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Jacopo e Chiara: giovani fotografi crescono

Il racconto dell’esperienza di lavoro alla “scuola” realizzata dalla tv con la Fondazione e dedicata ai luoghi del territorio

MODENA. Giovani professionisti dello scatto si mettono in gioco. Sky Arte ha ospitato “Foto Factory”. Una scuola di fotografia, realizzata con la Fondazione Fotografia di Modena, in cui sono stati ritratti luoghi del territorio. Tra gli studenti ammessi Jacopo Valentini, modenese trasferitosi in Svizzera.

Quando nasce in te la passione per la fotografia?

«A 14 anni, quando ebbi in regalo la mia prima macchina fotografica. L’apertura verso la fotografia cresce gradualmente durante la mia adolescenza, fino ad approdare a una vera e propria necessità dopo che iniziai a frequentare l’Accademia di Architettura di Mendrisio, Università della Svizzera Italiana, a cui sono iscritto all’ultimo anno. Usavo e uso sempre più la fotografia come strumento progettuale, portatore di suggestioni necessarie per il mio genere di processo creativo».

C’è un’emozione particolare che può comunicare lo scatto?

«Credo che uno scatto trasmetta un’emozione, nella maggior parte solo “sensazione”. Questa però è sempre diversa, poiché sempre vissuta in maniera personale da colui che si relaziona con l’immagine».

Come sei venuto a conoscenza di Foto Factory Modena?

«Ho conosciuto l’esistenza di questo workshop fotografico durante la visita alla mostra di Hiroshi Sugimoto alla Fondazione Fotografia di Modena, presso il Foro Boario».

I maestri della fotografia hanno puntato su diversi scenari, cittadini e provinciali. Qual è stato per te il più significativo?

«L’entusiasmo e lo stimolo maggiore l’ho riscontrato nel lavoro svolto insieme a Pino Musi, nei pressi di Montecreto, sull’Appennino modenese. Pino è stato in grado di sollecitare il mio interesse sia dal punto di vista didattico sia nel lavoro pratico».

Qual è stato il rapporto con gli altri fotografi ammessi al tutorial?

«Il rapporto con tutti gli altri miei compagni è stato più che positivo. I ragazzi ed io eravamo al workshop con un’unica passione che accomunava tutti: la fotografia».

Ci sono tecniche che hai potuto approfondire?

«Dal punto di vista tecnico ciò che mi ha interessato maggiormente è stato il lavoro di post produzione fatto sugli scatti da presentare. Un atteggiamento fotografico che non adottavo normalmente sui miei lavori precedenti».

Su Instagram hai pubblicato diverse immagini in bianco e nero. Un richiamo all’antico nel mondo digitale o il suo valore è sempre attuale?

«Instagram è un frivolo passatempo, non lo posso considerare una valida motivazione di dialogo appartenente ad un certo livello fotografico, anche se riconosco a quel mondo un certo interesse sempre contemporaneo. La vita è a colori, il mondo è a colori. Il bianco e nero è una scelta che un fotografo può fare dopo aver fatto certe riflessioni».

Ti piace viaggiare? C’è qualche luogo che ti è piaciuto riprendere con la tua macchina fotografica all’estero?

«Sono abituato a viaggiare da sempre. Il mio occhio non ha preferenze geografiche, ma si ferma quando è attratto da un’immagine, uno scenario, una visione che poi si deposita in uno scatto».

Modena

può ancora essere un riferimento per giovani fotografi?

«Credo che Modena possa certamente essere tuttora un punto di riferimento per i giovani fotografi, specie dopo l’arrivo di Fondazione Fotografia. Modena è oggi un grande centro di interesse per la fotografia e per molto altro».

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