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Modena, "Dischinpiazza" comincia da qui la nuova primavera del vinile

Roberto Menabue ha creduto in un prodotto che era dato per morente. E ha vinto la sua sfida

MODENA. Ci sono mestieri nuovi e altri che scompaiono. È sempre stato così. Alcuni arrivano al limitare dell’estinzione, ma talvolta per merito di una persona appassionata che affronta il lavoro con più determinazione degli altri, con la voglia di combattere di un partigiano, allora “la specie” è salva.

Quante volte si è detto che il rock è morto, e quanti funerali si sono celebrati per il disco. Ma nessuno dei due è stato sinora seppellito. Anzi, i dischi, soprattutto in vinile, oggi vivono ...

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MODENA. Ci sono mestieri nuovi e altri che scompaiono. È sempre stato così. Alcuni arrivano al limitare dell’estinzione, ma talvolta per merito di una persona appassionata che affronta il lavoro con più determinazione degli altri, con la voglia di combattere di un partigiano, allora “la specie” è salva.

Quante volte si è detto che il rock è morto, e quanti funerali si sono celebrati per il disco. Ma nessuno dei due è stato sinora seppellito. Anzi, i dischi, soprattutto in vinile, oggi vivono una seconda primavera che in pochi sono stati in grado di anticipare. Tra questi, Roberto Menabue che dirige con le idee molto chiare Dischinpiazza, l’unico negozio di dischi a Modena, al numero 35/36 di piazza Mazzini.

Un luogo comune vuole che dietro ogni giornalista musicale si celi un musicista mancato; ma cosa c’è dietro chi apre un negozio di dischi?

«Un musicista mancato – risponde Menabue - Conosco tanti musicisti che lavoravano in un negozio di dischi. Cosa c’è dietro? Una grande passione, e la fortuna di trasformare la propria passione in un lavoro. Una volta era un’attività di facile gestione, al giorno d’oggi richiede una grossa dose di coraggio che però offre grandi soddisfazioni, almeno a livello personale, perché coi negozi di dischi non ci si è mai arricchiti».

A proposito di coraggio, chiedo a Roberto se prima di aprire un’attività in un settore dato per morente abbia avuto la tentazione di passare a fare qualcos’altro.

«Ho cominciato a lavorare il 3 novembre 1985 al negozio “Mati è qui” al Direzionale 70. Sono stato lì fino al 1997, poi da Fangareggi fino al 2011. Ho aperto qui il 4 luglio del 2011, l’Indipendence Day americano, perché volevo dare un significato particolare al mio lavoro. Una scelta che all’epoca molti giudicarono da pazzi. Ma avevo in testa questa idea da tanti anni, e paradossalmente ho aspettato il momento peggiore per una decisione di questo tipo. Ma dopo sette anni sono contento».

Ma la rinascita del vinile è autentica come si dice?

«Sono stato a Londra di recente e nei negozi Rough Trade il rapporto vinile/CD è di 8 a 2. Da noi il processo richiederà più di tempo, ma credo che alla fine resterà solo il vinile. Qui da me c’è ancora una discreta predominanza del CD, però è diversissimo il tipo di pubblico: mentre l’età media dell’acquirente di CD è abbondantemente over 40, l’acquirente di vinile è under 30».

Qual è il target musicale della tua clientela?

«Sono gli appassionati di rock, di blues, di soul, di quello che viene chiamato Classic rock. Che non significa che io non segua o non sia appassionato di novità che vendo anche tanto. Ma chi viene da me non viene per i dischi da classifica».

Dischinpiazza sembra più spazioso di quanto sia per merito della cura con il quale è organizzato. In questo modo oltre i dischi trovano spazio t-shirt, adesivi, spille, patch, poster, e non vanno scordati i biglietti per gli eventi, in grado di soddisfare tutti i gusti.

«Un bel poster, le spille, le magliette, danno un po' di colore e rendono l’ambiente più piacevole a chi entra. Ovvio che aiutano anche dal punto di vista economico, perché di magliette se ne vendono tante».

E i turisti?

«Comprano soprattutto magliette e dischi in vinili. A Modena c’è un turismo di gente ricca che viene per la Ferrari, le auto, i ristoranti. Molti sudamericani che portano la maglietta della Ferrari vengono a comprare una buona quantità di dischi in vinile».

Non resta che chiedere a Roberto, un appassionato che dà consigli alla clientela, quali sono i dischi e i concerti della sua vita.

«I dischi di cui non potrei fare a meno sono Revolver dei Beatles, Pet Sounds dei Beach Boys e So di Peter Gabriel. Per quanto riguarda i concerti, Clash e Talking Heads a Bologna nel 1980, poi Gabriel a Modena nel 1993».