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Le ciliegie sotto spirito una bontà per l’inverno

Per San Pavlèin, zrèsi e quattrèin. A fine maggio inizia la stagione delle ciliegie e giugno è il mese per eccellenza durante il quale si susseguono le diverse varietà: Bigarreau, durone della Marca,...

Per San Pavlèin, zrèsi e quattrèin. A fine maggio inizia la stagione delle ciliegie e giugno è il mese per eccellenza durante il quale si susseguono le diverse varietà: Bigarreau, durone della Marca, Nero Primo, ciliegia Moretta, Nero Secondo, le più tipiche, alle quale, negli ultimi anni, si sono affiancate quelle provenienti dal sud Italia e dall'America. Tradizione vuole però, che per i Santi Pietro e Paolo, Pavlèin, appunto, la stagione delle ciliegie fosse al culmine e se era stata buon ...

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Per San Pavlèin, zrèsi e quattrèin. A fine maggio inizia la stagione delle ciliegie e giugno è il mese per eccellenza durante il quale si susseguono le diverse varietà: Bigarreau, durone della Marca, Nero Primo, ciliegia Moretta, Nero Secondo, le più tipiche, alle quale, negli ultimi anni, si sono affiancate quelle provenienti dal sud Italia e dall'America. Tradizione vuole però, che per i Santi Pietro e Paolo, Pavlèin, appunto, la stagione delle ciliegie fosse al culmine e se era stata buona, c'era soddisfazione anche per i guadagni. Tutti a Vignola, e nell'intera Valle del Panaro, partecipavano e contribuivano con il proprio lavoro, al buon funzionamento della campagna cerasicola. Tutti avevano un amico o un parente presso il quale dare una mano ed erano centinaia gli stagionali, soprattutto studenti, che arrivavano da ogni parte d'Italia, per prestare la manodopera nelle campagne o nel mercato ortofrutticolo. Una vera e propria sagra nella quale partecipava tutto un territorio e iniziava dai grandi alberi, molto diversi da quelli che ora si possono ammirare nella Valle del Panaro. Erano vere e proprie “cattedrali” verdi che venivano scalate da giovani volenterosi, armati di scale a pioli che potevano raggiungere anche la lunghezza di 10-15 metri e che, appoggiate all'albero, sembravano da terra raggiungere il cielo.

Oltre alla scala c'era il “cavàgn”, un cesto che munito di uncino veniva agganciato ai rami. Le ciliegie raccolte venivano poi portate alle cernitrici, le quali su un tavolone improvvisato, o a volte il pianale di un carro agricolo sistemato sotto gli alberi o nell'aia a fianco della casa colonica, si dedicavano, con vera e propria arte, al confezionamento della frutta appena raccolta. Dalla campagna le ciliegie confezionate erano portate al mercato dove i vari commercianti o provvigionieri compivano le ultime operazioni prima di spedire la merce in tutta Europa via camion o via treno.

Al grido “Pesa!” sotto la tettoia del mercato e nei box perimetrali iniziavano le operazioni di pesatore, sollevatore e addetto alla lista di controllo dei pesi: al psàdor, al stanghèr e la lèsta. E siccome durante la stagione delle ciliegie, il prodotto era sempre abbondante, anche in cucina si trovava il tempo di produrre confetture, marmellate, sciroppi e altre tradizionali ricette di conservazione della frutta. In tutte le famiglie di Vignola, almeno fino a poco tempo fa, le ciliegie, o meglio i duroni della Marca, venivano conservati sotto spirito, tanto che di questa preparazione la Toschi Vignola, ne fece uno dei suoi prodotti di punta, pubblicizzandola con lo slogan “la frutta spiritosa”.

Mettere i “duroun sàtta spirit” era facile. Bastava tagliare il picciuolo a pochi millimetri dal frutto e disporre i duroni in modo ordinato in un vasetto, aggiungendo poi alcol puro e zucchero. Le ricette, però, pur nella loro semplicità, variavano di rezdora in rezdora: chi aggiungeva una percentuale di cherry, chi qualche chiodo di garofano. I duroni sotto spirito venivano consumati d'inverno a fine pasto: uno o due per non eccedere, e ricordare anche col freddo la stagione delle ciliegie.