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Modena, Longhi: «Buona accoglienza Ora si parla di città»

Claudio Longhi, direttore di Emilia Romagna Teatro Fondazione, sta ritornando da Liegi, dove ha presenziato, all'Opera Royal, alla rappresentazione di “Vangelo”...

MODENA. Intercettiamo Claudio Longhi, direttore di Emilia Romagna Teatro Fondazione, nel corso del viaggio di ritorno da Liegi, ove ha presenziato, all'Opera Royal, alla rappresentazione di “Vangelo” di Pippo Delbono nella sua versione lirica: «Un successo straordinario - ci racconta - a conferma del fatto che sul piano internazionale Delbono è veramente amato e forse compreso ancor più che in Italia». La città di Liegi, peraltro, è da anni partner dell'ente modenese grazie all'esperienza di ...

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MODENA. Intercettiamo Claudio Longhi, direttore di Emilia Romagna Teatro Fondazione, nel corso del viaggio di ritorno da Liegi, ove ha presenziato, all'Opera Royal, alla rappresentazione di “Vangelo” di Pippo Delbono nella sua versione lirica: «Un successo straordinario - ci racconta - a conferma del fatto che sul piano internazionale Delbono è veramente amato e forse compreso ancor più che in Italia». La città di Liegi, peraltro, è da anni partner dell'ente modenese grazie all'esperienza di ciò che è stato il progetto Prospero: «È stata anche un'occasione, infatti, per procedere su alcune riflessioni comuni», ci dice ancora Longhi. In verità, però, noi lo abbiamo cercato innanzi tutto perché, alla luce di una riunione operativa che sappiamo essere stata venerdì scorso, ci aggiornasse su “Un bel dì saremo. L'azienda è di tutti e serve a tutti”, il progetto che coinvolge Modena, come è emerso in una prima settimana di iniziative pubbliche, “Progredire 900. Mappe dal passato, sogni dal futuro”, a fine gennaio.

Longhi, e ora?

«Sull'onda dell'accoglienza molto positiva che c'è stata stiamo valutando le attività da realizzare nei mesi che verranno. Per un verso, continueremo con le cene spettacolo; la prossima sarà in collaborazione con le scuole Marconi, e il tema su cui vogliamo concentrarci è quello della città che cambia attraverso il crearsi di comunità altre, nel suo seno, in virtù dei flussi migratori».

Continuerete con le avventure in filobus.

«Sì, sulla scorta di quanto abbiamo già avviato a fine gennaio, in collaborazione con Seta e l'Ufficio ricerche del Comune; in questo caso saranno viaggi nel centro storico per cercare di capire come nel '900 la modernità abbia fatto irruzione nel tessuto medieval-rinascimentale di Modena».

Cosa seguirà?

«Daremo il via a una serie di appuntamenti domenicali concepiti come incontri con testimoni peculiari della storia che stiamo raccontando, essenzialmente quella dell'Amcm, affiancati da letture e realizzati in luoghi particolari. Testimonianze dirette che si abbinano a una dimensione spettacolare che ci possa consentire di colloquiare direttamente col cuore della città».

Per l’8 Marzo?

«Avremo un appuntamento per la Festa della Donna, che realizzeremo in collaborazione con diversi partner, fra cui l'Assessorato Pari opportunità. Il tema di questa ricorrenza sarà declinato in relazione all’asse centrale del nostro racconto. Queste le cose salienti, in termini di attività. Sta peraltro procedendo la riflessione con Paolo Di Paolo entro quale griglia immaginare di collocare tutta la serie di considerazioni e di materiali che stiamo raccogliendo, ma qui stiamo ancora semplicemente ragionando su come mettere insieme questi elementi, visto che l'obiettivo rimane quello di completare il tutto per il 2019».

Proviamo a fare un primo bilancio.

«Credo che in qualche modo il processo che, assieme a Pietro Valenti, abbiamo messo in moto quattro anni fa col “Ratto d'Europa” un po' per volta stia cominciando a produrre come risultato l'idea di una comunità che si raccoglie in teatro intorno a temi che possiamo definire civili, sociali, e che riguardano la quotidianità della nostra vita, con uno spessore culturale che dia un respiro diverso alle cose, cercando di sottrarle al rapporto di pancia col quale si vive la relazione più intima, privata con esse».