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Carpi, la nuova era comincia col Novara

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Carpi, la nuova era comincia col Novara

Dopo il ciclo Castori, patron Bonacini cerca il bis con Calabro

Il quarto anno di Serie B in casa Carpi si apre col conforto di un buon precampionato, ma all’insegna dei punti interrogativi. La società ha scelto la rivoluzione, seppur mitigata. Via quasi tutta la vecchia guardia,via il mister del miracolo, Fabrizio Castori. Dentro tanti giovani e un tecnico ambizioso, Antonio Calabro, calati in una dimensione rodata: alla ricerca della supremazia fisica su ogni campo. Garantisce uno staff tecnico collaudato e confermatissimo. Si va a caccia di un replay: creare un gruppo di giocatori solido da completare nell’estate del prossimo anno per obiettivi più ambiziosi. Stagione di passaggio si direbbe, se non fosse che col Carpi le sorprese sono sempre dietro l’angolo. Il precampionato ha messo in luce più lati positivi che negativi. Sono arrivate buone indicazioni sia dai singoli che dal gioco di squadra. Ed è proprio quest’ultimo aspetto a segnare la differenza dalla gestione di mister Fabrizio Castori.

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Accantonata l’ossessione per la verticalizzazione, la manovra del Carpi appare più ragionata e costruita. Costringe Jerry Mbakogu a fare un lavoro tutto nuovo, cosa che, a giudicare dalle prime apparizione, sa fare piuttosto bene, giocando anche spalle alla porta, comportamento quasi delittuoso fino alla scorsa stagione. Che possa essere efficace è però ancora tutto da dimostrare. Alcuni dei punti interrogativi potranno sciogliersi già oggi contro il Novara. O almeno allentarsi. Il principale viene dal centrocampo: la mediana dovrebbe essere casa di Daniele Giorico, ma l’ex modenese ha avuto poco tempo per entrare nei meccanismi. Nel 3-5-2 di Calabro quello è un ruolo chiave, sia in fase offensiva che difensiva. E’ il perno su cui si regge l’equilibrio della partita. Lorenzo Pasciuti lì davanti alla difesa è ancora una alternativa credibile, ma non può che essere una soluzione temporanea. Giudizio inevitabilmente sospeso sulla difesa: dal mercato si attendono due pedine potenzialmente titolari. Di obiettivi, ovviamente, non se ne parla. O meglio, si mormora salvezza, ma quella la si mormorava anche a due giorni dalla promozione matematica in Serie A. Vero che in via Marx non si è tanto avvezzi ad accontentarsi, ma altrettanto vero che, fatta eccezione per la fuga di Cristiano Giuntoli alla vigilia della prima Serie A, una stagione così indecifrabile mancava da tempo. Ma in fondo poco importa. Salendo le scale del vecchio Cabassi, che nel 2018 ne farà 90, ci si potrà ancora crogiolare nei piani altissimi del calcio nazionale. Chi l’avrebbe mai vagheggiato, solo otto anni fa quando una arrembante Dorando Pietri arrivò a sorreggere, ironia della sorte, un Carpi dal passo stanco, sfiancato da tanti, troppi anni di dilettantismo.

Nella ultracentenaria vita di via Marx quello è uno degli stacchi più profondi, l’inizio di una salita neppure immaginabile. Ci sarà sempre un prima e un dopo quel 25 maggio 2009, quando Irio Rinaldi, Stefano Bonacini, Roberto Marani, Fausto Salami e Claudio Caliumi si riunirono intorno a un tavolo per cambiare per sempre la storia biancorossa. Il quadro non è inutile: serve a dare una dimensione. Siamo ancora a questo punto linea: il picco più alto di sempre. Servirà ricordarlo nei momenti difficili, se e quando ci saranno.

Fabio Garagnani
 

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