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Quelle rotatorie che ricordano gli eroi ammazzati dalle mafie

I familiari delle vittime si ritrovano con gli scout per scoprire i pannelli informativi Le testimonianze di Giovanni e Mara Tizian e del poliziotto di scorta a Falcone

cavezzo

Emozione, solidarietà e lacrime ieri a Cavezzo, per una giornata speciale, voluta dagli scout del paese all’insegna dell’antimafia. Al mattino, il parco di villa Giardino e le rotatorie del paese, sono stati dedicati alle vittime della criminalità organizzata. A presenziare alle cerimonie i familiari di quanti ora saranno ricordati dai pannelli che ne riportano i volti e la tragica storia. Come quella di Peppe Tizian, vittima della ’ndrangheta, il cui ricordo è tornato vivo e strazian ...

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Emozione, solidarietà e lacrime ieri a Cavezzo, per una giornata speciale, voluta dagli scout del paese all’insegna dell’antimafia. Al mattino, il parco di villa Giardino e le rotatorie del paese, sono stati dedicati alle vittime della criminalità organizzata. A presenziare alle cerimonie i familiari di quanti ora saranno ricordati dai pannelli che ne riportano i volti e la tragica storia. Come quella di Peppe Tizian, vittima della ’ndrangheta, il cui ricordo è tornato vivo e straziante nelle parole del figlio Giovanni e della moglie Mara Fonti.

Sia al mattino che nella conferenza tenutasi al pomeriggio al palasport - anche quella un’occasione impareggiabile per la comunità di essere informata su ciò che significa mafia e infiltrazioni mafiose - lacrime ed emozione. Alla pari di quanto avvenuto nel momento dell’inaugurazione del parco intitolato a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e alle vittime delle stragi. A ricordarli, Francesco Mongiovì, che faceva parte, fino a pochi giorni prima, della scorta fatta esplodere dai mafiosi con Falcone e la moglie. Mongiovì ha detto di essere a Cavezzo praticamente per caso mentre nel pomeriggio ha raccontato della sua missione istituzionale, fatta anche dell’arresto di Giovanni Brusca.

«Ci chiese di poter abbracciare suo figlio prima di andare in carcere - ha ricordato il poliziotto - Non potemmo non fargli presente che tutti i morti che lui aveva provocato non avrebbero mai più potuto riabbracciare le loro famiglie».

Tra gli altri testimoni intervenuti in paese: Ferdinando Donè, figlio di una vittima di mafia e Filippo Barbaccia, amico di don Puglisi. Storie che a Cavezzo non saranno più sconosciute e lontane. —