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«La Reggiana  può  restare  al Mapei fino al 2054»

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«La Reggiana può restare al Mapei fino al 2054»

Il socio storico della Reggiana Nunzio Annovi ricorda una convenzione del 1994

SASSUOLO Il socio storico della Reggiana Nunzio Annovi rinfocola la polemica legata all’affitto del Mapei Stadium, che vede il club granata debitore nei confronti della Mapei di 520mila euro: «Non va per niente bene che abbiamo uno stadio per giocare nel quale paghiamo 280mila euro nonostante abbiamo diritto a giocarvi fino al 2054».

Il presidente Mike Piazza ha cercato di coinvolgere anche il primo cittadino, nella speranza che potesse in qualche modo intromettersi (o intercedere non si è capito) in questa vertenza dal carattere quasi esclusivamente privatistico. Invero, oggi è oggettivamente difficile ipotizzare un intervento diretto del primo cittadino Luca Vecchi in questa partita. E nonostante questo, il sindaco di Reggio continua a tenere i contatti con le due parti che da un iniziale patto di non belligeranza, sono passate, negli ultimi mesi a una sorta di guerra fredda, culminata con il mancato rinnovo - da parte della Mapei - di un accordo di sponsorizzazione che rendeva decisamente meno onerosa la pigione per l’utilizzo dello stadio. E che ha avuto - secondo la versione della società granata - come conseguenza la morosità nel pagamento del canone d’affitto arrivando ad accumulare arretrati per 520mila euro.

Come finirà questa guerra fredda? L’ad neroverde Giovanni Carnevali ha chiesto pubblicamente alla Reggiana di «trovare una soluzione» facendo intendere che questa situazione non sia più sostenibile. E la risposta della Reggiana forse sta proprio in quell’accenno del socio storico Nunzio Annovi, secondo cui i granata conserverebbero il diritto a giocare allo stadio fino al 2054. A cosa si riferisce?

Alla convenzione siglata nel 1994, anno di nascita dell’allora stadio Giglio. In questa sorta di certificato di battesimo c’è scritto, appunto, che quella sarebbe stata comunque la casa della Reggiana. Poi però lo stadio dalle mani della Reggiana passò a quelle del curatore fallimentare, finendo all’asta dove ad acquistarlo, a un prezzo davvero stracciato fu il patron della Mapei e del Sassuolo Giorgio Squinzi.

Il punto - che oggi appare in linea teorica - come una partita per avvocati è proprio questo: acquisendo il bene (una volta pubblico)

all’asta il nuovo proprietario deve fare ancora fronte a quegli obblighi elencati nella convenzione stipulata nel 1994? Una domanda a cui nessuno sembra aver voglia di rispondere. Anche solo per evitare che la guerra da fredda che è ora, diventi poi qualcosa di diverso.
 

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