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Carpi, Paltrinieri: «Ora le vacanze a Taipei»

Gregorio ieri a Carpi: «Dopo le Universiadi mi riposerò, penso di meritarmelo perché è stata una stagione faticosa»

CARPI . Deciso a conquistare nuove mete, senza mai fermarsi. Ieri pomeriggio Gregorio Paltrinieri si è allenato alla piscina di Carpi, diretta dal padre Luca. Determinazione, nonostante su Greg sia comprensibilmente calato un velo di tristezza dopo la scomparsa dell’amico Mattia Dall’Aglio, con il quale il campione carpigiano si è allenato spesso e ha cenato qualche sera prima di partire per i Mondiali di Budapest. Gregorio preferisce gestire con riservatezza il profondo dolore per la morte dell’amico: stamattina sarà tra i partecipanti al funerale per rendergli omaggio. E per lui uno dei modi per fare vivere il ricordo dell’amico e compagno di sfide è solcare, con gli energici fendenti delle bracciate, l’acqua della vasca esterna alla Onorio Campedelli di Carpi.

Paltrinieri, dopo l’oro ai Mondiali, l’attraversata a nuoto all’isola d’Elba, non è ancora tempo di vacanze.

«Mi aspettano le Universiadi: parto la prossima settimana per Taipei. Mi mancano le ultime due settimane di allenamento e di gare poi potrò concedermi un po’ di giorni di riposo tra Bali e Bangkok. Potrò fare anche surf, che durante le vacanze mi stuzzica. Verso metà settembre tornerò in Italia».

Quali impegni ti aspettano quando rientrerai?

«A settembre sarò a Roma, anche per sistemare questioni di sponsor. Alla fine del mese partirò per trascorrere sei mesi in Australia, dove mi allenerò in modo diverso, con il mio amico Mack Horton. Cercherò di migliorare, dove sono un po’ carente: virate e cose del genere. Mack non verrà in vacanza con me, però, come l’anno scorso, ma lo raggiungerò più avanti. Poi, la settimana scorsa mi sono allenato a Piombino, nuotando in mare. Mi è piaciuto, in questo periodo vorrei unire piscina e nuoto in mare».

Tra l’oro a Rio e l’oro a Budapest hai trovato il tempo di scrivere un libro (Il peso dell’acqua, Mondadori).

«Faticoso ma avvincente. Ho iniziato a scrivere dopo le Olimpiadi: c’era molto da dire. C’è voluto quasi un anno e mi è servito cercare di raccontare tutto quello che ho provato nel periodo di Rio. Avevo voglia di farlo perché sentivo che erano cose belle da dire. Non c’è stato un momento preciso in cui è scoccata precisamente una scintilla. Ho dovuto scrivere, rileggere, correggere, riguardare. Un “lavorone” ma bellissimo».

Nel libro trovi il coraggio di parlare delle gioie ma anche dei timori. La solitudine del nuotatore che si tuffa nell’acqua, percepita come amica ma anche come una nemica con la quale fare amicizia ogni volta ...

«Racconto tutto quello che ho provato prima delle Olimpiadi di Rio. Un periodo complesso, in cui si sono intrecciate cose belle e sofferenti. Preparare un’Olimpiade non era facile. E non era ugualmente facile mantenere le aspettative di tutti».

Mentre continui a nuotare hai tenuta aperta la porta degli studi: sei iscritto all’università.

«Sono iscritto da un paio d’anni alla facoltà di Scienze politiche a Roma. Ho iniziato diverse volte a studiare, purtroppo, però, non sono riuscito a dare esami. Ma non mi arrendo assolutamente».

Cosa provi tutte le volte che ritorni nella tua città?

«Ci si allena benissimo in questa piscina, buona e nuova, si sta bene. Venire a casa fa bene, sono spesso in giro per il mondo, ogni tanto sento l’esigenza di ritornare tra i miei punti di riferimento. Non sempre, quando rientro a Carpi, riesco a vedere tutti, perché sto a casa pochi giorni. Qui c’è la mia famiglia, ci sono i miei amici, i compagni e i professori del liceo: le mie radici».

Radici che diventano ogni volta
sempre più solide: basta osservare il gruppo di persone che trasforma in happening l’allenamento di Greg, alle 17.30 di ieri. Perché, se è vero che una medaglia ha due facce, come ricorda il libro, la storia di questo campione insegna che non è quella che luccica a contare veramente.

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