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San Cesario, così la storia ha attraversato Vilzacara 

Dopo il Duecento il paese cambiò il vecchio nome in quello del santo martire

San Cesario sul Panaro (da non confondere con San Cesario di Lecce!) si estende su una superficie di 27,31 kmq, a destra del Panaro, pienamente dentro la nostra Provincia. Confina infatti con il Comune di Spilamberto e con Modena a ovest, con il Comune di Castelfranco Emilia a est e a nord, e con il Comune di Savignano sul Panaro a sud. Un Comune stretto al centro del suo territorio (circa 5,45 km nel punto di larghezza massima fra i confini est e ovest), ma con 6.400 abitanti. Chi consulta ...

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San Cesario sul Panaro (da non confondere con San Cesario di Lecce!) si estende su una superficie di 27,31 kmq, a destra del Panaro, pienamente dentro la nostra Provincia. Confina infatti con il Comune di Spilamberto e con Modena a ovest, con il Comune di Castelfranco Emilia a est e a nord, e con il Comune di Savignano sul Panaro a sud. Un Comune stretto al centro del suo territorio (circa 5,45 km nel punto di larghezza massima fra i confini est e ovest), ma con 6.400 abitanti. Chi consulta le statistiche demografiche noterà con interesse che ha avuto una incessante crescita, dai 2.188 abitanti all'epoca dell'Unità d'Italia.

Quattro passi nella San Cesario di un tempo

Nel 1981 erano 4.900. Questo significa che il territorio ha resistito alle crisi economiche, e ha saputo creare attività, non solo legate all'agricoltura, capaci di produrre una piena occupazione. Ha avuto persino una stazione ferroviaria, tra il 1912 e il 1934, sulla tranvia Castelfranco-Bazzano. Ha tre frazioni: Altolà, Ponte Sant'Ambrogio, Sant'Anna. Debbo confessare che tutte le volte che mi sono imbattuto nel cartello stradale con su scritto Altolà mi sono immaginato, sorridendo, che sarebbero saltati fuori due gendarmi armati di un vecchio fucile che mi gridavano: “Altolà! Fermo! Fuori i documenti”.

San Cesario nelle immagini del secolo scorso

Qualche abitante di San Cesario mi racconterà un giorno l'origine di un nome così curioso! Ma veniamo un poco alla storia. Il territorio di San Cesario, come dimostrano i numerosi ritrovamenti archeologici, è sempre stato abitato, dall'epoca preistorica fino alla caduta dell'Impero romano, poi le invasioni barbariche ridussero drasticamente la presenza umana. Il primo toponimo noto è legato al territorio di Vilzacara, citato in un documento nonantolano dell’anno 752 con cui il re longobardo Astolfo concede ai monaci dell’Abbazia benedettina il diritto di passaggio attraverso la “selva di Vilzacara”, situata a sud dei loro possedimenti (su questo toponimo andrebbe letto un libricino che la “Osteria della Graspa” di San Cesario ha ripubblicato a cento anni di distanza dalla sua uscita. Don Isidoro Zaccaria nel 1912 aveva pubblicato infatti Cenni storici sulla corte di Vilzacara e sul castello oggi detto di S. Cesario, che iniziava così: “Ricorrendo in questo anno il fausto avvenimento della inaugurazione della Ferrovia, epoca gloriosa che merita di essere registrata negli Annali storici del paese ...”). Nella selva di Vilzacara l’8 luglio dell'885 muore all’improvviso il papa Adriano III, che si stava recando alla dieta di Worms per incontrare l’imperatore Carlo il Grosso. Il suo corpo venne trasportato all’abbazia di Nonantola dove tutt’ora è sepolto e venerato.

C'era una volta San Cesario: i luoghi e i volti del secolo scorso


Matilde di Canossa nel 1112 toglie ai monaci nonantolani la corte e la selva di Vilzacara, che passano in gestione alla chiesa locale, dedicata al martire Cesario (per questo motivo scomparirà gradualmente il toponimo Vilzacara sostituito da San Cesario).
Per San Cesario inizia una nuova fase della storia quando nel 1446 il duca Leonello d’Este eleva a Contea San Cesario, concedendone la giurisdizione ad Albertino III Boschetti e ai suoi discendenti “con le ville e i terreni adiacenti”, con tutti i diritti e le facoltà proprie delle investiture dell’epoca. I Boschetti manterranno la giurisdizione su San Cesario fino all’anno 1796, quando le nuove leggi napoleoniche aboliranno tutti i diritti feudali. Continueranno tuttavia anche dopo a mantenere il possesso di molte terre e della loro residenza. Nel 1860 San Cesario diventa un Comune del Regno d’Italia.


I Boschetti sono stati una famiglia molto importante anche per Modena: a Paolo Boschetti si deve ad esempio la creazione del Collegio dei Nobili di San Carlo, oggi importante Fondazione culturale.
Villa Boschetti è oggi di proprietà comunale e ospita la Biblioteca di San Cesario.
Io sono molto affezionato al Monumento funebre di Gian Galeazzo Boschetti nella chiesa parrocchiale di San Cesario, che Antonio Begarelli realizzò tra il 1525 e il 1527. È per me una delle opere più belle del grande artista modenese, soprattutto per la figura sdraiata del protonotario apostolico, intento tranquillamente a leggere un libro senza che lo circondi l'ombra della morte.


E a proposito di morte, non si può non ricordare la figura di Gabriella Degli Esposti, Medaglia d'Oro al Valor Militare alla memoria. Il 17 dicembre 1944 Gabriella Degli Esposti e nove suoi compagni di prigionia furono trasportati sul greto del Panaro e fucilati. Prima di essere uccisa, Gabriella fu barbaramente seviziata.
Rolando Bussi
bussirolando@gmail.com