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Modena, tredicenne aggredito al parco Amendola

Modena. Gang in azione dopo la festa delle scuole Lanfranco. Il papà racconta: «È un problema noto. Mio figlio è terrorizzato»

MODENA «Mio figlio è stato picchiato da un bullo che è a capo di una sua gang e ora è terrorizzato, ha paura ad andare a scuola. In questi giorni lo accompagnerò io, ho già preso un permesso al lavoro anche perché lo ha minacciato di picchiarlo prima o dopo la scuola.

Fra poco mio figlio, che ha 13 anni, dovrà sostenere l’esame di terza media, insomma, una prova importante come del resto lo sono tutti gli esami. Ma non solo, il fatto grave è che mio figlio ha il terrore di uscire di ca ...

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MODENA «Mio figlio è stato picchiato da un bullo che è a capo di una sua gang e ora è terrorizzato, ha paura ad andare a scuola. In questi giorni lo accompagnerò io, ho già preso un permesso al lavoro anche perché lo ha minacciato di picchiarlo prima o dopo la scuola.

Fra poco mio figlio, che ha 13 anni, dovrà sostenere l’esame di terza media, insomma, una prova importante come del resto lo sono tutti gli esami. Ma non solo, il fatto grave è che mio figlio ha il terrore di uscire di casa, di andare nel parco Amendola, che da sempre è il luogo in cui si trova con gli amici, la zona dei suoi giochi proprio accanto a casa nostra e vicino alle scuole medie Lanfranco, che lui frequenta. Ha paura di incontrare il bullo e la sua squadra». Inizia così, con fermezza e profondo dispiacere, lo sfogo del papà di un ragazzo di tredici anni che sabato scorso è stato picchiato da un coetaneo, al massimo un anno più di lui, e che ora vive nel terrore perché, come ha spiegato il genitore che si è recato in questura e ha presentato un esposto-denuncia, non è la prima volta che accade (lo stesso 13enne è stato vittima qualche mese fa) e, inoltre, quel ragazzo è già noto alla scuola per la sua violenza, un ragazzo “difficile” che viene seguito da un insegnante di sostegno.

L'INCUBO Sabato scorso le scuole Lanfranco festeggiavano la chiusura dell’anno scolastico, un momento di spensieratezza collettiva, tra studenti, genitori e tutto il personale scolastico. La festa finisce, alcuni ragazzi continuano a fare festa anche dopo, nel primo pomeriggio: giocano e sono nel parco Amendola, vicino alla scuola, vicino all’area cani, dove c’è una fontanina. Non potevano mancare i gavettoni, con i palloncini e le bottigliette continuamente da riempire e da lanciare. Nella battaglia qualcosa non è di gradimento al bullo, un ragazzo di origini maghrebine che si era fermato dopo la festa e ora era con la banda del parco Amendola con la sua banda, altri 4 o 5 ragazzi, alcuni più grandi che frequentano le superiori, altri di altre scuole medie. Forse perché raggiunto da un gavettone o per altri futili motivi, il bullo ha preso ha afferrato al collo il 13enne, lo ha sbattuto per terra e gli si è buttato sopra di peso, saltellandoci, cadendo sopra a lui con il sedere. «A questo punto un genitore, una signora, è intervenuta e lo ha allontanato, ha mandato via tutta la squadra e poi ha telefonato a mia moglie - racconta il papà - che mi ha avvisato. Sono arrivato subito lì. Sapevo chi fosse, e l’ho trovato con la sua banda vicino al kebab, in viale Amendola. I cinque sono andati via subito di corsa, lui è rimasto lui. Gli ho detto di aver chiamato la polizia. Non potevo trattenerlo, non potevo reagire d’istinto, lui stava lì, con aria di sfida, e poi è scappato, si è allontanato».

LA PAURA E LE INDAGINI «So chi è quel ragazzo - spiega il genitore- così come ovviamente lo sa la scuola. Tempo fa mio figlio tornò a casa pieno di lividi a un braccio, coi vestiti strappati. Il bullo aveva picchiato un suo compagno di classe e lui aveva chiesto cosa fosse successo. Quando è uscito da scuola quello lo ha assalito alle spalle è gli ha dato dei pugni sulle braccia e sulle spalle». Il genitore lunedì ha accompagnato il figlio a scuola e ha parlato a lungo con la vicepreside.

«A scuola conoscono il problema, hanno approvato la nostra scelta di denunciare alla polizia l’accaduto. La scuola metterà a disposizione uno psicologo per mio figlio, per aiutarlo a superare questa situazione difficile. Il caso di quel bullo è conosciuto, in pratica lui, quando frequenta, è sempre seguito da una specie di tutor. Ma fuori la scuola può ben poco. E al parco Amendola lui è a capo della sua banda. È una situazione da stalking; mio figlio traumatizzato non vuole più uscire per non incontralo e noi dobbiamo aiutarlo... Confidiamo anche nelle forze dell’ordine».