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Gallina: «Io ed Erasmo, quasi fratelli»

«Il mio compito? I cross, lui saltava così alto come se prendesse l’ascensore»

Quando conquistò la Serie C nel 1974 i tifosi sapevano già che sarebbe diventato per sempre “Il Carpi di Gallina-Iacovone”. Così l’avrebbero chiamata negli anni a venire, senza far torto a tutti gli altri interpreti di una impresa che riportò il sorriso ai carpigiani in anni economicamente difficili, segnati dalla austerity. Si sarebbe chiamato così perché quella era l’istantanea della stagione: Luciano Gallina sfonda e crossa dalla fascia, Erasmo Iacovone salta fino in cielo. Se lo ricorda molto bene Gallina, l’altro “gemello del gol”: «Eravamo una squadra molto affiatata – ricorda Gallina – con acquisti indovinatissimi. Io facevo il tornante a sinistra, ed ero incaricato di fare i cross, anche se a volte i ruoli si invertivano. Eravamo un gruppo deciso, caratterialmente forte. Si lottava su tutte le palle e ci si sacrificava per i compagni. Era un calcio totale, ed andavamo in rete con facilità perché eravamo tecnicamente forti. Iacovone sembrava prendesse l’ascensore. Saltava altissimo con forza e tempismo».

In quella stagione trascinò il Carpi con sé. Non l’unico segreto: «Tonelli era un preparatore severo che pretendeva molto. Noi non ci risparmiavamo perché sapevamo che quella fatica sarebbe stata ripagata in campo».

AVEVA GRANDE SENSIBILITÀ

Compagni di campo, amici fuori: “Io e Erasmo eravamo sempre assieme, quasi fratelli, ospiti presso una casa di due pensionati che per noi erano diventati i secondi papà e mamma. Ci davano tutto con grande disponibilità, gentilezza ed educazione. Sisto Lodi e Nerina. Stavamo lì a dormire e a mangiare andavamo al ristorante “da Giorgio”. Erasmo aveva una grande sensibilità e all’epoca frequentava anche le scuole superiori. Era discreto ma con me si apriva».

Una stanza per dormire, gli amici e un pallone attaccato ai piedi. Per ragazzi con poco più di vent’anni la morte è un concetto troppo astratto per diventare reale: «Io lo seppi la mattina successiva. Mi chiamò Bottura, o un altro compagno e mi dissero che Erasmo non c’era più».

AL CABASSI QUANDO POSSO

Ora Gallina vive a Verona, ma non ha dimenticato Carpi. Anzi, quando può torna al Cabassi: «Abito a Verona da 25 anni, perché qui sono nato ed ho i parenti, e qui lavoro presso il Tribunale. Il prossimo agosto però andrò in pensione e spero di avere

il tempo per venire a Carpi più spesso. Partecipai alla festa per la promozione in Serie B e in quell’occasione incontrai la figlia di Iacovone. Avevo in tasca una foto di suo padre. La guardò in modo così intenso che gliela volli regalare».

Fabio Garagnani

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