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A Sirmione, nelle grotte di Catullo

Durante uno dei caldi sabati dello scorso aprile, mi sono recata a Sirmione. Erano anni che non ci andavo e penso anche che, se ci tornerò, lo faro nel periodo invernale. È presa d'assalto all'inveros...

Durante uno dei caldi sabati dello scorso aprile, mi sono recata a Sirmione. Erano anni che non ci andavo e penso anche che, se ci tornerò, lo faro nel periodo invernale.

È presa d'assalto all'inverosimile da turisti stranieri ma, se arrivate prima delle 11/11.30, riuscirete comunque a godervi il paese. In ogni caso, una delle cose che non avevo mai fatto, pur avendo visto questo grazioso paese diverse volte (da Modena ci si arriva comodamente in poco più di un'ora), è quella di visitare le G ...

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Durante uno dei caldi sabati dello scorso aprile, mi sono recata a Sirmione. Erano anni che non ci andavo e penso anche che, se ci tornerò, lo faro nel periodo invernale.

È presa d'assalto all'inverosimile da turisti stranieri ma, se arrivate prima delle 11/11.30, riuscirete comunque a godervi il paese. In ogni caso, una delle cose che non avevo mai fatto, pur avendo visto questo grazioso paese diverse volte (da Modena ci si arriva comodamente in poco più di un'ora), è quella di visitare le Grotte di Catullo. Si trovano all'estremità della penisola, in posizione super panoramica. Quel giorno l'ingresso era gratuito perché “giornata del cultura” se non sbaglio. Il costo per adulto mi pare fosse di 8 euro, con entrata gratuita fino ai 18 anni e ridotto per cittadini europei fino ai 25 anni. Inoltre la prima domenica del mese l'ingresso è sempre free. Detto questo, mi sono addentrata tra le rovine di questo palazzo, risalente tra la fine del I sec. a.C. e l'inizio del I sec. d.C..

Ma perché si chiamano Grotte di Catullo? Questo nome viene utilizzato a partire dal '400, quando per “grotte” si indicavano antiche strutture, i cui vani crollati e coperti di vegetazione, permettevano comunque l'ingresso come anfratti naturali. Catullo invece era un poeta veronese morto nel 54 a.C., il quale racconta la bellezza di Sirmione in una delle sue opere. Non ci sono prove che la villa appartenesse a lui, anche se si continua a nominarla associandovi il suo nome.

Passeggiare per i larghi viali intorno a ciò che resta degli antichi muri, è stato molto piacevole perché il panorama da qui è davvero meraviglioso. Le acque del lago lambiscono la roccia e presentano colori che nulla hanno da invidiare ad alcune spiagge marittime rinomate. Inoltre la primavera, con le sue fioriture, ha reso tutto più romantico. Tra le parti della villa che vi sorprenderanno cito il “criptoportico” (dal greco, portico nascosto). È stato ricavato scavando il banco roccioso sottostante ed ancora ne sopravvive la parte centrale, costituita da archi che sostenevano le volte “a botte”, che a loro volta reggevano la parte porticata.

Nella villa, lunga 167 m e larga 105 m, era presente una piscina riscaldata ed una cisterna per la raccolta d'acqua. La parte finale, quella che si affaccia sul lago, probabilmente ospitava le camere più belle ed eleganti. Dove oggi sorge l'antico uliveto, un tempo probabilmente c'era un ampio cortile circondato da portici ed abbellito con decine di statue. Di tutto ciò non rimane nulla, a parte una bella testa in marmo di Dioscuro, da ammirare nell'attiguo museo archeologico, che vi consiglio di visitare.

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