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Sassuolo, solo un punto. E Squinzi si spazientisce

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Sassuolo, solo un punto. E Squinzi si spazientisce

Appena un’occasione in 95 minuti (sprecata da Berardi), il patron sbotta e non va a salutare la squadra a fine partita

REGGIO. La faccia di Squinzi al fischio finale fotografa la partita meglio di qualsiasi parola. Espressione tra il perplesso e lo sconcertato quella del patron, che dopo gli sbeffeggi subiti dal suo Sassuolo dopo l’umiliante 7-0 con la Juventus, si aspettava ben altro dallo scontro salvezza contro il Cagliari. E invece quella andata in scena al Mapei Stadium è stata “una partitaccia” - così l’ha definita lo stesso Squinzi - che ha evidenziato i cronici problemi in fase conclusiva del Sassuolo.

Tolta la gigantesca occasione che s’è divorato Berardi in apertura di secondo tempo, i neroverdi hanno combinato poco in zona gol per poter accampare rimpianti su uno 0-0 che ha il sapore del minimo sindacale. Nemmeno gli urlacci di Iachini sono riusciti a scuotere una squadra ancora sotto shock, capace di raccogliere nelle cinque partite del 2018 appena due punti con un solo gol segnato.

Il pareggio sta bene al Cagliari, molto meno al Sassuolo che non può continuare a vivacchiare sulle disgrazie altrui. Tante e tali che anche ieri, paradossalmente, i neroverdi hanno guadagnato un punto sulla zona retrocessione (+ 6 sulla Spal). Ma siccome alla fine del campionato manca ancora un’eternità, per evitare brutte sorprese bisogna cambiare passo alla svelta. L’organico è quello che è, tocca a Iachini trovare la chiave per dare un minimo di concretezza ad una squadra che non riesce a segnare: ieri su tredici tiri scagliati verso la porta difesa da Cragno solo due hanno inquadrato lo specchio, peraltro senza i crismi della pericolosità. Allargando il dato all’intero campionato con 14 gol in 24 partite il Sassuolo vanta il peggior attacco del campionato, un dato che si commenta da solo. Se non si inverte questo trend il Sassuolo rischia, nonostante il vantaggio sul terz’ultimo posto possa apparire rassicurante.

L’unico aspetto positivo di un lunch match tutt’altro che entusiasmante riguarda la difesa che non ha preso gol. Dopo i sette schiaffoni dell’Allianz Stadium, stavolta Consigli ha trascorso un pomeriggio di assoluto relax con un unico intervento al 91’ sul tiro da quaranta metri di Barella. Questo a testimoniare quanto il Cagliari sia stato rinunciatario: i rossoblù di Lopez, solidi e in superiorità numerica in mezzo al campo, hanno pensato solo a difendere il prezioso punticino lasciando il pallino del gioco al Sassuolo, sicuramente volenteroso, ma dalle idee confuse sia in fase di costruzione di gioco che in quella conclusiva.

Babacar sembra un pesce fuor d’acqua, Berardi continua ad essere l’ombra di stesso (fallendo un gol che un paio di stagioni fa avrebbe segnato bendato), l’unico a salvarsi del tridente è Politano. Ma da solo non può cantare e portare la croce.

Anche in mezzo, tolto Magnanelli, poca roba tra un Duncan involuto e un Missiroli lento e discontinuo. A centrocampo sugli esterni servirebbero più gamba e vivacità, ma evidentemente Iachini pensa di non avere di meglio, visto che i vari Sensi, Adjapong, Cassata e Frattesi non paiono godere della sua fiducia.

Per raccontare la partita basta dire che in 95 minuti l’umica emozione, si fa per dire, l’ha regalata Berardi dopo 37 secondi dall’avvio del secondo tempo: smarcato davanti a Cragno da Politano, il numero 25 neroverde pasticcia al momento del tiro senza riuscire nemmeno ad inquadrare la porta, con Babacar tutto solo in mezzo all’area a reclamare invano la palla. Il resto è stata noia mista a sbadigli per un lunch match di rara bruttezza, senza ritmo e costellato da falli (tollerati da Mazzoleni) ed errori tecnici. Molti dei quali commessi dal Cagliari, che in fase di ripartenza ha perso un nugolo di palloni mal sfruttati dal Sassuolo.

Reduci da due sconfitte di fila con nessun gol realizzato i neroverdi raccolgono un pareggino che non riesce a far sorridere nemmeno Carnevali. Anche la faccia dell’amministratore delegato al triplice fischio non era di quelle soddisfatte. Evidentemente deve avere percepito l’irritazione di Squinzi (che non è andato a salutare la squadra negli spogliatoi), che mai si

sarebbe aspettato di vedere ridotta così una squadra che solo un anno fa di esibiva sul palcoscenico europeo. La responsabilità è di un progetto tecnico - se tale si può definire -  molto discutibile.

@Star_70_ . ©RIPRODUZIONE RISERVATA


 

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