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Belinda Cannone «Il bacio appassionato è un’opera d’arte»

L’editore modenese Mucchi pubblica il volume che racconta storia e natura di un gesto “intimo” che crea un universo

Il bacio, questo sconosciuto. Un gesto troppo abituale perché possa indurci a riflettere sul suo significato. Ci ha provato, invece, con intelligenza e ironia la parigina Belinda Cannone autrice di “Le Baiser peut-être”, pubblicato in italiano dall’editore modenese Mucchi.

Perché tanto interesse per il bacio?

«Sono interessata da sempre al problema del desiderio, su cui ho scritto parecchi libri. Il desiderio di vivere anzitutto, quello che ci spinge al alzarci al mattino, anche quando la gior ...

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Il bacio, questo sconosciuto. Un gesto troppo abituale perché possa indurci a riflettere sul suo significato. Ci ha provato, invece, con intelligenza e ironia la parigina Belinda Cannone autrice di “Le Baiser peut-être”, pubblicato in italiano dall’editore modenese Mucchi.

Perché tanto interesse per il bacio?

«Sono interessata da sempre al problema del desiderio, su cui ho scritto parecchi libri. Il desiderio di vivere anzitutto, quello che ci spinge al alzarci al mattino, anche quando la giornata si annuncia non particolarmente piacevole, e al desiderio sensuale che ne è la manifestazione più ardente. Quando nel 2010 un editore francese mi ha invitata a inaugurare una nuova collana, tra gli argomenti c’era il bacio. Subito ho pensato che il tema fosse adatto a me. E’, del resto, il motivo per cui ho accettato la proposta. Riflettendo sul bacio mi sono ricordata che si diceva che le prostitute non baciano mai. Strano, no? Vendono ogni specie di “servizi sessuali” ma non il bacio. Sa perché? Perché il bacio è un puro gesto di desiderio. Si può vendere il proprio corpo, ma non si può mercanteggiare il desiderio».

Cosa ci ha scoprire un bacio d’amore?

«In primo luogo il bacio è il più egualitario di tutti i gesti d’amore. Non c’è più uomo o donna, non ci sono che due bocche e due desideri. Soprattutto, ci fa sentire che si può, in caso di necessità, fare l’amore per fare l’amore, senza desiderare qualcuno in particolare; al contrario ci si bacia soltanto per amore. E soprattutto non si ha voglia di baciare in senso generale, si desidera baciare una persona in particolare».

Il bacio è una forma di regalo, gratuito?

«Sì, c’è una forma di gratuità nel bacio che ne costituisce la bellezza. Il bacio amoroso, quello che stimo regale, sulla bocca, è una incredibile comunicazione con l’intimità altrui. Ancor più della carezza, perché è la penetrazione del corpo dell’altro. Bisogna anche notare che esso si pone sulla parte più straordinaria di una persona, il suo viso, il viso dove si espone tutta l’umanità dell’altro. Baciare il viso dell’altro, la sua bocca, con questo gesto è farlo re».

Baciare è inventare? In che senso?

«Nessun bacio rassomiglia a un altro, anche con lo stesso partner. Un bacio d’amore è allo stesso tempo semplice, non s’impara, ma ogni bacio è una invenzione nuova. Si ha l’impressione d’inventare un’opera d’arte effimera. La si crea in due».

È il primo bacio che non si dimentica mai?

«Non si dimenticano le circostanze del primo bacio, ma il bacio stesso non è facile da memorizzare. Forse perché non si dispone di nessuna parola per descrivere la realtà concreta del bacio, e dunque per fissarlo».

Lei affronta questo tema attraverso riflessioni letterarie, artistiche, sul cinema, non dimenticando il celebre bacio di Paolo e Francesca nell’Inferno di Dante…

«Il bacio è stato affrontato spesso nelle arti, ed è interessante vederlo come viene rappresentato. Per esempio, nella scultura o pittura l’uomo è quasi sempre al di sopra della donna, come nel “Baiser” di Rodin. Ciò non corrisponde alla realtà ma agli stereopiti maschile/femminile dell’epoca. Ho osservato anche che il cinema era nato nello stesso periodo di Dracula, quello che dà il bacio vampiresco, e che i primissimi film degli anni 1985, quelli di Edison, mostrano giustamente… dei baci. Interessante constatare che, nell’episodio dell’Inferno, Dante associa la lettura al bacio. Paolo e Francesca leggono la scena in cui la regina bacia Lancillotto, e ciò li incita, infine, a baciarsi. Idea geniale. Credo infatti che la lettura, come il bacio, crei un universo incantato in cui si viene assorbito, dimenticando il mondo intorno a sé e non vivendo più se non in una bolla meravigliosa».

Nel libro lei mescola anche l’esperienza personale. C’è qualcosa che lei rimpiange?

«Oh sì. Rimpiango di non aver ricevuto abbastanza baci sul collo».