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IL LIBRO/ “Giù le mani”, la guida alla sopravvivenza in un mondo di ladri

Il giornalista Stefano Totaro racconta storie e dà consigli per difendersi da furti, scippi, rapine: i nostri reati quotidiani

MODENA. Modena è sul podio per furti. Terzo posto, non invidiabile, sul territorio nazionale. In città e provincia se ne registrano, in media, 39 al giorno, di cui 12 saccheggi nelle abitazioni. Molti hanno toccato con mano l’emergenza di questa triste realtà. Pare ineluttabile che possa capitare a tutti. Ma possiamo imparare a difenderci da furti e truffe? Indicazioni utili vengono dal libro “Giù le mani” di un giornalista di razza, come Stefano Totaro, che da 30 anni si occupa di cronaca n ...

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MODENA. Modena è sul podio per furti. Terzo posto, non invidiabile, sul territorio nazionale. In città e provincia se ne registrano, in media, 39 al giorno, di cui 12 saccheggi nelle abitazioni. Molti hanno toccato con mano l’emergenza di questa triste realtà. Pare ineluttabile che possa capitare a tutti. Ma possiamo imparare a difenderci da furti e truffe? Indicazioni utili vengono dal libro “Giù le mani” di un giornalista di razza, come Stefano Totaro, che da 30 anni si occupa di cronaca nera alla Gazzetta di Modena. Un libro (pp. 120, 17 euro, che Artestampa pubblicherà la prossima settimana), con una presentazione del tenente colonnello Domenico Cristaldi, che sembra una guida, un vademecum, ma offre una carrellata infinita di situazioni che si verificano ogni giorno.



Un vero allarme sociale. La tua prima considerazione?

«La filosofia di fondo è che i ladri vanno dove è facile rubare, senza considerare i furti su commissione. Se c’è un balconcino, una finestra facilmente raggiungibile, entrano per impossessarsi di ciò che trovano. Ci sono ladri di terra che aprono il portone di casa con apposite chiavi e quelli che scalano i palazzi, arrivando anche al decimo piano, con mirabolanti imprese. Sono specialisti, veri acrobati».

Come hai concepito il libro?

«Ho fatto un viaggio in tutte le tipologie di reati, raccontando storie in modo molto diverso. Mi sono venuti in mente gli esercizi di stile dei Queneau: 99 racconti della stessa storia. Si parla di furti, di scippi non solo per internet, di truffe, rapine. Ho fatto appello alla mia esperienza di cronista, ma pure a quella dei carabinieri».

Qualche esempio particolare…

«Un tale, che aveva fatto numerosi furti in una laterale di via Della Pace, fu visto entrare in un palazzo subito circondato dai condomini. Ricerca disperata e alla fine fu trovato da un carabiniere in una valigia sull’armadio. Figura classica del truffatore è stato per molto tempo l’idraulico Berselli (così era conosciuto) che si metteva davanti all’Ospedale di Baggiovara e riusciva, parlando in dialetto e dichiarandosi “vecchia conoscenza”, ad avere soldi per ticket, con la promessa di restituirli all’arrivo di sua moglie. C’è anche il truffatore della monetina gettata davanti all’autista che, appena salito in macchina, si china per raccoglierla, mentre il complice del delinquente riesce ad impossessarsi della borsa o di oggetti sulla vettura. E poi i taccheggiatori che tolgono le etichette e si imbottiscono, come gli omini della Michelin, in negozi o supermercati di vestiti e oggetti vari. Singolare il furto della quinta marcia da un Fiorino. È una lotta continua. Mentre si prende un provvedimento contro i ladri, essi inventano subito l’antidoto».

Chi sono gli autori dei reati? Più italiani o stranieri?

«Non ho fatto un lavoro di identikit. Si dice che i truffatori siano napoletani. E ciò succede per la maggior parte dei casi: ci sono organizzazioni, bande, emissari che hanno agito nel Nord. Poi i finti avvocati. Di ladri magrebini in casa è difficile trovarne. Preferiscono i negozi. C’è la banda del passepartout che punta alla serratura per non fare rumore. I primi a diffondere questa tecnica sono stati i giorgiani. Ma ora è difficile entrare se la porta ha una serratura a cilindro europeo. Abili i romeni a clonare le carte, bancomat ed ad operare su internet. Mi sono divertito a raccontare i modi di operare e i personaggi, come il “ladro sogliola” capace di passare per una finestra minima».

I furti sono aumentati?

«Furti, scippi e rapine sono aumentati. Non più di moda le rapine in banca. Molti furti nelle frazioni: Ganaceto, Lesignana, Paganine, S. Damaso… Modena è una città ricca. Alcuni rinunciano a denunciare i furti subìtì».

Quali consigli puoi dare?

«Non andare in giro con la borsa aperta. E me ne rendo conto ora che ho l’occhio clinico per queste cose. Evitare di mettere la borsa nel cestino al mercato, di appoggiare il borsello, il portafoglio o la giacca sul sedile a fianco, quando si è in auto. Chi conosce il modo di fare truffe, di cui si parla in questo libro, aiuta certamente a sospettare e a proteggersi. Utile il controllo di vicinato che è una barriera per chi si aggira nel quartiere, e lo spray al peperoncino che è stato tra i regali più “gettonati” per Natale».

Quali episodi ti sono rimasti più impressi?

«Cerco di cogliere i drammi che mi colpiscono. E ciò accade quando vedo lo sgomento di anziani che manifestano un delusione interna, che poi sfocia in rabbia, con la consapevolezza di essere stati ingannati, calpestati da bastardi che raccontano bene le loro storie».