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Castelli di sabbia

Marcio Mizael Matolias è un senzatetto con la corona. Non una di quelle in rami d’albero o di foglie intrecciate, ma una scintillante patacca d’oro con finte gemme a far da ornamento. Il rango, se il...

Marcio Mizael Matolias è un senzatetto con la corona. Non una di quelle in rami d’albero o di foglie intrecciate, ma una scintillante patacca d’oro con finte gemme a far da ornamento. Il rango, se il tuo regno si affaccia sul mare, non è cosa da poco.

Marcio è un clochard che vive in un castello che ha costruito lui stesso sulla spiaggia di Barra da Tijuca a Rio de Janeiro, non lontano dalla più grande foresta urbana del mondo. Un artista che fa sculture di sabbia, che ha paura della normali ...

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Marcio Mizael Matolias è un senzatetto con la corona. Non una di quelle in rami d’albero o di foglie intrecciate, ma una scintillante patacca d’oro con finte gemme a far da ornamento. Il rango, se il tuo regno si affaccia sul mare, non è cosa da poco.

Marcio è un clochard che vive in un castello che ha costruito lui stesso sulla spiaggia di Barra da Tijuca a Rio de Janeiro, non lontano dalla più grande foresta urbana del mondo. Un artista che fa sculture di sabbia, che ha paura della normalità, di un alloggio arredato, di un quotidiano definito e prevedibile. Per questo, da ventidue anni, abita una reggia ricavata dall’arena, che è costretto ad annaffiare più volte al giorno per evitare che crolli.

Tre metri quadri di residenza per Sua Altezza Marcio, che dorme beato nel suo sacco a pelo anche se non è un letto a baldacchino. Non voleva possedere nulla, ma regnare sul mondo. Così si è fabbricato anche un trono, posizionato davanti a casa, in uso a tutti i turisti che in fondo in fondo si sono sempre sentiti a loro agio con uno scettro in mano. La natura è madre e matrigna. A volte piove così tanto che è costretto a ricominciare tutto da capo. Ma lui non se la prende, vede un equilibrio anche nella calamità naturale.

Nel suo castello, accanto a canne da pesca e mazze da golf, Marcio conserva molti libri. Vorrebbe essere un artista, avere un atelier dove poter realizzare sculture di legno, argilla e carta e dove poter dipingere. Non sogna una sistemazione borghese, per le sue necessità può sempre utilizzare il bagno della baracca dei pompieri, in emergenza può approfittare di un alloggio a casa di un amico. Sogna una soluzione che dia una voce alla sua vocazione creativa. «Credo che l'arte debba dare all'uomo momenti di felicità, un rifugio di esistenza straordinaria, parallela a quella quotidiana. Invece gli artisti oggi preferiscono lo shock e credono che basti provocare scandalo. La povertà dell'arte contemporanea è terribile, ma nessuno ha il coraggio di dire che il re è nudo». Potremmo dire a Fernando Botero che questo re in effetti è nudo e che forse, in uno dei suoi momenti di ricerca della felicità, ha letto Gandhi, “Sii il cambiamento che vuoi essere”.