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Farina: «Volevo il Modena ma Caliendo mi disse no»

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Farina: «Volevo il Modena ma Caliendo mi disse no»

La rivelazione dell’ex presidente gialloblù: «Ci siamo incontrati più volte»

MODENA Visto che il Modena FC 1912 non esiste più, la sua Presidenza è ormai destinata a restar la più lunga (un decennio, 1984/’94) nella storia del club gialloblù. Logico quindi che anche Francesco Farina si unisca a tutti i modenesi, tifosi e non, che la prematura dipartita del Canarino, colpito dal… virus Caliendo, ha gettato nello sconforto. Un esito, quello della vicenda del Modena, che forse Farina presagiva, stando almeno a una sua frase di una trentina di anni fa. Frase che il suo autore confessa di non ricordare, ma che, per qualche scherzo dei neuroni, era rimasta nella memoria del cronista e di un suo collega. Il primatista di presidenze nei 105 anni gialloblù aveva detto: “Dovessi vendere il Modena, lo darei a chiunque, meno che a Caliendo”. Farina appunto non ricorda queste parole, ma le avalla pienamente: “Anche se non le ricordo, le avrò dette sicuramente, perché il mio pensiero era proprio questo”.

Ma da cosa nasceva la sfiducia nei confronti dell’ex procuratore? Farina è molto chiaro e diretto nelle sue spiegazioni: “Caliendo si era dimostrato persona di grandi intuizioni nella sua carriera, inventando la figura del procuratore, ormai una delle più importanti nel mondo del calcio. Sulla sua affidabilità però ho sempre avuto molti dubbi. Negli Anni Ottanta e Novanta, quando cercava di acquistare il Modena lo faceva sempre con un approccio, a mio giudizio, piuttosto scorretto. Si faceva vivo solo nei momenti di maggior difficoltà della mia gestione, insomma, come si dice, ci marciava senza scrupoli”.

In questa intervista Farina rivela però di avere avuto contatti con Caliendo anche negli ultimi anni e di avere cercato di acquistare la società gialloblù in più di un’occasione. Le parole che seguono diventano così uno sconcertante spaccato del malinconico tramonto di un club ultracentenario. Ancora Farina: “Nel corso della stagione 2014/’15 un imprenditore modenese mi diede il mandato di trattare con Caliendo per l’acquisto del Modena. Un tentativo neppure nato, abortito, potremmo dire. Un aborto certificato dalla risposta di Caliendo, il quale, testuali parole, dichiarò che il suo gioiello non l’avrebbe mai venduto. Tornai a contattare il proprietario del club alla fine dell’estate 2015 per conto di un gruppo di persone seriamente interessate a comprare il Modena. Facemmo due incontri, dopo i quali queste persone in pratica scapparono davanti alla richiesta economica di Caliendo: dieci milioni per la società gialloblù e dieci per il Mammut che doveva obbligatoriamente entrare nel pacchetto”.

L’ultimo contatto tra i due, come svela Farina, avviene nel marzo dello scorso anno: “Quella volta fu lui a chiamarmi. Andai a Roma perché, credo per problemi di salute, non poteva muoversi da lì. L’incontro avvenne prima delle due consecutive sconfitte casalinghe, contro Como e Cagliari, con le quali finì la gestione tecnica di Crespo. Io gli dissi che potevo dargli una mano, grazie alla mia esperienza, a livello di gestione organizzativa, manageriale, perché secondo me in quel momento mancavano persone all’altezza, ma lui mi rispose che a mandare avanti il Modena c’erano i collaboratori migliori possibili, che il suo figlioccio aveva fatto master all’estero, che anche la parte sportiva andava alla grande e che la situazione era rosea. In altri termini cercava solo un aiuto economico”.

Il disperato tentativo di salvare il club da parte di alcuni coraggiosi? Farina non ha dubbi: “Innanzitutto, meglio per loro che non ci siano riusciti. Anche perché il debito complessivo è ben superiore ai cinque milioni di cui si dice. Ci devi aggiungere il milione circa che, mi sembra di capire, vanta il Comune, e i quattro milioni del mutuo. Sommando tutte le voci si arriva a dieci. Tra l’altro, diversamente dal caso Parma, dal cui fallimento c’è chi ci ha guadagnato, qui Caliendo ci ha rimesso parecchi soldi, oltre al Mammut. Un esito assurdo, incomprensibile, anche per questo risvolto”.

Che ripartenza sarà questa prima volta del Modena dopo un fallimento, ricominciando dai Dilettanti? Anche qui Farina ha le idee chiare: “La palla credo che passerà al sindaco, che dovrà cercare di coinvolgere persone serie, convincendole, a rilanciare il Modena. Magari poi, se vorranno, facendosi da parte dopo avere trovato chi subentra successivamente, come è capitato a Parma. Il calcio a Modena ha tutte le possibilità di rinascere nel modo giusto, la gente non vede l’ora, come ha dimostrato già seguendo in massa la gara della Berretti qualche giorno fa”.

Il percorso di rinascita però è obbligato, secondo Farina: “La risalita deve essere rapida, al massimo un paio di anni in serie D e due o tre, non di più, in C. Altrimenti la nuova società si carica di una zavorra economica assolutamente insostenibile”.

Farina chiuse la sua gestione del Modena nel 1994 retrocedendo in C, proprio nella stagione

in cui aveva speso di più tentando di salire in A. Un epilogo amaro che non gli dispiacerebbe di riscattare: “Ora seguo le aziende di famiglia, ma nel Modena tornerei molto volentieri. Solo come manager, s’intende, non avrei la possibilità di acquistarlo”.


 

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