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Modena: «Date il cognome materno nell’interesse del bambino»

Il Tribunale riconosce che il “padre” non era il vero genitore del neonato, non ha nessun rapporto con lui e ora lo disconosce: prevale la “verità biologica”



MODENA- Si può togliere il cognome paterno dai dati anagrafici e mettere quello materno, se il disconoscimento va a vantaggio del bambino dato che, avendo solo un anno, non può subire danni. Togliere ogni riferimento al padre ufficiale - se il vero padre è un altro - può garantire una crescita che si basa sulla verità e non pregiudica lo sviluppo della personalità. È il nucleo di una sentenza della Seconda Sezione Civile del tribunale di Modena su richiesta di un modenese che ha scoperto non essere padre di suo figlio.

PAPA’ MA NON GENITORE

La vicenda riguarda un tipico “nucleo familiare” di oggi. Una coppia del tutto instabile che ha un figlio e che si lascia poco dopo il “lieto evento”. Più di un anno dopo la rottura del rapporto, il padre viene a sapere che il bimbo non è suo figlio. Un test di paternità conferma che non è geneticamente il genitore. Per questo chiede al tribunale di ordinare all’Anagrafe di disconoscere il bambino, che oltretutto non ha mai frequentato. La richiesta è stata avanzata anche dalla madre, che si è detta favorevole a dare al bimbo il suo cognome, e persino dal curatore speciale per il minore. Il curatore ha sottolineato che, non avendo mai conosciuto il presunto padre, il bimbo non potrebbe avere alcun danno.

LA VERITA’ BIOLOGICA

I giudici hanno accolto la richiesta sottolineando la particolarità di questo rapporto “familiare”, fuori dal matrimonio che ora è previsto dalla nuova normativa del 2013. L’unico ostacolo era l’impugnazione del riconoscimento non veridico. Il presunto padre non poteva farlo perché ha presentato domanda oltre i limiti di legge. Ma lo poteva fare il curatore del bambino dato che la legge ritiene che questo diritto è imprescrittibile per il figlio.

La perizia genetica chiesta dai giudici, decisiva per l’esito di questo processo, ha confermato che secondo i canoni scientifici internazionali il Dna del “padre” non corrisponde in alcun modo a quello del figlio. Non si tratta di sua semplice conferma di quanto aveva già appreso il “padre”, ma di una scoperta con conseguenze molto più estese. È una verità biologica. E questa verità è nell’interesse del bambino e della stabilità dei suoi rapporti familiari. Questa verità non può però essere automaticamente imposta nell’interesse del minore, come ha chiarito la Corte Costituzionale: servono valutazioni sulla situazione concreta.

IL PADRE DISCONOSCIUTO

E in questo caso, come sottolineava nella sua richiesta il curatore per conto del bambino, bisogna riconoscere che, data la tenerissima età e il fatto che quello che finora era considerato il padre non ha mai convissuto con lui né ha mai instaurato alcun rapporto affettivo, non c’è nulla che ostacoli gli effetti del “principio di verità biologica”. In altre parole, «l’accertamento del difetto di veridicità del riconoscimento (cioè il fatto che si sia accertato che il “padre” non è il padre biologico, ndr) non ha alcuna incidenza sulla stabilità dei rapporti familiari né sull’identità sociale del bimbo non ancora formata. È invece prevalente l’interesse del minore «per garantire allo stesso il diritto

ad un rapporto di filiazione veridico che non pregiudichi la sua personalità». Per questo i giudici ordinano all’ufficiale di Stato Civile di cancellare il cognome dell’ex “padre” e sostituirlo con quello della madre. —

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