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«Vinta la guerra dell’acqua i Comuni ci debbono risarcire»

Il sindaco Pierazzi dopo la sentenza della Cassazione sui prelievi dalle sorgenti «Spiace per i colleghi ma quei soldi servono». Si ipotizzano 700mila euro

FRASSINORO

Batte cassa Frassinoro sulla questione acqua. E per gli altri Comuni potrebbe essere una salassata. La vicenda è quella dell’Acquedotto Dragone (prima Consorzio, oggi srl), di cui abbiamo riferito nelle settimane scorse in seguito all'ultima sentenza. In sintesi le cose stanno così.



Nel 1959 Frassinoro aveva stretto un accordo con il Dragone per la captazione delle acque che sgorgano dalle sorgenti di San Geminiano in cambio dell’erogazione di 6 litri d’acqua al secondo, di cui 4 a ...

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FRASSINORO

Batte cassa Frassinoro sulla questione acqua. E per gli altri Comuni potrebbe essere una salassata. La vicenda è quella dell’Acquedotto Dragone (prima Consorzio, oggi srl), di cui abbiamo riferito nelle settimane scorse in seguito all'ultima sentenza. In sintesi le cose stanno così.



Nel 1959 Frassinoro aveva stretto un accordo con il Dragone per la captazione delle acque che sgorgano dalle sorgenti di San Geminiano in cambio dell’erogazione di 6 litri d’acqua al secondo, di cui 4 a pagamento e 2 gratuiti. Il primo luglio 2000 però il Comune affidò la gestione del servizio idrico a Meta (poi Hera) e il Dragone stoppò l’erogazione gratuita sostenendo che l'accordo del ’59 non era più valido perché il Comune non gestiva più.

Il sindaco Elio Pierazzi (mandato 1999-2009) dopo aver tentato una conciliazione nel maggio 2009 depositò di persona a Firenze un ricorso (avvocati Fausta Brighenti e Concetta Donatacci Cirelli) al Tribunale Regionale delle Acque.

Che il 30 settembre 2011 gli diede ragione, condannando il Dragone a risarcire al Comune l’equivalente alla mancata erogazione gratuita dei 2 litri al secondo per 11 anni: circa 300mila euro (232mila più interessi e altre voci).

Il Dragone però il 19 novembre 2013 vinse l’appello al Tribunale Superiore delle Acque.

Ma Frassinoro andò in Cassazione dove è arrivata la vittoria finale inappellabile (emessa a Sezioni unite) con la sentenza pubblicata il 20 aprile scorso.



Il danno va risarcito da parte dei Comuni che hanno quote nella Dragone srl di oggi: da Serra che è capofila (col 18%) a Palagano, Montefiorino, Prignano, Lama Mocogno e Polinago (tutti al 14%), Pavullo (7%) e Pievepelago (5%). Non necessariamente aprendo il borsellino. La Dragone incassa da Hera soldi che poi vengono ripartiti in base alle quote: la somma potrebbe essere decurtata “a monte” prima del frazionamento tra gli enti. Oppure si potrebbero stabilire rate. Ma lo spazio per un accordo, anche un po’ al ribasso, si sta stringendo: Frassinoro in questi giorni ha chiesto con i suoi legali alla Cassazione di quantificare senza possibilità d’appello l’importo che gli è dovuto: un’ulteriore sentenza tecnica, di fatto, che di solito arriva in sei mesi. Ma una volta uscita, i soldi indicati vanno dati fino al centesimo. In più Frassinoro ha chiesto anche che il principio stabilito dal 2000 al 2009 sia applicato anche all’arco 2009-2018, perché l’erogazione gratuita tuttora non c’è. Da 300mila euro quindi si rischia di passare a 600-700mila: una somma da fare capitombolare i bilanci dei Comuni più piccoli.

«Io devo difendere gli interessi del mio ente – sottolinea Pierazzi – anche perché se non lo faccio bene posso essere chiamato a rispondere di danno erariale. Mi spiace per le difficoltà degli altri Comuni, ma quei soldi ci vanno dati. E ci servono per le scuole. Non voglio mettere in ginocchio gli altri: chiedo di sederci a un tavolo a settembre e trovare un'intesa bonaria. Altrimenti aspettiamo la quantificazione di Cassazione, ma sappiano che dopo è quella e basta». «Siamo sicuramente disponibili ad aprire un tavolo – dice Fabio Braglia in veste di amministratore unico della Dragone Impianti srl – ma nel limite di quello che ci diranno i nostri legali. Dai primi riscontri, gli ulteriori nove anni non sembrano dovuti». —