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Modena, tanto razzismo tra i banchi, la prof lo sconfigge con un test

Un tema in classe al Corni rivela disagi, pregiudizi e violenze verso gli stranieri, così una docente ha ideato un lavoro sulle fake news e i risultati sono arrivati

MODENA. «Non è vero che tuo padre è morto di tumore come ci hai raccontato. Tuo padre non c’è più perché si è fatto esplodere». Questa frase crudele e allo stesso tempo agghiacciante era stata pronunciata da uno studente dell’Iti Corni nei confronti di un compagno di classe straniero. Una frase impregnata di propaganda, stereotipi frutto di una paura implacabile che ha infestato una buona fetta della campagna elettorale. E che si è riverberata anche sui più giovani lasciando trapelare una forma di razzismo serpeggiante, quasi sommersa, ma ugualmente molto potente.

Tuttavia c’è speranza. Come dimostra l’idea della professoressa e scrittrice Daniela Tazzioli, dell’Iti Corni, che insegna italiano e storia a una classe composta da 29 alunni, alla quale appartengono i due studenti protagonisti dell’episodio citato sopra. Daniela, come ha illustrato alla festa dell’Unità di Carpi durante l’incontro sulle politiche d’immigrazione cui ha preso parte anche l’ex ministro Marco Minniti, ha dovuto imprimere una svolta al suo metodo d’insegnamento perché risultasse incisivo nel debellare il razzismo crescente tra i giovani della sua classe.

«In quella classe sono presenti 29 alunni, di cui nove stranieri, tre orfani, due solo del papà, uno di entrambi i genitori, e cinque con disturbi specifici dell’apprendimento - racconta la prof Tazzioli - Con loro avevo creato una buona relazione fino a quando, dopo i fatti di Macerata, ho assegnato loro un tema sul razzismo. Nel componimento chiedevo di esprimere la loro opinione sul tema dei migranti. E sono rimasta sconvolta. Mi sono trovata di fronte a una classe di “criptorazzisti” (ossia razzisti in modo ben nascosto, quasi impercettibile, ndr). Gli stessi slogan che si sentivano in quei giorni durante la campagna elettorale li ho letti nei temi. I ragazzini stranieri hanno scritto che i compagni dicevano loro: “Fatti esplodere”, oppure “Tuo zio ti ha detto dove sarà il prossimo attentato?”. Un alunno orfano, poi, ha detto: “Mi hanno chiesto di che cosa è morto mio padre. Quando io ho risposto che era scomparso di tumore, mi hanno risposto: “Non è vero, tuo padre si è fatto esplodere”. Io sono rimasta profondamente turbata da queste reazioni».

Daniela è sgomenta per quanto rivelato dai suoi studenti nel tema: pensa e ripensa a cosa può fare per sovvertire questo spirito d’odio. E arriva l’idea. «Ho messo insieme un dossier con dati e tabelle, disponendo i ragazzi, a coppie, di fronte a 20 fake news sugli immigrati - prosegue la prof - Il loro compito era cercare la fonte che avvalorasse o smentisse quelle notizie. La restituzione è stata un successo: anche i razzisti più incalliti si sono ricreduti e hanno cambiato atteggiamento. Ho inventato quest’attività per contrastare il fatto che i migranti fossero motivo d’odio e propaganda, nonché fake news, come i ragazzi hanno avuto modo di vedere. Soprattutto la parte economica li ha choccati: ad esempio, secondo una fonte tra quelle analizzate gli stranieri versano tra i 13 e i 17 miliardi di contributi, ma ne ricevono indietro tre in termini di servizi. Quindi ho mostrato ai ragazzi che gli italiani sono in attivo rispetto a questo parametro.

Gli studenti hanno scritto, al termine di questo compito, di aver preso consapevolezza che la propaganda sugli immigrati è un modo per distrarre da altre questioni. E anche gli stranieri hanno testimoniato che l’atteggiamento dei loro compagni è cambiato». —


 

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