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Modena, il barbiere-artista si arrende: «Città e lavoro sono cambiati»

Per "Sandro" Forgione oltre 40 anni di barba e capelli, insieme alla creazione di sculture su legno che ora ha deciso di vendere tramite un sito internet. Il futuro? «In Costarica»

MODENA. Barba e capelli, tagli e … intagli. Per trent’anni Alessandro Forgione ha alternato il mestiere del barbiere alla passione dell’artigiano. Così il negozio di viale Verdi 80 è diventato un punto di riferimento per la zona Musicisti e non solo.

Sotto all’insegna “Barba e capelli”, però, oggi campeggia un cartello con la scritta: “Barbiere Sandro, Vendo tutto, per cessata attività”. Tre righe che rappresentano la fine di un’epoca per il settantenne dallo spirito ribelle e l’animo di arti ...

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MODENA. Barba e capelli, tagli e … intagli. Per trent’anni Alessandro Forgione ha alternato il mestiere del barbiere alla passione dell’artigiano. Così il negozio di viale Verdi 80 è diventato un punto di riferimento per la zona Musicisti e non solo.

Sotto all’insegna “Barba e capelli”, però, oggi campeggia un cartello con la scritta: “Barbiere Sandro, Vendo tutto, per cessata attività”. Tre righe che rappresentano la fine di un’epoca per il settantenne dallo spirito ribelle e l’animo di artista. Dal 1974, generazioni di clienti hanno attraversato l’uscio per una spuntatina, un taglio radicale e quattro chiacchiere in compagnia. Centinaia di volti sono rimasti impressi nel legno delle opere da lui create dopo la scoperta, trent’anni fa, della vena creativa. Sono nate così sedie e cavallini per i bambini, biciclette e portaoggetti, mobili e persino una miniatura del negozio. Ogni opera è accompagnata dalla firma “S.F.”, che ai tifosi della Rossa possono richiamare bolidi, ma che altro non è che la somma delle iniziali “Sandro Forgione”.

Modena, il barbiere artista "Sandro" Forgione chiude i battenti

Non mancano forbici, orologi, specchi, calchi della mano e i visi che hanno accompagnato la sua carriera. «In una sedia ne ho realizzati oltre trenta», racconta con un misto tra orgoglio e dispiacere. Già, perché il barbiere-artigiano avrebbe voluto continuare l'attività. L’anagrafe ha avuto un peso importante nella scelta, ma non decisivo. «Da dieci anni si vive degrado nel quartiere - riprende Sandro - e i clienti sono andati via o sono venuti a mancare. Il lavoro è calato e sono costretto a chiudere con dispiacere sia per il mestiere sia per l’hobby. Le mie sculture in legno non le ho mai volute vendere fin quando lavoravo, sebbene in tanti avrebbero voluto acquistarle. Ora mi trovo in difficoltà: sono lavori che ho realizzato con passione e amore, non ho il coraggio di regalarli. Sto quindi facendo un sito con un amico per farle conoscere».

Semicelata all’ingresso c’è l’immagine in bianco e nero di un barbiere di un’altra epoca. «Mio nonno», commenta scherzando prima di dare la vera spiegazione. «Ho trovato quest’immagine e ne ho voluto fare una locandina - spiega - sin dal momento in cui ho iniziato l’attività in viale Verdi. Sono nato nel 1948 e risiedo a Modena da 55 anni, inclusa una parentesi di lavoro a Roma. Ho rilevato il negozio da un signore e ho cambiato tutto. Una volta per avere la licenza serviva un diploma, un garante, una certa distanza da un collega. Oggi tutto questo è venuto a mancare. Una volta si poteva piazzare la licenza, ora non vale più niente perché le licenze sono libere. Oggi i clienti chiedono quando si prende per un taglio di capelli. Dico 15 euro e mi rispondono che vanno altrove perché se ne spendono 12. La professionalità è venuta a mancare».

L’amarezza diventa orgoglio quando mostra i riconoscimenti ottenuti sia come barbiere sia come artigiano. «Sono un barbiere particolare e moderno - aggiunge Sandro, il cui cappello arancio da texano è un segno distintivo - Ci ho rimesso anche clienti perché sono troppo all’avanguardia. Anche da piccolo ero troppo avanti. A chi mi chiedeva di fare un codino ne consigliavo due o tre. Il periodo a Roma è stato molto importante perché mi ha aperto le idee. Poi sono stato in Scozia, Inghilterra e Costarica, dove spero di tornare una volta chiusa l’attività». —