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Ex Benfra a Modena, storia infinita Manca ringhiera, altro stop

La Coop Clc di Livorno porta i libri in tribunale per debiti: chiesto il concordato Il Comune di Modena non può entrare nel cantiere privato se non è autorizzato

Un incubo a cielo aperto quel cantiere a due passi da Ciro Menotti per il sottopassaggio dell’ex Benfra. In Comune alcuni giorni fa è arrivata l’ennesima doccia fredda: il cantiere non solo è bloccato di nuovo, dopo quindici anni di promesse, false partenze, lavori a singhiozzo e nuove progettazioni in corso d’opera.

Siccome tutto questo non bastava ecco che la ditta costruttrice di Livorno, la cooperativa Clc, ha chiesto un concordato in continuità e ha fermato tutti i lavori. Per il sottopassaggio infinito questo significa che manca l’ultima balaustra da mettere a fianco di un piccolo tratto che deve essere messo in sicurezza. Possibile quindi che il Comune non si rimbocchi le maniche e sostituisca la coop inadempiente?

No, impossibile. Quell’area di cantiere è privata e sino a quando il tribunale livornese non avrà deciso a chi e come affidare la responsabilità della Clc, nella grande sede della cooperativa toscana nessuno vuole e può prendersi la responsabilità di dare il disco verde a Modena. Conclusione: per poche migliaia di euro, che la giunta sarebbe ben felice di anticipare e poi detrarre dal conto finale. Inutile dire che in piazza Grande non sanno più che cappello mettersi. I lavori, a quasi vent’anni dai primi impegni e a tredici dalla posa della prima pietra, hanno dovuto fare i conti con le falde, i resti dell’ex Fonderie, il pericolo (mai concretizzato, per la verità) di trovare bombe inesplose della seconda guerra mondiale, l’affioramento delle falde e la nuova normativa dopo il terremoto che prevedeva consolidamenti più robusti.

Ma è niente in confronto alle macerie del fallimento della Cet (Cooperativa Edil Terrazzieri) e ora del caos in cui è precipitata la Clc di Livorno che pure aveva baldanzosamente acquisito la cessione del ramo d’azienda dai predecessori con un pacchetto “all inclusive”, ovvero con il portafoglio clienti e lavori. A Modena ad esempio aveva preso il cantiere di via dei Servi, l’istituto Venturi danneggiato dal terremoto: sbloccato in extremis con un subappaltatore.

Gli unici lavori che paiono finiti sono quelli del rifacimento di due piazzali, a Spilamberto e Carpi. Ma a Modena, dove ci vogliono maestranze che lavorino su elementi più strutturati, i lavori sono andati a singhiozzo.

E dire che la società toscana aveva nel 2018 in portafoglio 80 milioni di euro in lavori appaltati e molti erano legati a commesse pubbliche ma la richiesta dei vertici del colosso livornese delle costruzioni al tribunale fallimentale è arrivata giusto due mesi fa . Già nel 2016 si era intravisto l’orizzonte nero con una perdita d’esercizio da quasi 900mila euro). Clc ha realizzato nella città toscana non solo i principali centri commerciali a marchio Coop nati negli ultimi anni, ma anche scuole, la ristrutturazione della stazione marittima e di altri edifici pubblici, dalla funicolare sino ai lavori per riparare ai disastri dell’ultima alluvione.

Le sole banche vantavano crediti per 15 milioni di euro, già due anni fa, e assieme a loro altre centinaia di piccoli fornitori e contoterzisti avanzavano pagamenti mai saldati. Secondo l’ultimo bilancio approvato la massa di debiti verso questi ultimi arrivava

a 25 milioni. Per la coop nata nel 1997 sulle ceneri dell’ex Coop Risorgimento, rinata una seconda volta come Polo Costruzioni, la terza vita come Clc è durata solo 21 anni ed è di fatto chiusa quando il 20 aprile scorso i dirigenti hanno portato i libri in tribunale.



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