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Mirandola. Violenze al centro disabili Denunciati altri abusi

Slitta il processo all’operatore sociale. Testimonierà anche la vittima  La Procura integra il fascicolo d’indagine con nuovi sospetti verso i dipendenti

MIRANDOLA. Slitta al 17 ottobre il processo per direttissima al 39enne operatore sociale, arrestato dai carabinieri a metà maggio con l’accusa di estorsione aggravata ai danni di un disabile. Ma ieri mattina, nell’udienza di smistamento, sono emerse alcune importanti integrazioni al quadro indiziario su cui si fonderà la discussione. Perché la Procura - il caso è seguito dal pubblico ministero Katia Marino - ha integrato il fascicolo con nuove segnalazioni, emerse dopo il primo arresto. Si tratta di episodi che non riguardano soltanto il 39enne, ora tornato a casa con obbligo di firma alla stazione dei carabinieri, ma anche altri colleghi che lavorano al laboratorio protetto “L’Arcobaleno”. Si sospetta, dopo aver ascoltato diverse persone e aver raccolto altre segnalazioni di famiglie e fruitori, che nella struttura gestita dalla Domus Assistenza vi fosse qualcosa di anomalo nelle azioni degli operatori. I quali saranno tra i testimoni che saranno ascoltati dal giudice Clò nell’udienza di ottobre e potranno eventualmente fare chiarezza sia sul caso di Fabio, il 41enne affetto dalla sindrome di Down, che sulle nuove contestazioni mosse dalla Procura.

In quell’occasione sarà sentito la stessa vittima, che ieri si è costituita parte civile ed è assistita dall’avvocato Gianfranco Balugani di Modena. Fabio ha intenzione di raccontare quei frangenti e le sospette vessazioni a cui - dice - essere stato sottoposto per mesi in cui si era visto costretto pagare soldi all’operatore sociale che lo minacciava di espellerlo dal laboratorio. Ovviamente l’audizione del 41enne disabile sarà effettuata a porte chiuse vista la delicatezza della situazione e per garantire la massima tutela all’uomo. Insieme a lui, in tribunale, andrà la madre, che su sollecitazione del fratello di Fabio si era rivolta ai carabinieri di Cavezzo per denunciare l’estorsione nel laboratorio protetto. Verranno inoltre sentiti i carabinieri che hanno effettuato il blitz con conseguente arresto e che avevano dotato Fabio di 20 euro preventivamente segnati e poi ritrovati addosso a Federico M. proprio a riprova della dazione di denaro avvenuta.

Sul fronte opposto la difesa, rappresentata dall’avvocato Giovanni Casara, si appresta a chiamare a testimoniare alcuni colleghi. La posizione del suo

assistito rimane comunque piuttosto delicata e il processo per direttissima non offre troppi margini di strategica manovra. L’accusato, infatti, rischia una pena fino a dieci anni di reclusione nel caso in cui dovesse essere giudicato colpevole con tutte le aggravanti del caso.
 

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