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Serramazzoni, Estense, il viadotto sorvegliato speciale, l’acqua erode la base del primo pilone

Timori per l’ampliamento industriale a Sant’Antonio e Berzigala: raddoppierà il traffico pesante in transito sul ponte  

SERRAMAZZONI. L’acqua ha scavato per quasi due metri alla base del primo pilone che sostiene il viadotto sul Rio Torto, portando allo scoperto un’ampia porzione di cemento che evidenzia ormai segni dell’erosione.

Serramazzoni, il viadotto sull'Estense "osservato speciale"


Il disastro di Genova rilancia la preoccupazione per le condizioni del ponte sull’Estense al confine tra Serra e Pavullo: è nel territorio del primo Comune, ma è fondamentale soprattutto per il secondo, facendo da crocevia di traffico pendolare e di merci in entrata e uscita i ...

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SERRAMAZZONI. L’acqua ha scavato per quasi due metri alla base del primo pilone che sostiene il viadotto sul Rio Torto, portando allo scoperto un’ampia porzione di cemento che evidenzia ormai segni dell’erosione.

Serramazzoni, il viadotto sull'Estense "osservato speciale"


Il disastro di Genova rilancia la preoccupazione per le condizioni del ponte sull’Estense al confine tra Serra e Pavullo: è nel territorio del primo Comune, ma è fondamentale soprattutto per il secondo, facendo da crocevia di traffico pendolare e di merci in entrata e uscita in primis dal polo industriale di Sant’Antonio.



Costruito e inaugurato il 17 ottobre 1982 dalla Provincia (in seguito la strada è diventata statale), il viadotto sul torrente Rio Torto, assieme a quello di Vaglio che lo precede di pochi metri, è il fulcro del più importante asse di penetrazione dell’Appennino. Lungo 200 metri e alto 55, è percorso ogni giorno da migliaia e migliaia di persone, e tante dopo i fatti di Genova si stanno chiedendo quale sia il quadro strutturale a quasi 40 anni dalla costruzione. In particolare alla base: qualche preoccupazione è venuta a chi è sceso a vedere la zona dove posa il primo (salendo) dei due giganteschi piloni. E a ragione probabilmente: fa una certa impressione trovarsi lì e vedere il basamento su cui poggia la grande colonna totalmente scoperto: 50 centimetri da una parte e quasi 2 metri appunto dall’altra. Addirittura si è formato un gradone che evidenzia una parte di vuoto nell’area di appoggio. Pensare al peso che c’è sopra fa venire i brividi: non si evidenziano crepe, ma qualche sbriciolamento superficiale del cemento sì. Colpa dell’erosione dell’acqua, che in questo punto scende copiosa in presenza di forti precipitazioni. Manca un’adeguata rete di regimazione e il terreno argilloso scivola via. Ogni anno si scoprono diversi centimetri, e la situazione adesso è questa. La zona è stata interessata di recente dai lavori di realizzazione del nuovo metanodotto, al termine dei quali si è persa l’occasione per affrontare la questione drenaggi in modo risolutivo. Il secondo dei due piloni centrali invece a un primo sguardo “sta meglio”: alla sua base è fuori dalla terra solo per centimetri



Da parte sua Anas, competente sulla struttura, fa sapere che il quadro del primo pilone è noto, ed è stata segnalata l’esigenza di un approfondimento tecnico. Dai primi riscontri le fondazioni risultano stabili, ma la necessità di raccogliere le acque da monte è nota. Il ponte infatti è monitorato di continuo, soprattutto da un anno a questa parte, da quando in base alle nuove norme europee ogni tre mesi viene compilata una dettagliata informativa sulle condizioni strutturali. Sono stati fatti anche diversi interventi di manutenzione (tra cui quelli sui giunti di acciaio e le barriere di sicurezza) e il viadotto è considerato sicuro nelle condizioni odierne.



Ma c'è un interrogativo di prospettiva. L’ampliamento industriale in atto a Sant’Antonio e a Berzigala è destinato quasi a raddoppiare il traffico pesante in transito giornaliero sul ponte. Si è parlato dell’esigenza di allargare l’Estense, ma una questione non di secondo conto è se un viadotto concepito con i criteri di 40 anni fa sia in grado di far fronte all’aumento di sollecitazioni che si verrà a creare. Nel dicembre scorso la questione del viadotto sul Rio Torto fu sollevata anche in Consiglio a Pavullo dai 5 Stelle, dopo l’emergenza che si era creata a novembre con la prima nevicata che portò alla paralisi di traffico, con tra l’altro un notevole numero di camion a pieno carico bloccati per ore proprio sopra al viadotto. —