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Così i due fratelli rifornivano di coca calciatori e modelle

Eleganti e sempre al telefono il loro ufficio erano i bar Arrestati ma sono già a casa con obbligo di firma in caserma 

CAVEZZO

Sayed Romdhani, 38 anni, per tutti “Jimmy” e Ameur Romdhani, 34, i due fratelli fratelli tunisini residenti in via Primo Maggio ed arrestati grazie ad un blitz eseguito il weekend scorso dalla polizia municipale su mandato dei carabinieri di Cavezzo, sono di nuovo in giro per il paese. A fare quello che gli riesce meglio: spacciare droga. I due “fratelli di spaccio” erano già noti da anni proprio per questa redditizia attività e giri strani e sospetti. Attività e via vai da e per i ...

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CAVEZZO

Sayed Romdhani, 38 anni, per tutti “Jimmy” e Ameur Romdhani, 34, i due fratelli fratelli tunisini residenti in via Primo Maggio ed arrestati grazie ad un blitz eseguito il weekend scorso dalla polizia municipale su mandato dei carabinieri di Cavezzo, sono di nuovo in giro per il paese. A fare quello che gli riesce meglio: spacciare droga. I due “fratelli di spaccio” erano già noti da anni proprio per questa redditizia attività e giri strani e sospetti. Attività e via vai da e per i “clienti” ( calciatori, modelle e imprenditori), che sono stati monitorati per mesi dalla polizia municipale e infine smascherati sabato sera. Quando gli agenti, alle 19, sono andati a prelevare i due tunisini nel loro appartamento - il cui proprietario è di San Possidonio e dove Sayed risultava affittuario mentre il fratello solo “ospite” - per condurli infine presso la caserma dei carabinieri. Da dove sono usciti poco dopo in manette, salvo poi essere rilasciati ieri con obbligo di firma in caserma. Dal tormentone musicale “Una vita in vacanza” de “Lo Stato Sociale” ad “Una vita al bar” dei due fratelli spacciatori. I quali avevano eletto come base operativa del loro “lavoro” proprio alcuni locali di Cavezzo in cui sostavano h24.



Si tratta del bar “Arcobaleno”, del bar “Cavallino” e del bar “Cinzia (questi ultimi a gestione cinese). È da qui che armati di cellulari, sequestrati poi dai carabinieri, ricevevano chiamate e messaggi dagli acquirenti che raggiungevano a piedi o in bicicletta a domicilio per portargli le dosi di marijuana e cocaina. Ma luogo d’incontro prediletto per concludere “gli affari”, soprattutto di sera, anche i vicini giardini pubblici.



“È da almeno sette, otto anni che vedevo Jimmy aggirarsi in paese e in pratica “vivere” in questo locale - racconta chi frequenta il bar “Cinzia” - era capace di stare qui tutto il giorno, a qualsiasi ora, e giocarsi alle macchinette anche 600, 700 euro a volta. Ci siamo sempre chiesti, sapendo che non lavorava, nonostante fosse sempre ben vestito, da dove prendesse tutti quei soldi. Poi armeggiava di continuo con i cellulari, spariva per un po’ e infine ritornava al bar. Non ci vuole un genio per capire dove andasse visto che è finito in manette. Ma la vera testa calda è il fratello Ameur, che invece è a Cavezzo da poco più di un anno. Al bar “Arcobaleno” ha provocato diverse risse e avuto problemi con tutti, inclusi i titolari. Tant’è che lì non si faceva più vedere ma continuava a stare in pianta stabile ai giardini…». «Negli ultimi tre, quattro anni Jimmy stava qui spesso poi si era aggiunto il fratello: lo sapevano tutti ciò che facevano perché erano perennemente al cellulare, per poi uscire e andare verso i giardini.

E uno dei loro “amici” marocchini è quello che tempo fa ha malmenato una delle dipendenti cinesi del locale», le parole di conferma dal bar “Cavallino” sulla “fama” dei due fratelli. —