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Pasino e Milanetto: «Modena, ora gente seria»

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Pasino e Milanetto: «Modena, ora gente seria»

Rubinho: «Ho sposato questa città e vivo male la radiazione, non me l’aspettavo» Hannibal: «Una macchia nella storia, ma bisogna riportare il club dove merita»

MODENA La radiazione del Modena dal calcio professionistico, una macchia indelebile per un club che di colpo ha visto scomparire 105 anni di storia, non rende solo triste una città intera ma anche chi ha vestito la maglia gialloblù con onore e gloria, raggiungendo gli ultimi traguardi storici di una società ora defunta: gli eroi della Longobarda, il Modena di Gianni De Biasi capace di compiere la doppia scalata dalla serie C alla A e di far risplendere una piazza che oggi è finita alla ribalta delle cronache nazionali per ben altre ragioni, per demeriti anziché per meriti. Un’impresa al contrario, quella compiuta dalla gestione Caliendo, un’umiliazione difficile da digerire anche per giocatori che il Modena l’hanno reso e conosciuto vincente come Rubens Pasino e Omar Milanetto: «Ora, però, bisogna solo pensare a ripartire – raccontano “Hannibal” e il “Re di palla c’è, palla non c’è” – per provare subito a riportare questa piazza dove merita». Pasino ha vissuto da vicino tutte le vicissitudini degli ultimi mesi, dato che da anni abita in città e che frequenta ancora tanti tifosi canarini: «Spiace molto – racconta – a maggior ragione per quello che rappresenta Modena per me anche al di là della mia esperienza con la maglia gialloblù. Non si doveva arrivare a questo e non avrei immaginato che ci si potesse davvero arrivare, nonostante l’ultimo campionato di sofferenza avesse acceso in me qualche timore. Non si doveva, non si doveva proprio, ma purtroppo questi discorsi li conoscono ormai anche i muri. Una piazza che poteva vantarsi con orgoglio di essere tra le poche mai fallite fa fatica a digerire una radiazione, purtroppo però c’è sempre una prima volta e per questo mi vorrei concentrare su quello che verrà, non su quello che è stato combinato. Società importanti hanno attraversato questi momenti negativi e li hanno trasformati in positivi, penso al Napoli o alla Fiorentina. Un esempio calzante per la situazione del Modena potrebbe essere quello della Spal, oggi in serie A. Bisogna ripartire, con una proprietà nuova che conti possibilmente su imprenditori locali ma soprattutto su persone serie, che abbiano etica, idee e soldi, che riportino dignità e modenesità. Ho visto i tifosi seguire in massa la Berretti, dimostrazione esemplare di quanto la gente tenga ai colori gialloblù, ma il mio augurio è un altro: che i tifosi possano tornare allo stadio, oltre che per il loro innato attaccamento alla maglia, anche per giocatori che li facciano impazzire, per una classifica importante, per campionati che Modena merita. Come la nostra Longobarda? Beh, quel gruppo fu frutto di tante circostanze forse irripetibili, però la speranza è che ci possa essere di nuovo un gruppo di ragazzi con valori tecnici e morali importanti, capace di regalare soddisfazioni alla piazza». Milanetto ha invece seguito a distanza la triste fine del Modena: «È un peccato che la storia della società venga macchiata da questa “prima volta”, ma bisogna subito voltare pagina e ripartire, perché indietro non si può tornare. Io mi auguro che il futuro torni a sorridere alla città e ai tifosi come

ai bei tempi, ai nostri tempi. Per chi ha vissuto gli anni belli del Modena, capisco quanto ora sia dura. Con un progetto serio e soprattutto con persone serie, che abbiano voglia e capacità di investire, si può tornare in fretta nel calcio che conta e che compete ad una città come Modena».

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