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Modena. Maestra d’ago e filo Così Filomena ridà vita agli abiti

Arrivata da Napoli, da 18 anni ha una sartoria «Un lavoro di pazienza ma che non sente crisi»

MODENA Tra le attività (p)artigiane che vanno rifiorendo dopo avere rischiato l’estinzione, un posto di rilievo oggi lo ha la sartoria. Quella da taglia & cuci di “piccolo cabotaggio”, che si occupa di quei minuziosi interventi che servono a conferire nuova vita a un capo al quale non rinuncereste mai. A ripristinare il decoro - si tratti di un orlo da fare, di stringere o allargare, di sostituire un bottone - di un “compagno in tessuto” che vi ha servito fedelmente.

In via Torre, al civico 2 ...

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MODENA Tra le attività (p)artigiane che vanno rifiorendo dopo avere rischiato l’estinzione, un posto di rilievo oggi lo ha la sartoria. Quella da taglia & cuci di “piccolo cabotaggio”, che si occupa di quei minuziosi interventi che servono a conferire nuova vita a un capo al quale non rinuncereste mai. A ripristinare il decoro - si tratti di un orlo da fare, di stringere o allargare, di sostituire un bottone - di un “compagno in tessuto” che vi ha servito fedelmente.

In via Torre, al civico 25, si trova la sartoria nominata - con un pizzico di ironia partenopea - Strappa e Cuci. La titolare è una cordiale napoletana con un bellissimo nome da “altri tempi”, Filomena: al quale, volendo esagerare, con quel “filo menato” si potrebbe applicare la teoria del nomen omen.

«Sono qui da 18 anni», racconta mentre continua a segnare col gesso pantaloni da accorciare. «Tanti anni fa facevo questo lavoro con una socia, poi ho avuto alcune discussioni e ho cambiato attività. Ma poi mi sono detta “riapro e vediamo che succede”. Le cose sono andate bene, e ora c’è tantissimo lavoro».

Forse si deve qualcosa alle conseguenza della crisi?

«Aggiustiamo tanta roba, certo. Ma bisogna dire che le nuove generazioni questi lavori non li sanno fare. Con la scusa dei figli e del lavoro, a cominciare dalle mie figlie, mica si mettono a cucire. Mia madre da bambina mi ha mandato a imparare a cucire e ricamare, o a mettere i vestiti in piega perché, diceva, “dovete sempre essere in ordine”».

Nel tempo ci sono stati alti e bassi nella sua attività?

«Non particolarmente, è soprattutto una questione stagionale. Nel corso degli anni non ci sono stati grossi sbalzi. Mentre durante l’anno, per esempio, si nota molta calma a gennaio e settembre. Per le ferie, le vacanze, le scuole».

Nella stessa via, poche decine di metri più avanti, si trova una sartoria cinese. Filomena non si scompone. «Io non faccio i prezzi dei cinesi, ma per un motivo. Venga, le faccio vedere», e mi porta oltre la metà del negozio che si allunga come un fuso verso l’interno. Ha il sapore da museo del cucito, dove su un lato si assiepano macchine antiche, rodate, precise e instancabili, dall’altra sagome sulle quali “operare” e appendi-abiti. Una parete è ricoperta da centinaia di rocchetti di filo colorato e di tutti i generi. «Dal sintetico al puro cotone perché qualcuno è allergico. Poi ognuno va dove vuole».

Però dai cinesi ci va un sacco di gente. Ha perso dei clienti?

«Anzi. Alcuni vengono da me proprio per rimediare a un lavoro fatto male. Io ho abbassato i prezzi e ormai c’è una differenza minima. Cambia il trattamento, perché se c’è qualcosa che non va io gliela metto a posto. Poi noi facciamo di tutto, dalle cose più semplici ai lavori complessi. Ho anche una magliaia e una rammendatrice che lavorano a casa. Lo faccio per offrire un servizio in più al cliente».

Filomena dice che vengono clienti di ogni età e fascia sociale, anche il professionista e l’avvocato. Manca una cosa; lo dice con un po' di rammarico che denota la passione che ci mette. «Lo sa che non è mai venuta una ragazzina a chiedere di imparare il mestiere? Sono venuti due signori invece, che mi hanno chiesto se gli insegnavo, anche pagando».

Ma quali doti deve avere una brava sarta?

«Deve avere tanta pazienza, perché parlare con la gente è diventato difficile. E deve sapere ascoltare i clienti perché hanno bisogno di essere consigliati». Risposta intelligente, da fine psicologa. «La soddisfazione - riprende - è che ho tanti clienti che continuano a venire da quando ho aperto, coi quali si è instaurato un piacevole rapporto».

Poteva Filomena non tifare Napoli? Le chiedo sa ha saputo del nuovo allenatore. «Dicono che è bravo», commenta. «Secondo me farà bene, la rassicuro. Al punto da ricucire lo strappo tra la tifoseria e il presidente De Laurentis».