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Modena, Davide sospeso tra terra e cielo per visitare e curare gli alberi

Davide Borghi, 27 anni, è un fiero arboricoltore che ha trasformato la passione in professione Il suo lavoro è arrampicarsi sulle piante, interviene su chiamata come i medici, e poi sale in alto

Modena, il dottore degli alberi sospeso tra la terra e il cielo Davide Borghi è un modenese di 27 che per lavoro si arrampica sugli alberi ad alto fusto, quelli più maestosi, per curarli. Ha trasformato in in un mestiere la sua passione per la natura: da piccolo voleva fare la Guardia forestale e si è innamorato del treebclimbing grazie a un libro (a cura di Andrea Scutellà).


MODENA. Ci sono uomini che arrampicano con competenza e professionalità non per conquistare una vetta ma per dominare la terra dalla cima di un albero. Salgono lungo il tronco per osservarla dal suo interno, saggiare il suo stato di salute e decidere le cure necessarie, che la sagoma della chioma sia piramidale, arrotondata o piumosa. Sono gli arboricoltori, gli esperti della salute delle piante ad alto fusto, degli alberi, da quelli più maestosi, a quelli più rari e particolari, a quelli stradali, a quelli nei giardini. Come gnomi generati in seno alla natura stessa, sono gemme, tenere foglie verdi, fiori, frutti, arbusti, corteccia, libro e midollo. Sono linfa, per l’albero che curano, quasi come quella che dalle radici porta nutrimento alla pianta fino in cima. Davide Borghi, fiero e fiabesco arboricoltore 27enne di Modena, ci racconta del suo lavoro.



Il tuo profilo Linkedin dice che sei un lavoratore autonomo, un arboricoltore, un treeworker certificato, un manutentore di parchi e giardini. Come ti sei formato, qual è la tua storia?

«Sono stato spinto dal desiderio di lavorare all’aria aperta. Ho partecipato ad un corso di lunga durata presso la Scuola Agraria del Parco di Monza dove ho appreso le basi del giardinaggio. Dopo pochi mesi di lavoro ho capito che aspiravo a prendermi cura degli alberi e desideravo muovermi tra i rami . Mi sono perfezionato frequentando corsi sempre più specifici, partecipando a giornate formative, convegni, eventi della SIA, ai campionati italiani di treeclimbing e seguendo le edizioni europee. Ho visitato fiere internazionali negli Stati Uniti e in Germania. Tutti questi chilometri percorsi in auto, aereo oppure in treno mi hanno permesso di aumentare sempre più le mie conoscenze e soprattutto mi hanno dato la possibilità di conoscere amici e colleghi con cui confrontarmi, condividere altri viaggi formativi e collaborare per imparare sporcandomi le mani».

Come è nata la tua passione per la cura degli alberi e per la salvaguardia dell’ambiente?

Credo che sia una passione innata. Da piccolo volevo fare la Guardia Forestale. Sicuramente hanno contribuito il percorso educativo negli scout, il continuo desiderio di esplorare luoghi naturali e la lettura di libri. In particolare “Tra la terra e il cielo: La vita segreta degli alberi” di Nalini Moreshwar Nadkarni, il primo incontro con le tecniche del treeclimbing.

Chi sono i tuoi clienti e come ti raggiungono?

Persone che hanno a cuore i lori alberi e si fidano di un giovane arboricoltore che racconta, spiega e propone interventi anche non convenzionali. Mi raggiungono tramite i social e il passaparola. Il canale che preferisco è la conoscenza diretta: quando incontro le persone racconto spesso del mio lavoro. Naturalmente vengo chiamato a collaborare da arboricoltori o da giardinieri e a mia volta cerco di ricambiare!

Sei un libero professionista che può contare su una rete di esperti che lavora insieme su territorio, come vi siete conosciuti? Chi è stato il vostro mentore?

Ho conosciuto i miei colleghi partecipando ad eventi, corsi o semplicemente frequentando il giro; di maestri ne ho tanti perché molti degli arboricoltori mi hanno insegnato qualcosa. Non posso però non citare tre nomi: Mauro, maestro dei giardini, Vittorio che mi ha preso sotto la sua ala e infine Stefano che da mio istruttore è ora un caro amico, collega e talvolta nuovamente istruttore.

È più importante conoscere le piante o amarle?

Credo che sia importante conoscerle per amarle e rispettarle come essere viventi unici, splendidi e indispensabili per la vita. Come posso amarle e prendermi al meglio cura di loro se non ne conosco le caratteriste, le necessità, se non so interpretarle ?

Sei un lavoratore sulla fune, qualche volta ti senti un funambolo?

I treeclimbers possono sembrare funamboli oppure acrobati. In realtà l’Arboricoltura, fatti salvi gli aspetti romantici e artistici, è una scienza ben precisa e noi siamo professionisti che si espongono a rischi che vanno sempre calcolati in anticipo per prevenire danni o infortuni.

Personalmente ho sempre avuto due desideri impossibili: poter portare una corona in capo e avere una casa sull’albero. Considerato che il primo sarà per sempre una chimera, per realizzare il secondo che specie verde mi consiglieresti?

Prima di tutto vorrei consigliarti una progettazione e una realizzazione della casetta che sia in pieno rispetto dell' albero e non invadente; poi occorrono alberi che abbiano una architettura ampia e un legno resistente e flessibile come cedri e querce.

Fare il treeworker è un elisir di lunga vita?

É una domanda difficile: da un lato direi che arrampicare gli alberi sia una lavoro fisico e, praticato a lungo, logorante. Dall’altro lato mi permette di conoscere colleghi che stimo professionalmente e personalmente, di lavorare a contatto con la natura e di percorrere una strada che mi appassiona. —

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