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Bracci: «Partita fantastica, non voglio perdermela»

Il capitano della Daytona di Vandelli: «Sì, i 5000 del PalaPanini mi mancano, immagino già l’atmosfera, sarà proprio quella in cui giocavamo noi allora...»

«Ragazzi, sono molto contento, perché finalmente dopo tanto tempo domenica vi rivedrò tutti. E lo sono ancor più perché vedrò una partita unica, di quelle che non deluderà nessuno di noi».

Parole pronunciate non esattamente da un giocatore “qualsiasi”, ma da uno dei più grandi capitani della storia del volley: Marco Bracci. Lui, simbolo di Parma, leader di Modena, poi eroe di Roma e campione su cui Macerata iniziò a costruire la sua storia.

«Lo confesso, ho tradito: a Modena non sono venuto pe ...

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«Ragazzi, sono molto contento, perché finalmente dopo tanto tempo domenica vi rivedrò tutti. E lo sono ancor più perché vedrò una partita unica, di quelle che non deluderà nessuno di noi».

Parole pronunciate non esattamente da un giocatore “qualsiasi”, ma da uno dei più grandi capitani della storia del volley: Marco Bracci. Lui, simbolo di Parma, leader di Modena, poi eroe di Roma e campione su cui Macerata iniziò a costruire la sua storia.

«Lo confesso, ho tradito: a Modena non sono venuto per gara 2 il giorno di Pasqua, quella l’ho seguita in televisione, partita pazzesca, bellissima. Mia moglie, Chiara, però, non ha resistito, lei c’era, voleva incontrare amiche e amici di un tempo e quando è tornata mi ha raccontato tutto: da Antoine che urlava “Stazione di Modena... stazione di Modena”, alla ragazzina che si è presa la palla sul set ball della Lube, a tutto quello che rende speciali queste sfide. Stavolta non mancherò, ho voglia di rivivere quell’atmosfera dei 5000 di Modena. Mi mancano molto».

C’è chi dice che il fattore campo possa portare l’Azimut almeno a gara 5.

«Io ho giocato in tante città, ma se c’è un pubblico che può influire sul risultato, questo è quello del PalaPanini. Quindi, sì, c’è una possibilità che l’ambiente sia importante e carichi i ragazzi di Modena, che li trascini, però devo dirvi anche, avendo giocato lì da avversario in situazioni simili, con Parma e Roma, ad esempio, che a volte chi sta dall’altra parte della rete, se è un campione, finisce per esaltarsi proprio come chi gioca in casa».

Un modo come un altro di dire che Modena non è favorita contro la Lube?

«Io credo che Modena abbia buone possibilità di vincere domenica, ma dovrà avere una grande pazienza, aspettare le occasioni che le si presenteranno e riuscire a sfruttarle. Dovrà fare una partita aggressiva, ma non strafare, non andare mai fuori giri, perché dall’altra parte ci sono fior di campioni, proprio come tra i gialloblù».

Lei, che è stato uno dei più grandi di sempre, parla sempre con rispetto dei campioni di oggi.

«Sì, perché sono giocatori fantastici. É difficile anche solo sceglierne uno, magari lo farebbe mia figlia Elena, 16 anni, prima tifosa di Bruninho, da quando suo padre Bernardo mi regalò per lei una maglia del Brasile del figlio».

Difficile sentire Marco Bracci così, quasi emozionato. Ma Lei, con chi vorrebbe giocare se potesse farlo oggi?

«Non voglio offendere nessuno, per carità, perché sono tutti formidabili, ma una partita con Bruninho al palleggio nella mia squadra la giocherei proprio volentieri, poi uno come Sokolov o come Atanasijevic se avessimo bisogno di dare palla alta dietro, ci starebbe bene, o no? In diagonale a me mi piacerebbe il giocatore che ha più eleganza nel mondo del volley, Osmany Juantorena. I centrali? Li lascio scegliere a voi, se battono flot, poi, è anche meglio».

Torniamo a gara 4: ha più possibilità Modena o Trento di arrivare almeno alla superbella?

«Secondo me ne ha più Modena, ma qui ogni partita è una battaglia, questi giocano tre ore senza il cambio palla... E poi ai nostri tempi dicevano che si sarebbero accorciate le partite introducendo il rally point system».

Quindi Perugia in finalem Modena forse: e contro gli umbri non perde da anni...

«Le lunghe serie di successi su una avversaria vogliono dire poco o nulla, Modena vince sempre contro Perugia? In una finale questo non conterebbe e ve lo dico perché Perugia secondo me ha qualcosa in più delle altre quest’anno. Sapete cosa? Ha iniziato a vincere, sta aprendo un ciclo, come fu per noi come Daytona e come per tanti altri super club, Perugia è in una fase ascendente della sua storia. Fermarla non sarà facile. Poi è vero anche che se il prossimo anno arriverà Leon, allora contro Perugia è meglio vincere adesso perché con quello, che è illegale diventerà quasi imbattibile».

Se si parla di futuro, giusto chiedere a uno come Lei che pensa delle voci che vogliono Bruno in direzione Lube.

«Non ci vedo nulla di male, lui a Modena ha dato tutto e sta dando più di tutto, con Modena ha anche vinto tutto, è un campione meraviglioso. Farà le sue scelte e andranno rispettate».

Quest’anno ha tenuto banco la convivenza sotto lo stesso tetto di stelle come Bruno, appunto, Ngapeth e Stoytchev. Lei che ne pensa?

«Allora, ragazzi: primo, quando si va in campo credetemi che nessuno pensa ad altro se non a vincere, poi è chiaro che se qualcosa è successo allora la situazione andava gestita meglio da tutti, perché nell’arco di una stagione queste cose incidono su un ambiente».

Prima di rivederla al PalaPanini, una curiosità ce la toglie? Nel 1990 Lei con la Maxicono chiuse il ciclo Panini e proprio Lei convinse l’arbitro che aveva dichiarato chiusa la partita in favore di Modena a far ripetere il punto fino al 3-2 per Parma...

«Adesso ricordo bene, era l’anno in cui Modena era Philips.... gara 1 della finale del 1990, al PalaPanini dove non si vinceva mai.... Prendetevela con Renan Dal Zotto, non con me, fu lui che attaccò out quel, pallone sul 14-11 per Modena ... Io ero in seconda linea, poi ci fu tutto quel casino col giudice di linea e l’arbitro alla fine diede la palla toccata cambiando idea. Jankovic non chiese time out e Modena perse in modo incredibile la partita».

E poi anche lo scudetto, aggiungiamo noi: quel giorno avrebbe mai immaginato che sarebbe diventato capitano di Modena?

«Non lo so, ma è stata una esperienza meravigliosa. A Modena ho vinto 2 scudetti in 4 anni, il 50%, non male, più 3 Coppe dei Campioni e 1 Coppa delle Coppe, tutto fantastico, ma la vittoria che ricorderò sempre fu quando a Roma nel 1995 conquistammo la prima Coppa Italia al PalaEur con 12.000 spettatori. Fu lì che aprimmo il nostro ciclo».

Ricordi idelebili: che effetto le farà risentire Antoine trascinare il PalaPanini?

«Non so se è vero che sta pensando di andare in pensione, ma io voglio lanciare una petizione per fargli cambiare idea e sarò il primo a firmarla, non ci può essere pallavolo al PalaPanini senza Antoine, questa è l’unica cosa certa».