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L’età dello spettacolo

Stiamo vivendo un medioevo di coscienza. Mi scrive un’amica via WhatsApp. Un altro modo per dire ciò che diceva Corrado Guzzanti, col suo esilarante, pur amaro, “stiamo miagolando nel buio”. Il cono...

Stiamo vivendo un medioevo di coscienza. Mi scrive un’amica via WhatsApp. Un altro modo per dire ciò che diceva Corrado Guzzanti, col suo esilarante, pur amaro, “stiamo miagolando nel buio”. Il cono d’ombra nel quale annaspiamo non è solo culturale, ma primordiale, direi, dato che oscura la nostra umanità prima del nostro patrimonio di conoscenza.

Andrea Emiliani, grintoso storico dell’arte oggi 87enne, già Sovrintendente per i Beni Artistici e Storici del territorio, direttore della Pinacote ...

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Stiamo vivendo un medioevo di coscienza. Mi scrive un’amica via WhatsApp. Un altro modo per dire ciò che diceva Corrado Guzzanti, col suo esilarante, pur amaro, “stiamo miagolando nel buio”. Il cono d’ombra nel quale annaspiamo non è solo culturale, ma primordiale, direi, dato che oscura la nostra umanità prima del nostro patrimonio di conoscenza.

Andrea Emiliani, grintoso storico dell’arte oggi 87enne, già Sovrintendente per i Beni Artistici e Storici del territorio, direttore della Pinacoteca Nazionale di Bologna, fondatore e presidente dell'IBC nonché membro del Consiglio superiore dei beni culturali, nel corso di una occasione pubblica ha affermato che «stiamo passando dall'età dell'intelligenza a quella dello spettacolo», aggiungendo che oggi lo stato sociale non è più patrimonio culturale di nessuna forza politica.

«Solo un gruppo di giovani di Bologna, che al Festival di Sanremo si è classificato secondo - ha continuato - si è accorto che esiste ancora uno stato sociale. Alla politica oggi interessano unicamente progetti di privatizzazione selvaggia che snaturano gli istituti e li rendono orfani di competenze capaci di una progettualità culturale autentica. Perché facciamo yoga al museo? Per il solo valore economico. È finito l'illuminismo. È finito il mondo delle idee. Siamo di fronte a una congiuntura epocale. Non c'è più filosofia. L'uomo non è più al centro. I beni culturali, che sono il cardine della nostra identità, devono tornare al centro».

Al di là delle convinzioni e dell’orientamento di ciascuno, sono considerazioni (dolorose) che inducono più di uno spunto di riflessione. Siamo stanchi. Non abbiamo bisogno di mance e di slogan, ma di servizi efficienti e di una classe dirigente consapevole. Al centro non possono esserci solo dati statistici e insulti. Dario Fo ha detto: «Gesù ama i giullari». È un’affermazione che a teatro rassicura, addirittura. Ma lontano dal palcoscenico, riferita per esempio a chi amministra la cosa pubblica, spaventa. Se lo status quo ha perso di vista lo stato sociale non ci resta che rimetterci al santo (laico) di tutti gli italiani, Sanremo: “Niente nuovo che avanza ma tutta la banda che suona e che canta”. E avere fede.