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la storia si ripete

Franco Ballestri scrisse a Torriani e il Giro arrivò...

«Caro Torriani, data l’importanza del centro turistico di Sestola, le autorità del paese desidererebbero avere l’arrivo di una tappa del prossimo Giro d’Italia». È nata così la “prima” della Corsa...

«Caro Torriani, data l’importanza del centro turistico di Sestola, le autorità del paese desidererebbero avere l’arrivo di una tappa del prossimo Giro d’Italia». È nata così la “prima” della Corsa Rosa a Sestola. Non il percorso che oggi solcherà il nostro Appennino partendo da Lugo. La nostra storia parte da più lontano. Era il 12 agosto 1970 quando Franco Ballestri, fondatore dell’Unione Sportiva Vignolese, scrisse all’allora patron del Giro. La risposta non tardò ad arrivare: «Assicura i tuoi amici a Sestola - si legge nella lettera - che tengo in evidenza la loro richiesta e a tempo opportuno mi farò vivo». Così accadde: Sestola apparve per la prima volta nella cartina del Giro. L’arrivo fu poi spostato a Pian del Falco, da dove oggi partiranno gli ultimi 4 chilometri. Il 30 maggio 1971 i ciclisti attraversarono S. Anna Pelago, Pievepelago, Riolunato, Magrignana, Montecreto, Roncoscaglia, Sestola, fino al traguardo a Pian del Falco. Vinse in volata lo spagnolo José Manuel Fuente, che chiuse la tappa in 3h38’18”, con un vantaggio di 3” su Lino Farisato. L’iberico, al primo successo in rosa, ottenne anche il Premio della Combattività. Più attardato il futuro vincitore del giro, lo svedese Gösta Pettersson, distanziato di oltre due minuti. Al termine della tappa comandava ancora Claudio Michelotto, davanti ad Aldo Moser. I grandi della bicicletta erano approdati per la prima volta nella “piccola” Sestola. Un successo dovuto a un’intuizione di Cesare Magnani, allora sindaco, e all’impegno del cavalier Badiali (presidente dell’Us Vignolese) e Franco Ballestri. Un uomo che ha avuto il ciclismo nel sangue. A diciotto anni, nel 1907, è stato socio fondatore dell’Unione Sportiva Vignolese. A vent’anni partecipò alla prima Corsa Nazionale di Vignola, al Giro del Lago di Ginevra, alla Coppa del Re, alla Firenze-Roma e al Giro di Lombardia. È stato arbitro e ispettore, si è occupato anche di calcio, ippica, pugilato e giornalismo. Tuttavia, la sua passione restava la bici. Così, a ottantuno anni, riusciva a spendersi per promuovere il mondo ciclistico nel suo territorio. È stato colonnello degli Alpini, ha ricevuto la Stella d’argento al merito sportivo e una medaglia d’oro dal comandante di Sestola. La sua storia sarà inserita in un libro, “A ruota libera”, curato dal comitato Cimone Monte in Rosa, con il contributo di Sabrina Bastai. «La sua gioia più bella - ha ricordato il nipote Giorgio - è stata quando accompagnava i nazionali dei ciclisti silenziosi

alle vincenti Olimpiadi di Milano, Helsinki, Washington e Belgrado». «Certo bisogna essere uomini di Sport - scrisse Franco Ballestri nel 1923 - bisogna aver provato le emozioni della contesa o l’amarezza della sconfitta per sentire la poesia dei ricordi sportivi».

Gabriele Farina

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