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«Patrimoni industriali: occasione per futuri palinsesti urbani»

Qui di seguito un estratto dal volume “Città e architetture industriali. Il Novecento a Modena” a cura dell'Ufficio Ricerche e Documentazione sulla Storia Urbana del Comune. La città del primo...

Qui di seguito un estratto dal volume “Città e architetture industriali. Il Novecento a Modena” a cura dell'Ufficio Ricerche e Documentazione sulla Storia Urbana del Comune.

La città del primo Novecento è oggi cerniera tra un centro storico ricco di simboli identitari e una periferia stratificata, con parti significative di qualità e altre bisognose di una attenta azione di recupero, come gli insediamenti industriali del primo e secondo dopoguerra. Il valore culturale della città non sta solo ...

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Qui di seguito un estratto dal volume “Città e architetture industriali. Il Novecento a Modena” a cura dell'Ufficio Ricerche e Documentazione sulla Storia Urbana del Comune.

La città del primo Novecento è oggi cerniera tra un centro storico ricco di simboli identitari e una periferia stratificata, con parti significative di qualità e altre bisognose di una attenta azione di recupero, come gli insediamenti industriali del primo e secondo dopoguerra. Il valore culturale della città non sta solo nei suoi monumenti simbolo: nel suo insieme essa rappresenta parte della più complessa identità collettiva dei cittadini.

La città moderna si definisce con la rivoluzione industriale. L'industrializzazione del territorio modenese, iniziata lentamente tra Otto e Novecento, cambia il volto dello spazio urbano. La modernizzazione della città italiana si concretizza anche nella rottura dei vincoli fisici della città storica: abbattimento delle mura e dei più insalubri vicoli medievali, ricollocazione esterna delle produzioni, in luoghi più idonei. Il governo locale sostiene i processi con politiche urbanistiche espansive, con l'attivazione di servizi e la costruzione di infrastrutture per la mobilità e l'energia. La rivoluzione industriale cambia i rapporti sociali e la vita urbana, anche a Modena. La fabbrica non è solo occasione per produrre lavoro e reddito, per migliorare le condizioni di vita: è la leva per trasformare l'idea di città.

Le carte topografiche di Modena indicano puntualmente i segni della modernizzazione, che si realizza in particolare a nord della Ferrovia Adriatica: si ricordano l'Officina del gaz (1847), la Conceria Donati, il Cotonificio Modenese (1907), poi Proiettificio e quindi nel 1928 OCI-FIAT trattori. Negli anni Trenta e Quaranta, più a ovest sorgono le Fonderie Valdevit, la Ligmar, le Officine Padane e al lato opposto della ferrovia la fabbrica di candele Alfieri Maserati, caratterizzando la prima grande area industriale della città. Altro polo della grande industria modenese è costituito dalle Acciaierie Ferriere, dalle Fonderie Riunite e dalla Maserati, su viale Ciro Menotti. Fuori da queste aree si stagliano la Manifattura dei Tabacchi, e l'AEM (1912), divenuta poi AMCM. Inoltre, nel 1877 con l'apertura di via Camurri, dal 1911 via Paolo Ferrari il Comune intende dare nuovi spazi per case, opifici e magazzini. Questa scelta consolida l'affermazione industriale della prima zona. Negli anni del boom in tutta l'area nord crescono gli insediamenti produttivi e le residenze.

Dalla seconda metà degli anni Ottanta del Novecento mutamenti economici e produttivi determinano la progressiva dismissione di storici siti produttivi. In gran parte demolite, fabbriche e infrastrutture diventano motivo per un generale ripensamento dello spazio urbano.

Anche in questo caso, il patrimonio storico industriale è occasione per ridisegnarne il futuro. Il cammino è accidentato, ma non mancano esempi importanti, che confermano la possibilità di fare dei luoghi del lavoro e della produzione del Novecento l'occasione per futuri palinsesti urbani.