avessi scritto un libro, lo avrei fatto su di me. Poi forse un’autobiografia a 41 anni non sarebbe stata sensata. Per questo ho iniziato a lavorare alla storia, un percorso che è durato tre anni e mezzo e che ha portato alla pubblicazione del libro e quello che spero di ottenere è semplicemente trasmettere emozioni a chi legge».

Ci sono scrittori che ami particolarmente?

«Il mio primo grande amore è stato Jules Verne. Poi sono seguiti Pirandello e Verga. Tra gli autori più contemporanei mi vengono in mente Paolo Giordano con “La solitudine dei numeri primi”; Giorgio Faletti con “Io uccido” e Muriel Barbery con “L’eleganza del riccio”. Tutti libri bellissimi anche se molto diversi tra loro».

Progetti futuri?

«Ho iniziato a scrivere una raccolta di racconti autobiografici. Parlano della mia infanzia e di momenti che ho passato con mio papà che purtroppo non c’è più. Scrivere racconti però è più difficile, devi condensare tutto in poche pagine».