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Le foto raccontano Novi: storie e volti di un secolo fa

Un paese ferito dal sisma e che ha perso anche la sua Torre dell’Orologio

NOVI. Questa è la prima di due puntate dedicate a Novi di Modena, da non confondere con Novi Ligure, o Novi Velia in provincia di Salerno! Qualche lettore si chiederà: due puntate su un paese di poco più di 10.000 abitanti che si estende per 51,82 kmq? Sono almeno due i motivi. Il primo motivo è che non bisogna dimenticare. Novi, e le sue frazioni, soprattutto Rovereto su cui torneremo, hanno sofferto terribilmente per il terremoto. La Torre dell'Orologio, gravemente danneggiata con le scoss ...

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NOVI. Questa è la prima di due puntate dedicate a Novi di Modena, da non confondere con Novi Ligure, o Novi Velia in provincia di Salerno! Qualche lettore si chiederà: due puntate su un paese di poco più di 10.000 abitanti che si estende per 51,82 kmq? Sono almeno due i motivi. Il primo motivo è che non bisogna dimenticare. Novi, e le sue frazioni, soprattutto Rovereto su cui torneremo, hanno sofferto terribilmente per il terremoto. La Torre dell'Orologio, gravemente danneggiata con le scosse del 29 maggio 2012, è crollata il 3 giugno 2012 con la scossa di magnitudo 4.8 delle 21.20.

C'era una volta a Novi: i volti e i luoghi

Il Teatro Sociale, orgoglio cittadino, è inagibile, al pari di molti altri edifici pubblici e privati. Il secondo motivo è personale. Nel 1999 pubblicai un volume di vecchie fotografie di Modena e provincia che si intitolava Modena Ottocento/Novecento. Il lavoro dell'uomo e la camera oscura. In copertina c'è un autoscatto ironico del 1918 di Giuseppe Sala, fotografo novese, tratto da una lastra un poco sbrecciata: uno dei personaggi ritratti, un ragazzo, regge tra le braccia un tacchino!

C'era una volta a Novi/ cartoline dal secolo scorso

Debbo alla gentilezza di Giancarlo Sala l'utilizzo di questa e di molte altre immagini di Novi, che rivedrete in questa e nella prossima puntata. Tanti mi hanno generosamente aiutato, come sempre, in questa ricerca. Molto materiale proviene però da due bellissimi volumi, Novi e i Novesi, pubblicato nel 1983, e Novi e i Novesi 2, del 2007. Sono centinaia di immagini, che "ci trasmettono, con vigore e lucidità, il contesto sociale, economico e familiare di donne e di uomini che sono parte di noi; ci coinvolgono emotivamente i luoghi che hanno conservato, fino ai nostri giorni, la loro identità urbana, così come quelle parti di territorio che si sono modificate nel corso del tempo".

C'era una volta a Novi: foto ricordo del paese di un tempo

Anche altri Comuni della nostra Provincia hanno recuperato in questo modo il loro passato. L'auspicio è che accada ovunque. Ma torniamo a Novi e agli edifici colpiti dal sisma. La Torre dell'Orologio ora crollata si ergeva sulla centrale piazza 1° Maggio. Risalente alla prima metà del 1700, era stata concepita all'ingresso sud dell'antico borgo. Presentava due soli quadranti, e verso la fine degli anni Venti venne ristrutturata dall'architetto novese Pietro Pivi e dotata dei caratteristici quattro quadranti.

C'era una volta a Novi / foto ricordo dal passato

A Pietro Pivi si deve anche il Teatro Sociale, il più ampio edificio pubblico del centro, iniziato nel 1923 e terminato nel 1926. Sull'onda della passione lirica e delle operette, imitò lo schema di celebri teatri cittadini, con tre ordini di galleria, grande palcoscenico e profusione di decorazioni, specialmente nel grande soffitto circolare. L'edificio, per lungo tempo di proprietà privata, fu poi attrezzato a sala cinematografica. Acquistato dal Comune nel 1995, ora inagibile, è in attesa di interventi per recuperare al paese le sue grandi potenzialità.

