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Il de profundis dei medici suona per il Punto nascite

Pavullo. La direttrice Galassi: «La sicurezza non è garantita, lo dice la scienza Riaprire la struttura significherebbe fare un passo indietro nell’assistenza»

PAVULLO . L'Ausl di Modena chiude alla prospettiva di una possibile riapertura del punto nascite di Pavullo, così come ventilata in questi giorni sia con il dibattito in Regione sia con l’incontro di venerdì organizzato dal comitato “Salviamo l’ospedale”.

Il tema era in sostanza che con il nuovo Governo si potrebbero aprire spiragli di deroga per i centri sotto ai 500 parti in zona montana. Ma Maria Cristina Galassi, direttore dell'Unità operativa di Ostetricia Pavullo-Sassuolo, è netta: «So ...

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PAVULLO . L'Ausl di Modena chiude alla prospettiva di una possibile riapertura del punto nascite di Pavullo, così come ventilata in questi giorni sia con il dibattito in Regione sia con l’incontro di venerdì organizzato dal comitato “Salviamo l’ospedale”.

Il tema era in sostanza che con il nuovo Governo si potrebbero aprire spiragli di deroga per i centri sotto ai 500 parti in zona montana. Ma Maria Cristina Galassi, direttore dell'Unità operativa di Ostetricia Pavullo-Sassuolo, è netta: «Sono assolutamente contraria - dice - a proposte volte a ripristinare il vecchio schema assistenziale: dal punto di vista medico-scientifico questo andrebbe contro la logica che ha portato alla centralizzazione dei parti in punti nascita di grandi dimensioni, e che anche a livello internazionale ha contribuito alla drastica riduzione della mortalità neonatale e degli esiti neonatali infausti».

Di fatto per lei il processo è irreversibile: «Abbiamo recepito tutte le indicazioni nazionali in materia e lavorato al cambiamento ottimizzando tutti i passaggi di accompagnamento alla nascita - specifica - vi è stato un adeguamento assistenziale su un territorio che, proprio per la sua conformazione geografica, richiedeva da tempo una nuova strutturazione. Passi indietro sarebbero passi indietro nella qualità dell’assistenza, ingiustificabili dal punto di vista medico-scientifico, pericolosi in primis per le donne e i neonati. I professionisti sono indisponibili ad operare in contesti assistenziali inadeguati, perché la sicurezza e i dati scientifici non si modificano cambiando l’assetto normativo».

In sostanza, il dato tecnico deve prevalere su qualsiasi volontà politica. Nella stessa nota l’Ausl ribatte anche all’affondo di Maria Cristina Bettini del Comitato, secondo cui l’Accordo Stato-Regioni del 2010 è stato rispettato nella parte che condannava i punti nascita sotto ai 500, ma non in quella che prescriveva certi standard per il trasporto d’emergenza 118, secondo lei non presenti nell’Alto Appennino (Pieve, Riolunato e Fiumalbo). «Il servizio di emergenza territoriale 118 rispetta gli standard di sicurezza per l’assistenza e il trasporto di gravide e neonati» garantisce l’Ausl, secondo cui le critiche «mostrano l’assoluta mancanza di conoscenza sia della normativa sia di quanto in essere in Appennino. Le procedure Sten (Sistema di trasporto d’emergenza neonatale) e Stam (per il trasporto materno o in utero) riguardano il trasporto dei neonati critici (e delle gravide nel secondo caso) tra i punti nascita provinciali e la Terapia intensiva neonatale del Policlinico (e/o il suo punto nascita quanto allo Stam) e sono finalizzate alla definizione del rapporto tra il punto nascita di primo livello che deve garantire una prima stabilizzazione e gli operatori che effettueranno il trasporto verso il centro specializzato. Non sono questi gli standard richiesti al Distretto di Pavullo. Il sistema dell’emergenza-urgenza sull’Appennino è accreditato e di qualità - assicura l'Ausl - le postazioni rispondono ai requisiti richiesti dalle normative regionali e i tempi di intervento sono pienamente rispettosi degli standard».