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Pupi Avati premia la sorpresa Riva a “ Zocca Giovani”

Il 24enne ha conquistato l’autorevole giuria del Premio con la sua autobiografia sul “dislessico felice” Le parole commosse del regista

ZOCCA

«Non è una vittoria solo mia, ci tengo a condividerla con tutti i ragazzi dislessici che riescono a vivere il limite come un'opportunità». Con queste parole Francesco Riva, 24 anni, ha accolto la vittoria al Premio Zocca Giovani con il libro “Il pesce che scese dall’albero - storia di un dislessico felice”.

E in effetti il libro non è che il racconto della vita dell’autore, la storia di un bambino che si trova in difficoltà a causa della dislessia ma che, a partire da questa, si scaten ...

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«Non è una vittoria solo mia, ci tengo a condividerla con tutti i ragazzi dislessici che riescono a vivere il limite come un'opportunità». Con queste parole Francesco Riva, 24 anni, ha accolto la vittoria al Premio Zocca Giovani con il libro “Il pesce che scese dall’albero - storia di un dislessico felice”.

E in effetti il libro non è che il racconto della vita dell’autore, la storia di un bambino che si trova in difficoltà a causa della dislessia ma che, a partire da questa, si scatena facendo parlare la fantasia e inventando metafore. «Quando all’ultimo anno di accademia teatrale - ha raccontato Riva - mi è stato chiesto di mettere in scena un monologo, non ho avuto dubbi e ho sentito l’urgenza di raccontare la dislessia. Da lì è nato uno spettacolo che ha avuto 87 repliche, grazie anche al prof Stella che mi accompagnava e si occupava di spiegare al pubblico la parte più “scientifica”. Poi Sperling and Kupfer mi ha chiesto di trasformare il monologo in un romanzo. Mi sono sorpreso a vedere quante persone, non solo dislessiche, si riconoscevano nella mia storia».

Presenti alla cerimonia di premiazione i professori Marco Santagata (presidente della giuria) e Alberto Bertoni, oltre al regista Pupi Avati, che ha consegnato il premio a Francesco Riva e ha incantato il numeroso pubblico con il racconto dei suoi primi passi nel mondo del cinema e del suo rapporto con la narrativa.

«Vengo dalla cultura contadina, fatta di tanti racconti orali - ha spiegato Avati -, storie paurose narrate prima di andare a dormire, con quel buio della camera da letto che poi ti faceva paura. E, così come in quei racconti, la letteratura ti aiuta a immaginare, ti lascia l’irrisolto. Da sempre sono affascinato dal limite. Nella scrittura cinematografica sei obbligato a fare i conti con il budget ma nei racconti non è così e da poco ho scoperto questo nuovo modo di raccontare». —