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Una canzone per te

La scorsa settimana abbiamo scritto di quanto la musica dal vivo da far ascoltare ai bambini debba essere varia, stimolante, sfidante. Oggi torniamo sul tema, parlando delle canzoni. Di come portare...

La scorsa settimana abbiamo scritto di quanto la musica dal vivo da far ascoltare ai bambini debba essere varia, stimolante, sfidante. Oggi torniamo sul tema, parlando delle canzoni. Di come portare le canzoni dei grandi ai bambini.

L’aspetto della crescita attraverso le canzoni è forse ancor più fecondo. Le canzoni davvero grandi, quelle che non a caso diventano dei “classici”, parlano al cuore e al cervello di ogni età. Basta saperle prima scegliere e poi proporre nel modo giusto. La canzon ...

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La scorsa settimana abbiamo scritto di quanto la musica dal vivo da far ascoltare ai bambini debba essere varia, stimolante, sfidante. Oggi torniamo sul tema, parlando delle canzoni. Di come portare le canzoni dei grandi ai bambini.

L’aspetto della crescita attraverso le canzoni è forse ancor più fecondo. Le canzoni davvero grandi, quelle che non a caso diventano dei “classici”, parlano al cuore e al cervello di ogni età. Basta saperle prima scegliere e poi proporre nel modo giusto. La canzone jazz, quella d’autore, persino la canzone popolare raccontano mondi e temi che possono fornire centinaia di spunti educativi.

Perché una canzone è molto di più di una musica con delle parole da cantare. Una canzone, se la “apri” e la esplori bene, diventa molto di più: diventa un contenitore di storie. E se uno si mette a raccontarle, quelle storie, una canzone può diventare un posto dove portare i ragazzi in “gita”.

In una 5a elementare quest’anno abbiamo fatto un percorso in più tappe, con alcune canzoni d’autore. E abbiamo usato l’antica ballata Geordie per parlare di Storia (e della legge), Samarcanda di Vecchioni per parlare del destino e Titanic di de Gregori per raccontare la forza della natura (e la miseria della natura umana).

È vero che alcune di queste canzoni compaiono anche nelle antologie scolastiche (de André per esempio era fieramente contrario). Ma perdono di senso se ridotte al solo testo ed estrapolate dalla loro storia. Perché la verità è che le canzoni non vanno chiuse, mute, dentro un libro. Le canzoni anche a scuola, devono far vibrare l’aria, si devono ascoltare. Poi sempre in 5a abbiamo usato di nuovo la classicità di de Andrè per parlare di guerra (La guerra di Piero), ma anche di storia e colonialismo (Fiume Sand Creek).

Ma, uscendo dal mondo dei cantautori (e dal tema della morte che come avrete notato lega tutte le canzoni citate fin qui), in una 1a elementare usiamo il Quartetto Cetra per parlare di invidia e consapevolezza di sé (Il cammello e il dromedario) o Nicola Arigliano per parlare di amori (Il Pinguino innamorato). Come ben sa chi lavora con i più giovani, ogni volta che diamo in pasto a una classe uno di questi gioielli, che gli gettiamo uno di questi semi, ce lo vediamo restituito in energia, domande, confronti, interpretazioni.

Le canzoni per bambini, in sintesi, non sono il male. Sono solo canzoni. Sono uno strumento. E il loro effetto dipende da come le si usa. Però i bambini non sono asini: sono piccoli adulti e hanno una gran voglia di crescere e di sentirsi grandi. E la musica e le canzoni giuste, in questa crescita, li aiutano tantissimo. Basta saperle scegliere e proporre, nel modo giusto e al momento giusto.

Cristiano “Zioburp” Callegari

esploratore musicale