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Sassuolo, tra grafica e parole Gli effetti quotidiani di Giovanni Fantasia

Scrittura e fotografia nel percorso esplorativo  di un 38enne di Sassuolo, romanziere e poeta

«Scrivere poesia, oggi, significa innanzitutto comprendere la struttura multiforme della società in cui compiamo una serie di azioni, o, se proprio non comprenderla, almeno, percepirne la forza d’urto; la descrizione di queste dinamiche già di per sé impegna una parte rilevante della mia poesia. Azioni quindi, effetti quotidiani ma anche suono: il ritmo e la musicalità che nascono da un processo interno di sedimentazione, prima, e dal riemergere di quei sedimenti, insieme alla propria essenz ...

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«Scrivere poesia, oggi, significa innanzitutto comprendere la struttura multiforme della società in cui compiamo una serie di azioni, o, se proprio non comprenderla, almeno, percepirne la forza d’urto; la descrizione di queste dinamiche già di per sé impegna una parte rilevante della mia poesia. Azioni quindi, effetti quotidiani ma anche suono: il ritmo e la musicalità che nascono da un processo interno di sedimentazione, prima, e dal riemergere di quei sedimenti, insieme alla propria essenza, al momento di scriverne».



Incontriamo Giovanni Fantasia, 38 anni, di Sassuolo, fino a tre anni fa grafico per l’industria ceramica, ora disegnatore industriale in trasferta a Parma. Da sempre la scrittura e più tardi la fotografia accompagnano Giovanni in un percorso di esplorazione di sé e del circostante: “Superfici di passaggio” è il suo ultimo libro di poesia, da poco uscito con la casa editrice Italic, tra le cui pagine, specie nella prima parte, c’è la tecnica applicata al quotidiano, la ripetizione dei gesti e la resa di sé. «Nella seconda parte, attraverso la visione apparentemente casuale di una serie di frammenti video, la coscienza si risveglia, osserva i fatti e poi si sposta dalla vista principale; guardando di lato e mettendosi in salvo - spiega Giovanni - Nella terza parte invece c’è una sopraelevazione, la possibilità concreta, raggiungibile, di vedere dall’alto la propria figura e il proprio percorso, grazie all’emozione finalmente riscoperta».



Così come in poesia, anche nei due romanzi “Santi, negri e scarafaggi”, (Quarup, 2009) e “Le pratiche del niente” (Incontri, 2014), Fantasia ha sempre sentito il bisogno di muoversi lungo un confine preciso: la narrazione legata al suo suono. «Mi sono concentrato sul linguaggio, ho sempre scelto le parole con la massima attenzione - spiega l’autore - È la ragione, ad esempio, per cui sono stati incisi musica e voce due brani dalla raccolta: per dare un’idea, anzi due, del lavoro sul testo».

Rispetto alla sua prima raccolta di poesia “Introduzione alle città” (Zanichelli, 2007), “Superfici di passaggio” rappresenta non soltanto un modo nuovo di osservare ma una nuova concezione di scrittura; un’apertura al lettore, anche, una possibilità di intervenire sul percorso misurando il proprio passo. «Nella fotografia, invece, mi piace soprattutto concentrarmi sull’attesa e sull’intorno - spiega Giovanni - Essenzialmente fotografo luoghi, più che persone, e per farlo ci sono dei tempi (il posizionare il cavalletto, lo studio dell’inquadratura, l’osservazione di dove ti trovi ‘realmente’); per la poesia è lo stesso, perché il verso prende forma, fuoco e campo con i suoi tempi e quando un verso non è pronto non produce buone immagini».

Attualmente Giovanni sta scrivendo il suo terzo romanzo, «con un approccio pulito alla forma ma senza ossessioni - svela - Prima di iniziare la scrittura, per un anno ho preso appunti, scritto brani provvisori, fatto crescere i miei nuovi personaggi. Adesso i personaggi sono veri: hanno voce, corpo, massa; sono i miei nuovi vicini di casa, in un certo senso. Nel frattempo sto pensando a testi super-narrativi, in cui testo e illustrazioni (o fotografie) si potenzino a vicenda, esprimendo dei percorsi condivisi ma distinti». Per seguire l’attività di scrittura di Giovanni Fantasia: www.giovannifantasia.blogspot.it; attività fotografica: www.giovannifantasia.it