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Cavezzo, blitz nei cantieri del terremoto: fari sul crimine organizzato

Cavezzo. Cinque denunce tra proprietari superficiali e imprenditori consenzienti.  Piani della sicurezza assenti e operai contigui alla malavita trovati al lavoro

CAVEZZO. A metà marzo un imponente controllo dei carabinieri a Ponte Motte sancì gli affari in paese della criminalità organizzata, alla pari del blitz di ottobre quando nei guai finirono il titolare di un’impresa edile - un napoletano residente a Mirandola - perché il cantiere era sprovvisto del piano operativo di sicurezza e il titolare di un’impresa che svolgeva lavori in appalto in quanto un operaio alle sue dipendenze - un napoletano di 48 anni residente a Bastiglia - era impiegato in n ...

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CAVEZZO. A metà marzo un imponente controllo dei carabinieri a Ponte Motte sancì gli affari in paese della criminalità organizzata, alla pari del blitz di ottobre quando nei guai finirono il titolare di un’impresa edile - un napoletano residente a Mirandola - perché il cantiere era sprovvisto del piano operativo di sicurezza e il titolare di un’impresa che svolgeva lavori in appalto in quanto un operaio alle sue dipendenze - un napoletano di 48 anni residente a Bastiglia - era impiegato in nero. Tutte verifiche collegate agli affari di Giuseppe D’Onghia da tempo nel mirino degli investigatori.

I nuovi RISvolti. Ma gli accertamenti a Cavezzo sono continuati anche grazie all’attenzione di un comandante dell’Arma, che guida una caserma locale. Aveva notato un campano pregiudicato in un cantiere e così la sua intuizione ha dato il via ad un’altra serie di controlli a tappeto. Nei guai sono finiti stavolta un 68enne di Cavezzo, indagato per il fatto di non aver verificato l’idoneità dell’impresa che lavorata nella sua abitazione durante la ricostruzione post sisma, e anche per quattro imprenditori: un 46enne di Sermide, un 69enne di Cento, un 52enne originario di Napoli ma residente a Mirandola e un 38enne che vive a Crevalcore. A vario titolo viene contestato loro l’assenza dei piani della sicurezza di cantiere, la mancanza di visite mediche degli operai e reati amministrativi che portano a circa 21mila euro di sanzioni.

Gli operai a rischio. Ma c’è una situazione desolante che i carabinieri della Compagnia di Carpi hanno riscontrato con puntualità. Si tratta della presenza al lavoro di addetti senza alcun titolo per esserci. O meglio, si tratta di lavoratori di imprese escluse dalla white list prefettizia o che non hanno mai consegnato il Durc, tali quindi da non poter operare nella ricostruzione post sisma. Eppure, pur non essendoci le aziende, in cantiere arrivavano gli operai anche grazie ad operazioni di “distacco”. Semplificando: i lavoratori venivano formalmente prestati ad altre imprese per eseguire varie parti dell’appalto pur comunque restando legati alla casa madre, che invece non poteva né doveva risultare operativa nei progetti finanziati con soldi pubblici. E tra le persone scoperte all’opera ci sono diversi pregiudicati contigui alla malavita organizzata tali per cui gli approfondimenti saranno ancora più circostanziati proprio per evitare - o confermare - come le organizzazioni criminali avessero trovato un modo per insinuarsi nel business del terremoto, condizionare le scelte e cannibalizzare gli affari. —

F.D..