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La ferrovia che si fermò alle porte di Pavullo

La ferrovia che si fermò alle porte di Pavullo

A lavori avanzati, il progetto fu abbandonato negli anni ’30. La capitale del Frignano un secolo fa: storie, volti e paesaggi

PAVULLO. Chi va a Pavullo con mezzi pubblici sale sulla corriera. Ma negli anni Venti era stato avviato un progetto di prolungamento della tranvia Modena-Maranello, con caratteristiche ferroviarie, per raggiungere il capoluogo del Frignano, per proseguire poi verso la Toscana. I lavori furono effettivamente avviati, per poi interrompersi alla fine degli anni Trenta, dopo la costruzione di 37 km di sede ferroviaria, 3 stazioni, 5 fermate, 22 caselli e 5 gallerie.

Alcune di queste gallerie sopravvivono ancora, utilizzate per scopi ben diversi. Chi da Pavullo va verso il Castello di Montecuccolo vede sulla destra un immenso spazio pianeggiante. Lì alla fine degli anni Venti Luigi Teichfuss e Umberto Giannini individuarono il luogo adatto per ospitare una scuola di volo a vela. Con l'appoggio di Italo Balbo lì si tenne nel 1927 il primo corso per piloti di volo a vela, e nel 1930 sorse una caserma dell'Aeronautica Militare. Riconosciuto aeroporto a tutti gli effetti, fu intitolato nel 1932 a Giulio Paolucci, lì precipitato nel 1928.

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A sinistra dell'aeroporto una strada conduce a Gaiato, dove negli anni Trenta si edificò un sanatorio molto famoso in Provincia, su progetto dell’architetto Mario Guerzoni. Lì venne ricoverato Salomon Papo, uno dei ragazzi di Villa Emma a Nonantola, poco più di 15 anni, malato di tubercolosi: non poté seguire gli altri in Svizzera. Arrestato nel marzo 1944, il suo nome compare nella lista di deportati da Fossoli ad Auschwitz con il convoglio del 5 aprile 1944. Le frazioni di Pavullo sono numerosissime, da Benedello, Camatta, Castagneto, Coscogno, Crocette, Frassineti, Gaiato, Iddiano, Miceno, Montebonello, Montecuccolo, Monteobizzo, Montorso, Monzone, Niviano, Olina, Renno, Sassoguidano, fino a Verica. In questa puntata compaiono vecchie fotografie, che ci mostrano come erano un tempo.

Oggi sono famose, per i murales a Lavacchio, o per il pane buonissimo di Verica. Lascio lo spazio di questa puntata a vecchie immagini, ma non posso tralasciare il Ponte di Olina sullo Scoltenna, che risale al 1522 secondo criteri di costruzione architettonica molto avanzati per l'epoca, con una arcata a forma parabolica. Oggi nessuno va più a Sestola utilizzando la "Serpentina". Invito a percorrerne un breve tratto e a visitare la Pieve di Renno, uno degli edifici romanici più significativi del nostro Appennino.

Molti piccoli borghi attendono di essere restaurati. Bisogna seguire l'esempio di Franco Cosimo Panini, il grande editore di figurine e libri, a cui nel 2009 è stata dedicata la nuova scuola d'infanzia di Sant'Antonio, che ha recuperato con grande amore un borgo a Coscogno. P. S. Nella puntata precedente sono apparse alcune foto deile distruzioni di Pavullo nella Seconda guerra mondiale, che appartengono a Foto Manfredini s.n.c. Professional Photographers & Digital Lab - Since 1965, di Pavullo, che ringrazio. bussirolando@gmail.com

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