Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui
Esci

Palagano, l’ultimo sfregio del caporale nazista alle vittime della strage di Monchio

Il sindaco Fabio Braglia durante una commemorazione della strage di Monchio

È morto Alfred Lühmann. Familiari e sindaco: «Sconcertati dal suo necrologio in cui si cita un sacerdote internato» 

PALAGANO. Condannato all’ergastolo per una strage orrenda, è sempre sfuggito al carcere. E da morto ha lasciato l’ultima beffa: un necrologio che è un altro sfregio alle vittime innocenti.

Stiamo parlando di Alfred Lühmann, caporale nazista condannato il 6 luglio 2011 dal Tribunale Militare di Verona all’ergastolo per la strage di Monchio (Palagano) che il 18 marzo 1944 costò la vita a 136 persone, tra cui donne e bambini. La sentenza è diventata definitiva col terzo grado di giudizio emesso ...

Paywall per contenuti con meter e NON loggati

Paywall per contenuti senza meter

PALAGANO. Condannato all’ergastolo per una strage orrenda, è sempre sfuggito al carcere. E da morto ha lasciato l’ultima beffa: un necrologio che è un altro sfregio alle vittime innocenti.

Stiamo parlando di Alfred Lühmann, caporale nazista condannato il 6 luglio 2011 dal Tribunale Militare di Verona all’ergastolo per la strage di Monchio (Palagano) che il 18 marzo 1944 costò la vita a 136 persone, tra cui donne e bambini. La sentenza è diventata definitiva col terzo grado di giudizio emesso il 2 dicembre 2014, ma la Germania non ha mai concesso l’estradizione del militare.

LA CITAZIONE

È morto il 23 luglio scorso ad Haresfeld, nei pressi di Amburgo, all’età di 93 anni. Il necrologio pubblicato sul quotidiano locale, lo “Stader Tageblatt - Buxtehuder Tageblatt”, con cui il caporale ha salutato il mondo, riporta la frase: “Meravigliosamente salvati dal potere del Bene, attendiamo con fiducia ciò che potrebbe accadere. Dio è con noi alla sera e al mattino e certamente ogni nuovo giorno”. Una frase inopportuna sia perché scelta da un militare nazista con un tale peso addosso e mai pentito, sia per un altro elemento colto dall’associazione famigliari delle vittime della strage, presieduta da Roberto Tincani, e dall’amministrazione di Palagano, guidata dal sindaco Fabio Braglia. «Non sappiamo cosa potrà accadere all’anima di Lühmann - osservano - ma siamo sconcertati nel riconoscere la citazione della frase scritta da Dietrich Bonhoeffer, sacerdote luterano e teologo, impiccato nel campo di concentramento di Flossenbürg il 9 aprile 1945 per espresso ordine di Hitler, pochi giorni prima della Liberazione».

LA FERITA

Nel necrologio è stato applicato a un carnefice l’afflato di innocenza e di rifugio in Dio espresso da una vittima: l’estremo oltraggio. «Certamente miglior epitaffio - dicono famigliari e Comune - sarebbe stata la sentenza del 2011 che dichiarava Lühmann, contumace, responsabile dei fatti del 18 marzo 1944 di Monchio, Costrignano e Susano e, sussistendo le circostanze aggravanti, lo condannava all’ergastolo. Lühmann, su cui gravava anche un secondo ergastolo per le stragi al Monte Falterona (in Toscana) dell’aprile 1944, non ha fatto un solo giorno neppure di arresti domiciliari. Anche se, come risulta dalle intercettazioni telefoniche del 2006, aveva ammesso di aver partecipato all’uccisione di donne e bimbi, sottolineando che nella circostanza non avevano “fatto differenze”. La statura della persona - concludono lapidari - è definita esattamente dall’unico commento riportato dal suo diario di guerra relativo ai fatti di Monchio, in cui furono ammazzate 136 persone e bruciati tre paesi: “Missione contro le bande vicino a Modena. Ricco bottino di prosciutti”». Il necrologio di Lühmann ferisce due volte la gente di Palagano: sia per le parole in sé, sia perché lui era l’ultimo a cui chiedere conto della strage, dopo la morte di Helmut Odenwald. Non potrà mai più essere detta un’altra parola su quel massacro, almeno di ammissione, se non di scusa. L’epitaffio resta l’ultima parola degli ex nazisti, in eterno. —