A due anni dalla scomparsa del ciclista e ct, legato a Squinzi, il figlio Gianmarco gioca nel Sassuolo alla Viareggio Cup
di Marco Costanzini
Una storia romantica, una pagina sportiva carica di sentimenti, nostalgia ed emozioni intense: a scriverla è il Sassuolo, con la sua formazione Primavera che oggi debutterà nella 64ª Viareggio Cup. C’è un solo nuovo innesto, infatti, nella rosa a disposizione di Paolo Mandelli e il suo nome risponde a Gianmarco Ballerini. Se ci limitassimo a descrivere questo neo acquisto neroverde, prelevato in prestito dai toscani del Borgo a Buggiano (2ª Divisione Lega Pro), come un giovane attaccante di belle speranze cresciuto nelle giovanili dell’Atalanta, commetteremmo una grave omissione, o meglio non racconteremmo quel profumo di poesia avvolto intorno ad una storia che va ben oltre l’ambito sportivo. Gianmarco, 19 anni il 24 aprile, è il figlio primogenito del compianto Franco Ballerini, colui che prima di essere commissario tecnico della nazionale italiana di ciclismo fu atleta della Mapei di Giorgio Squinzi, in quei magici anni Novanta durante i quali l’attuale patron del Sassuolo scrisse pagine indimenticabili nella storia delle due ruote. Lui, Franco Ballerini, fiorentino classe 1964, ciclista in grado di vincere due edizioni (nel 1995 e 1998) della Classica con la “c” rigorosamente maiuscola, la Parigi-Roubaix, entrambe in maglia Mapei: un mago del pavé, un artista del pedale in quel ciclismo specchio di sudore, fatica e sacrifici che tanto scatenava la passione di Squinzi. Sempre lui, che appena abbandonata l’attività agonistica (nel 2001) divenne uno dei commissari tecnici più vincenti di sempre, capace in meno di nove anni di guidare l’Italia alla conquista di quattro medaglie d’oro, due argenti ed un bronzo ai Mondiali, alla vittoria nell’Olimpiade di Atene 2004 e pure ad un secondo posto olimpico (poi revocato) a Pechino 2008, facendo vivere al ciclismo azzurro uno dei periodi più rosei della propria storia. Di Ballerini, quando scriveva una rubrica di ciclismo su “Il Sole 24 Ore”, Squinzi disse: «Il suo ruolo, da commissario tecnico, è decisivo. Si è dimostrato un grande leader, una persona di cui io, sia da corridore che da tecnico, ho apprezzato le grandi qualità». Oggi Franco Ballerini non c’è più: la sua vita è stata stroncata a soli 45 anni, il 7 febbraio 2010, da un incidente durante il Rally Ronde di Larciano, mentre faceva da navigatore in quella che era un’altra sua grande passione. Ai funerali non mancò chi da sempre lo aveva stimato, Giorgio Squinzi. E il Sassuolo, impegnato nella sua prima Viareggio Cup, scese in campo con il lutto il braccio con la Juventus. A due anni esatti da quel tragico giorno, quasi come lo volesse il destino, il nome di Ballerini si torna a legare a quello di Squinzi: di padre in figlio, non più con la variopinta casacca tanto celebre nel ciclismo, ma sotto i colori neroverdi dell’altro grande amore del Dottore; sempre nel segno della Mapei, seguendo quel percorso, o meglio quella favola, che dopo aver reso grande una squadra di ciclismo ora sta portando nell’elite del calcio italiano anche il Sassuolo. Una storia da scrivere in un anno che già aveva raccontato un’altra poesia, sempre firmata da Giorgio Squinzi: la scelta di Fulvio Pea come tecnico della sua squadra, seguendo il consiglio di un altro compianto amico, Aldo Sassi, direttore di quel Centro Ricerche Mapei oggi sempre più a stretto contatto con i neroverdi.