Quotidiani locali

l’intervento 

La cultura a Modena? Vince solo la quantità e a costi esorbitanti 

Poca programmazione, molte iniziative di qualità discutibile e lezioni inascoltate da Bologna, Ferrara, Mantova

Lo scorso martedì 7 marzo la “Gazzetta” ha pubblicato due pagine con le dichiarazioni “a ruota libera” dell’assessore alla Cultura di Modena Giampietro Cavazza. Nei sei diversi articoli sulla “Cultura a Modena”, che compongono le due pagine, non si trova alcuna linea direttrice, alcuna idea, né, tantomeno, alcuna pianificazione-programmazione sulla cultura a Modena, per l’oggi e il domani. Non sto a sottolineare l’importanza della cultura che è un vero e proprio “motore di sviluppo socio-culturale e di crescita economica”. Ma piuttosto occorre ribadire cosa si intenda per qualità (non certo quella perseguita attraverso il coinvolgimento di tante, tantissime iniziative a livello “dilettantistico”). Ricordo che negli anni ‘60, prima Rubes Triva poi Germano Bulgarelli (da assessori alla Cultura e poi Sindaci) cominciarono ad investire in cultura, affermando che l’amministrazione comunale non doveva limitarsi a fornire certificati o autorizzazioni, ma doveva incidere nella vita e per la formazione (ed il divertimento insieme) dei cittadini.
Da lì sono nate splendide mostre d’arte in otto-dieci sedi di tutto rispetto (dalla “Sala Comunale della Cultura” alla “Saletta del Caffè Nazionale”, alle gallerie private “La Fonte d’Abisso”, “Mutina” e “La Sfera” ecc) con i maggiori, più qualificati artisti (da Pietro Annigoni a Renato Birolli, Remo Brindisi, Xavier Bueno, Massimo Campigli, Carlo Carrà, Michele Cascella, Felice Casorati, Giorgio De Chirico, Renato Guttuso, Giorgio Morandi, Mauro Reggiani ecc ecc), è nato il mitico “Festival del Libro economico” che ha portato a Modena 17 tra i maggiori, più prestigiosi editori italiani con autori (da Alberto Bevilacqua a Luciano Bianciardi, Dacia Maraini, Lucio Mastronardi, Alberto Moravia, Pier Paolo Pasolini, Cesare Zavattini ecc) presso la “Sala Comunale della Cultura”, presso biblioteche, circoli e associazioni culturali e presso aziende di Modena e provincia. Il tutto a costo zero per la collettività (l’allora assessore all’Economato Giuseppe Gherpelli dichiarava che le casse del Comune erano “vuote”. Pertanto, anche i pranzi e le cene per gli editori e per gli scrittori venivano “sponsorizzate” dalle diverse case editrici che avevano creduto ed investito in Modena). L’amministrazione si limitava a coinvolgere-sensibilizzare e “pilotare” sia il pubblico sia il privato con idee e con una pianificazione -programmazione veramente di qualità. In quegli anni, è nata anche l’“ATER-Associazione Teatri dell’Emilia-Romagna” (ricordo i viaggi con Rubes Triva a Roma, Milano per incontrare Maurizio Scaparro, a Bologna per convincere Giorgio Guazzotti a lasciare la Casa Editrice “Cappelli” per dirigere la costituenda “Associazione Teatri Emilia-Romagna”).
È stato costituito l’“Ente Manifestazioni Artistico-Culturali Modenesi” che prevedeva un ampio e diversificato programma artistico-culturale in Modena e provincia: con la nascita a Modena del “Centro Studi del Romanico” (da affidare ad Enrichetta Cecchi Gattolin), a Carpi il trasferimento della Collezione Gandini di stoffe e tessuti e la formazione del primo “Museo della Moda”, a Sassuolo il “Museo della Ceramica” e, con l’Orchestra Stabile dell’Emilia-Romagna diretta dal Maestro Eugenio Bagnoli, con i più prestigiosi musicisti e docenti all’allora Liceo Musicale “Orazio Vecchi”: dal violinista Sandro Materassi alla “prima tromba della Scala” Alvaro Persenico al chitarrista Alvaro Company, allievo di Segovia. Come anticipato, il programma era di grande qualità: una delle prime manifestazioni prevedeva una grande mostra dedicata all’arte, dal realismo all’astratto, cui avevano già aderito Renato Guttuso e Pablo Picasso e che, grazie agli interventi e ai buoni uffici dello scrittore francese Jacques Kermoal e del direttore della rivista “Metrò” Bruno Zevi, stava per “scritturare” anche Marc Chagall.
Ma torniamo a noi. Dicevamo che occorre definire cosa si intenda per qualità e sottolineare che “la bugia è una verità mascherata”. L’assessore Cavazza non fa che raccontare “bugie” a cominciare dall’affermazione “Il Polo dell’Immagine porterà pubblico”, confondendo i contenitori con i contenuti. Al proposito voglio ricordare i risultati di una indagine motivazionale quali-quantitativa effettuata dalla “Demoskopea”: il 57% delle motivazioni per intraprendere un viaggio o una vacanza provengono dalle offerte artistico-culturali. Se e quando queste sono vere e di qualità. Bologna e, prima, Ferrara, Mantova ed ora anche Piacenza, ce lo dimostrano con centinaia di migliaia di visitatori alle loro mostre. Mentre, nello stesso periodo, a Modena abbiamo poco più di 11mila visitatori (compresi gli ingressi gratuiti) per una mostra di figurine costata più di 200mila euro. Ripeto quanto detto giorni
fa a commento della lettera del sindaco Muzzarelli nella quale evidenziava i risultati più che positivi del primo periodo del suo mandato di primo cittadino: a Modena, nella cultura, per la cultura, si persegue solo la quantità e non la qualità. E, spesso e purtroppo, a costi esorbitanti.

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