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Quelle sfide a tennis al Mammut, lo scudetto sfiorato con la Panini, le vittorie nel femminile

Paolo Guidetti apre il libro dei ricordi con un classico: le sfide a tennis con Adriano, un mistero ancor oggi su chi le vincesse: «All’inizio lui, del resto forse non vi ha raccontato che partiva...

Paolo Guidetti apre il libro dei ricordi con un classico: le sfide a tennis con Adriano, un mistero ancor oggi su chi le vincesse: «All’inizio lui, del resto forse non vi ha raccontato che partiva avvantaggiato perché è stato maestro di tennis e io avevo 12 anni in meno, quindi subivo. Poi, però, la situazione è cambiata...».

Momenti splendidi al Mammut.

«Si parla di 53 anni fa ragazzi, non di ieri. Poi con Barone ci siamo messi a frequentare il torneo di Spilamberto dove non ci sopportavano p ...

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Paolo Guidetti apre il libro dei ricordi con un classico: le sfide a tennis con Adriano, un mistero ancor oggi su chi le vincesse: «All’inizio lui, del resto forse non vi ha raccontato che partiva avvantaggiato perché è stato maestro di tennis e io avevo 12 anni in meno, quindi subivo. Poi, però, la situazione è cambiata...».

Momenti splendidi al Mammut.

«Si parla di 53 anni fa ragazzi, non di ieri. Poi con Barone ci siamo messi a frequentare il torneo di Spilamberto dove non ci sopportavano più, vincevamo sempre e a rete, visto che eravamo pallavolisti, nessuno ci superava. Del resto a me piace definirmi un Samuele Papi di quei tempi, 10 centimetri più basso, ma che ne saltava 20 più di lui».

Paolo Guidetti ricambia poi la cortesia del fratello.

«Adriano? Allenatore ottimo, garantisco io. Poteva solo risparmiarsi di battermi 3-2 nel mio primo anno con la Panini. Per colpa sua e della sua Edilcuoghi non ho vinto quello scudetto, purtroppo andò così».

I cinque anni con la Panini di Paolo Guidetti resteranno epici nella memoria di chi li ha vissuti.

«Rimpianti? A parte non aver vinto il primo anno in cui avevamo la squadra più forte, resta l’episodio della monetina: è vero io e Adriano avremmo coronato un sogno, vincere insieme il titolo, ma come finì lo sapete già. Kim Ho Chul tanti anni dopo parlando con Anastasi gli raccontò di aver simulato tutto...».

Un allenatore come Lei non ha mai guidato la Nazionale. Perché?

«A quei tempi la scelta del tecnico azzurro era basato su situazioni non solo sportive. Ci andai vicino proprio nell’anno della “monetina”, ma me ne feci una ragione perché ho sempre preferito essere un allenatore in un club dove potevo far migliorare e insegnare ai miei ragazzi giorno dopo giorno che il gestore di una squadra per poche volte all’anno».

Lei ha avuto campioni assoluti, come Rajzman.

«Bernard era prima di tutto una persona leale, coraggiosa e con talento, poi in campo anche furbo come pochi...Sapete cosa gli dissi un giorno? Tu diventerai un pezzo grosso in politica. Non mi sono sbagliato: è stato deputato in parlamento e presidente del Comitato Organizzatore dei Giochi Olimpici di Rio nel 2016».

Anastasi, Lucchetta, Cantagalli, Recine...

«Fare nomi non mi piace, rischierei di dimenticare ragazzi che ho visto nascere, quelli che lei ha citato sono alcuni dei tanti che mi hanno fatto felice. Recine un anno fa di me disse una cosa meravigliosa, per loro non sono stato solo un allenatore, ma un maestro di vita. Un complimento bellissimo».

Lei è stato vincente anche tra le donne.

«Noventa, Soliera, Spezzano: sono molto orgoglioso di quanto ho ottenuto anche nel settore femminile e vi dico che insegnare alle donne è facile perché ti ascoltano e si applicano più degli uomini. Inoltre sono anche più riconoscenti».

Come vede la prossima stagione di Modena?

«Perugia su tutte, perché equilibrata e ha un allenatore che ha appena vinto proprio in quell’ambiente, la Lube non è più forte di Modena che con il ritorno di Julio si darà una sistemata sul piano ambientale dopo tutto quello che è successo».

Come è la vita di Paolo Guidetti oggi?

«Da camminatore podista, perché a tavola purtroppo esagero sempre. Poi faccio il direttore tecnico a Casagrande dove c’è un gruppo di ragazzine fantastiche che mi danno delle soddisfazioni. Pensavate forse che avessi chiuso con la pallavolo?» —

FABIO ROSSI

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