C'era una volta a Novi: in giro per il paese

Molti danni ha subito la Chiesa Parrocchiale di San Michele Arcangelo, tra gli edifici più antichi e rilevanti del paese, quasi isolata dal centro abitato. La chiesa, già gravemente ferita dal sisma del 20 maggio 2012, è stata fortemente danneggiata dalle violente scosse del giorno 29 che fecero crollare le volte della navata centrale e causarono pesanti danni alle navate laterali, al presbiterio e alla facciata. A testimonianza della primitiva pieve sono conservati, ed erano visitabili, i resti absidali della fondazione preromanica e di quella romanica, portati alla luce nel corso di scavi archeologici nel 1993. Alla pieve romanica si lega il pezzo più prezioso della chiesa: la grande lastra con il bassorilievo del Cristo in gloria, eccellente opera di scultura campionese del XII secolo.

Tra le molte immagini di edifici di Novi che vedrete in queste due puntate mi ha colpito un gioiello architettonico, anch'esso purtroppo danneggiato: Villa delle Rose, una delle più eleganti e aristocratiche residenze della Bassa modenese. Edificata per volere del conte Carlo Testi, a iniziare dal 1815, su progetto di un architetto inglese, occupa una vasta area, con un grande parco giardino. Un ampio loggiato con colonnato immette al grande salone da ricevimento in stile neoclassico, con un soffitto affrescato ben conservato. Venduta sul finire dell'Ottocento al barone Ruggeri di Genova, passò poi ai signori Trewella che la riportarono al primitivo splendore

Un gioiello che, dopo l'acquisto nel 1913 da parte del cavaliere Roberto Vecchi, è sempre appartenuto ai discendenti della stessa famiglia, che vi risiedeva fino a prima del terremoto.

L'agglomerato urbano di Novi ha avuto una minuscola estensione, frutto di una crescita lentissima, fino alla fine dell’Ottocento.

"Se dunque escludiamo la Torre Tarabina, di probabile impianto cinquecentesco, quella settecentesca dell'orologio pubblico, e il "Palazzone" del primo Ottocento che nelle foto più vecchie vediamo chiudere a sud la borgata, il gruppo di 26 case censite nel 1861 entro il perimetro delle due brevi circonvallazioni (tratto nord di via Zoldi e via De Amicis) risultava sostanzialmente privo di altri edifici di rilievo. Tali case, allineate in gran parte ai bordi dell'attuale corso Marconi, erano occupate da un centinaio di famiglie, appartenenti in buon numero al ceto della piccola borghesia e impegnate, con alcuni componenti, nei servizi amministrativi, commerciali o artigianali rivolti alla comunità.

L'ampliamento al di fuori dei secolari confini cominciò allorché furono eretti i due fabbricati scolastici - ora scomparsi - voluti dai liberali progressisti alla fine dell'Ottocento per dare efficace attuazione alla legge nazionale sull'obbligo scolastico. Fra il fronte meridionale del borgo e le nuove scuole maschili e femminili, ubicate ai fianchi del "Palazzone", nacque così la piazza che l'amministrazione socialista del 1910 volle chiamare 1° Maggio, nome cambiato durante la dittatura fascista, ma ripristinato nel 1947.

Caduto il governo socialista locale nell'aprile del 1921, trascorso un lungo intervallo durante cui il paese fu retto da commissari prefettizi, il 10 dicembre 1922 a Novi si insediò un'amministrazione fascista. Nemmeno tre settimane dopo, il consiglio comunale cambiò i nomi delle vie cari ai socialisti. Così, piazza 1° Maggio fu denominata piazza Vittorio Veneto, corso Carlo Marx fu ribattezzato corso Giulio Giordani, la via Francisco Ferrer fu intitolata a Filippo Corridoni e la via Andrea Costa venne dedicata a Nazario Sauro".

Forse non tutti sanno chi era Francisco Ferrer (1859-1909). Aprì la Escuela moderna per insegnare i valori sociali radicali ai ragazzi della borghesia. Fu fucilato a Barcellona, suscitando sdegno in tutta Europa, in seguito alla dichiarazione della legge marziale nel 1909 durante la "Settimana Tragica", una rivolta scoppiata il 26 luglio quando la popolazione si ribellò alla Guardia Civile che aveva il compito di far imbarcare i coscritti (per la quasi totalità appartenenti alle classi povere) mandati a combattere nelle guerre coloniali in Africa.

I vecchi nomi delle strade di Novi a inizio Novecento indicano una profonda presenza socialista.

Chissà per quale motivo quella che ora è via Fratelli Rosselli fu denominata all'epoca via Cesare Lombroso, il discusso padre della criminologia, morto anch'egli nel 1909?

Rolamdo Bussi

bussirolando@gmail.com

(62, continua)