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Moninga, l’associazione tende la mano all’Africa

Formigine. I trenta volontari aiutano 500 bimbi di un centro pediatrico del Congo In questo weekend hanno organizzato a Villa Benvenuti il festival di musica e arte

FORMIGINE. Giovani che aiutano altri giovani: è questa la caratteristica principale di Moninga, associazione di volontariato nata a Formigine tre anni fa che fino a domani propone la quarta edizione del “Moninga Open air festival” a Villa Benvenuti con musica e arti. «L’associazione – racconta Gloria Goldoni, vicepresidente – è nata a seguito di un viaggio di alcuni nostri membri nella Repubblica Democratica del Congo. Tra questi c’era anche mio fratello Gabriele, che è il fondatore; tornato a casa, per far sì che quell’esperienza non si fermasse appena sceso dall’aereo, ha deciso di fare qualcosa per portare un cambiamento concreto». Così è nata “Moninga”, che in lingala, la lingua parlata nella Repubblica Democratica del Congo, significa “amico”, qualcuno che ci aiuta e che è sempre disponibile nel momento del bisogno. Un’associazione “speciale”, perché i suoi volontari, una trentina circa, sono tutti giovanissimi, la maggior parte sotto i 30 anni. Ragazzi che hanno deciso di darsi da fare per creare qualcosa di concreto: lo fanno attraverso eventi di beneficenza organizzati sul territorio modenese, per sostenere la Fondazione Pediatrica di Kimbondo in Repubblica Democratica del Congo. «La fondazione – continua Gloria - è nata alla fine degli anni Ottanta grazie ad una dottoressa italiana in pensione. Inizialmente era solo un punto di raccolta per le medicine. Poi, però, la guerra civile ha di fatto creato una generazione di orfani, e così, oltre che ospedale, la struttura è diventata anche un orfanotrofio». Circa 500 i bambini che, attualmente, grazie alla fondazione, ricevono vitto, alloggio ed istruzione, una speranza per il futuro. Tra i vari progetti attivi, poi, ce n’è uno dedicato alle ragazze adolescenti, a cui è offerta la possibilità di imparare il mestiere della sarta, oltre che a costruire piccoli oggetti di artigianato.

«Quando ci si reca in quei luoghi – spiega Goldoni – si parte dall’Italia con la convinzione di andare ad aiutare gli altri; in realtà, poi, è molto di più quello che si riceve. Ci si trova ad essere in una dimensione molto lontana dalla nostra per il livello di difficoltà che si devono affrontare nella vita quotidiana. Ci sono bambini letteralmente abbandonati in mezzo alla strada; si stima che quelli nell’area Kinshasa siano centinaia di migliaia».

Il “Moninga Open Air Festival”, anche per quest’anno propone la solita formula che nelle precedenti edizioni si è rivelata vincente. Iniziato ieri, dal pomeriggio fino alla propone concerti all’aperto, oltre che stand gastronomici ed un punto di informazione sull’associazione.

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